Inter, Radja Nainggolan sospeso e multato per motivi disciplinari
di ANDREA SORRENTINO
Spalletti sempre più nervoso, la squadra nelle ultime 9 partite ha vinto solo con Frosinone e Udinese. Il belga punito per motivi disciplinari. La partita con il Napoli diventa uno spartiacque
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MILANO - Venti gelidi avvolgono l'Inter in questo dicembre di espiazione e di depressione generalizzata, in cui l'eliminazione dalla Champions e l'allontanarsi del Napoli in classifica hanno sancito la crisi di gioco, poi di risultati. Ed è appunto il Napoli il prossimo avversario nell'inedito Santo Stefano di campionato, per una partita che è di nuovo cruciale per i nerazzurri. Ci vuole un colpo d'ala, una prova d'orgoglio, una serata da grande Inter, per riconciliare la squadra col pubblico, con se stessa, di sicuro anche col proprio allenatore, che è insoddisfatto e bigio, nervoso e polemico, un po' con tutti.
È non è l'unico ad attraversare grandi difficoltà. L'altro principale imputato di questa prima metà della stagione, Radja Nainggolan, è finito proprio oggi fuori rosa, o per meglio dire "è stato momentaneamente sospeso dall'attività agonistica per motivi disciplinari", come recita il comunicato del club. Sostanzialmente, Nainggolan stamattina è arrivato in ritardo all'allenamento, e non si è trattato affatto della prima volta, pare. Così, per dare un segnale chiaro, il club ha deciso di metterlo fuori rosa a data da destinarsi, anche se continuerà ovviamente ad allenarsi alla Pinetina, e di comminargli una multa salata con detrazione di una parte dello stipendio mensile, peraltro già piuttosto eroso, di recente, dalle perdite al Casinò dell'ineffabile giocatore belga. Di fatto, si tratta della prima decisione ufficiale del nuovo amministratore delegato per la parte sportiva, Beppe Marotta, che dunque esordisce all'Inter mostrando il necessario pugno duro
Con il venir meno dei risultati da novembre in poi, Spalletti ha perso chiaramente serenità. Del resto nelle ultime nove partite ufficiali l'Inter ne ha vinte appena due contro Frosinone e Udinese, cioè due delle quattro squadre più deboli del campionato, mentre ha perso con Atalanta e Juventus, pareggiato con la Roma (priva di mezza squadra) all'Olimpico, pareggiato col Chievo ultimo in classifica, mentre in Champions è uscita di scena dopo i pareggi col Barcellona e col Psv, e soprattutto per la sconfitta decisiva di Londra in casa del Tottenham. Crisi evidente di risultati, che non mentono mai, e crisi ambientale, interna all'Inter, senza ombra di dubbio. Ora conviene uscirne al più presto.
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Anche se Spalletti si lamenta delle "spie" della Pinetina che avrebbero spifferato l'impiego di Joao Mario contro il Chievo a poche ore dalla partita (e per questo normalissimo evento è stato visto pronunciare un'intemerata contro il cronista "colpevole" nel prepartita di Verona, di fronte a vari testimoni allibiti), è proprio dentro l'Inter che nelle ultime settimane si è acuita la preoccupazione per i comportamenti del tecnico, all'insegna della negatività e del malumore. "Da un mese è cambiato, è più nervoso del solito, a volte in modo inspiegabile" raccontano non le spie, ma le persone che vivono la squadra quotidianamente, e che magari tengono molto all'Inter e da parecchi anni, e vedono precipitare gli eventi.
Si dice: cosa si vuole di più, in fondo l'Inter è terza in classifica, mica sta sprofondando. In effetti il terzo posto ha un suo indiscutibile valore, tiene il club in Champions anche per la prossima stagione, ma sarebbe sinceramente difficile fare peggio del terzo posto, con un organico senz'altro rafforzato rispetto alla stagione precedente e con le evidenti crisi che stanno attraversando Roma e Milan. Tra l'altro l'Inter è in flessione rispetto a se stessa di un anno fa, ha 7 punti in meno in classifica e distacchi ormai siderali da Juventus e Napoli, quindi è difficile essere davvero soddisfatti dell'attuale situazione. Le attenuanti, ma fino a un certo punto, sono le prestazioni mai all'altezza di Perisic e Nainggolan, cioè i due giocatori deputati a scavare le differenze con gli avversari, e che finora non hanno dato il meglio, a parte i segnali di risveglio di Perisic contro il Chievo. Ma è un fatto che l'Inter sia partita malissimo in campionato e benissimo in Champions, poi ha avuto una quarantina di giorni di fulgore tra settembre e ottobre, ma poi, dalla pesante sconfitta di Bergamo in poi (1-4 l'11 novembre scorso), si sia avvitata su se stessa, e non sia ancora uscita dal tunnel, pur mantenendo il terzo posto. Ma prima di quel rovescio, l'Inter era seconda in classifica a pari punti col Napoli, ora scappato a +8, e solo a -6 dalla Juventus, ora volata a +16.
Al dunque: Inter-Napoli del 26 dicembre diventa per forza di cose una partita determinante per il futuro immediato dei nerazzurri. Ci vorrà una vittoria, non altro, per tornare a guardare a testa alta il campionato e i propri tifosi. Di solito, le gare contro squadre più attrezzate tecnicamente vengono preparate benissimo da Spalletti, che è stratega raffinato quando si tratta di organizzarsi sui punti deboli dell'avversario, non a caso le prove migliori la sua Inter le ha offerte proprio contro Napoli e Juventus, anche nella scorsa stagione. Non che le abbia mai battute, per carità, però spesso le ha imbrigliate e fatte preoccupare. Lo scorso anno, contro il Napoli di Sarri, furono due 0-0, mentre con la Juve sono arrivati un pareggio e due sconfitte di misura. Mettiamola così: se a Santo Stefano l'Inter riuscisse a battere il Napoli di Ancelotti, sarebbe la prima vittoria di Spalletti contro una delle due grandi del campionato da quando allena l'Inter. Un piccolo passo verso la normalità, insomma, o verso la luce. Che in questo momento non si vede affatto. E dato che intorno a Spalletti l'aria non è per niente buona, visto che ormai anche dalla critica gli arrivano fendenti mica da ridere per via di quella sua eccessiva tendenza a essere prudente, troppo prudente, nelle scelte e negli uomini, urgono tre punti contro il Napoli. Magari provando ad andare all'attacco a viso aperto, una buona volta.