MILANO - "La fascia non è un titolo nobiliare", dice Samir Handanovic neo-capitano dell'Inter al posto di Icardi. E forse non è nemmeno necessario avere la fascia per essere un capitano. È l'esempio di Andrea Ranocchia che ormai viene considerato una sorta di capitano morale del gruppo nerazzurro. Nei giorni del passaggio di consegne dal centravanti argentino al portiere sloveno, emerge il ruolo di leader silenzioso del difensore umbro. Esaltato dal gol segnato al Rapid Vienna.
DIFFICILE RISORGERE - Dopo i tentativi da centravanti aggiunto nel finale della partita con il Bologna (un quarto d'ora di pura generosità) Ranocchia ha ritrovato la rete nove mesi dopo l'ultimo centro a Udine: anche in quel caso finì 4-0 per i nerazzurri. E l'ha festeggiata in modo quasi fanciullesco, come una liberazione. Una delle tante nel percorso di risalita di un giocatore considerato dieci anni fa una delle promesse più grandi del calcio italiano ai tempi dell'Arezzo e del Bari (sempre con Antonio Conte) ma progressivamente uscito dal novero dei difensori di prima fascia.
"Per me non è stato semplice risorgere", ha detto dopo la partita con il Rapid. Un termine quasi religioso. Perché quando nasci ad Assisi e cresci a Bastia Umbra, all'ombra di San Francesco e Santa Maria degli Angeli, finisci per essere permeato dal senso di spiritualità che avvolge quei luoghi unici. Ranocchia non fa eccezione. Ha dovuto fare appello a tutta la sua forza per risalire dal periodo nero in cui ogni intervento in campo veniva accompagnato da un brusio e il web pullulava di critiche (eufemismo) nei suoi confronti.
CRITICHE DIVENTATE APPLAUSI - Andrea ne è uscito trasformando quella rabbia in forza positiva da distribuire nel rapporto con i compagni: una volontà individuale a beneficio del collettivo. E facendo leva su quell'oceano di difficoltà per tornare in alto. Lo spiega lui stesso con una frase postata sul suo sito sotto una foto con Reinhold Messner: "I momenti dell'infelicità sono momenti chiave della vita, gli unici momenti in cui si impara davvero qualcosa". Una risalita iniziata anche affidandosi a un mental coach: Stefano Tirelli, docente di Tecniche complementari sportive alla Cattolica di Milano.
Ed è stato importante un episodio nel ritiro dell'estate 2017 quando Spalletti riprese un tifoso che insultava Ranocchia durante una seduta a Riscone di Brunico. Da quel momento l'ondata contro Andrea ha cominciato ad arrestarsi. In seguito l'allenatore nerazzurro non gli ha regalato un minutaggio esagerato, ma quella reazione è stata significativa e ha innescato il cambio di scena alla base delle lodi di questa nuova fase.
VOGLIA DI GIOCARE - Ranocchia, come ogni giocatore, vorrebbe più spazio: "Non è semplice giocare poco, cambia tutto da allenamento a partita, rischi di perdere tempi e spazi e quindi non è facile, ma siamo giocatori professionisti e dobbiamo sempre farci trovare pronti. Ho sfruttato al meglio le poche chance che ho avuto". E vorrebbe averne sempre di più perché la voglia di andare in campo è incontenibile. Generoso anche fuori dal campo, ha creato una Onlus ed è sempre molto disponibile per iniziative a scopo sociale.
Si è sposato con Giulia a giugno 2017 ed è diventato papà di Lorenzo dodici mesi dopo. Il figlio è nato a Perugia nella sua terra a dimostrare un legame molto forte con quei luoghi che aiutano a dare forza. Ha saputo "risorgere" grazie a tutto questo, rimanendo il ragazzo che andava in bicicletta agli allenamenti dell'Arezzo 13 anni fa. In mezzo a Suv e fuoriserie, Andrea pedalava. E tra alti e bassi ne ha fatta di strada. Fino a diventare il capitano morale dell'Inter nei giorni della fascia più discussa.
DIFFICILE RISORGERE - Dopo i tentativi da centravanti aggiunto nel finale della partita con il Bologna (un quarto d'ora di pura generosità) Ranocchia ha ritrovato la rete nove mesi dopo l'ultimo centro a Udine: anche in quel caso finì 4-0 per i nerazzurri. E l'ha festeggiata in modo quasi fanciullesco, come una liberazione. Una delle tante nel percorso di risalita di un giocatore considerato dieci anni fa una delle promesse più grandi del calcio italiano ai tempi dell'Arezzo e del Bari (sempre con Antonio Conte) ma progressivamente uscito dal novero dei difensori di prima fascia.
"Per me non è stato semplice risorgere", ha detto dopo la partita con il Rapid. Un termine quasi religioso. Perché quando nasci ad Assisi e cresci a Bastia Umbra, all'ombra di San Francesco e Santa Maria degli Angeli, finisci per essere permeato dal senso di spiritualità che avvolge quei luoghi unici. Ranocchia non fa eccezione. Ha dovuto fare appello a tutta la sua forza per risalire dal periodo nero in cui ogni intervento in campo veniva accompagnato da un brusio e il web pullulava di critiche (eufemismo) nei suoi confronti.
CRITICHE DIVENTATE APPLAUSI - Andrea ne è uscito trasformando quella rabbia in forza positiva da distribuire nel rapporto con i compagni: una volontà individuale a beneficio del collettivo. E facendo leva su quell'oceano di difficoltà per tornare in alto. Lo spiega lui stesso con una frase postata sul suo sito sotto una foto con Reinhold Messner: "I momenti dell'infelicità sono momenti chiave della vita, gli unici momenti in cui si impara davvero qualcosa". Una risalita iniziata anche affidandosi a un mental coach: Stefano Tirelli, docente di Tecniche complementari sportive alla Cattolica di Milano.
Ed è stato importante un episodio nel ritiro dell'estate 2017 quando Spalletti riprese un tifoso che insultava Ranocchia durante una seduta a Riscone di Brunico. Da quel momento l'ondata contro Andrea ha cominciato ad arrestarsi. In seguito l'allenatore nerazzurro non gli ha regalato un minutaggio esagerato, ma quella reazione è stata significativa e ha innescato il cambio di scena alla base delle lodi di questa nuova fase.
VOGLIA DI GIOCARE - Ranocchia, come ogni giocatore, vorrebbe più spazio: "Non è semplice giocare poco, cambia tutto da allenamento a partita, rischi di perdere tempi e spazi e quindi non è facile, ma siamo giocatori professionisti e dobbiamo sempre farci trovare pronti. Ho sfruttato al meglio le poche chance che ho avuto". E vorrebbe averne sempre di più perché la voglia di andare in campo è incontenibile. Generoso anche fuori dal campo, ha creato una Onlus ed è sempre molto disponibile per iniziative a scopo sociale.
Si è sposato con Giulia a giugno 2017 ed è diventato papà di Lorenzo dodici mesi dopo. Il figlio è nato a Perugia nella sua terra a dimostrare un legame molto forte con quei luoghi che aiutano a dare forza. Ha saputo "risorgere" grazie a tutto questo, rimanendo il ragazzo che andava in bicicletta agli allenamenti dell'Arezzo 13 anni fa. In mezzo a Suv e fuoriserie, Andrea pedalava. E tra alti e bassi ne ha fatta di strada. Fino a diventare il capitano morale dell'Inter nei giorni della fascia più discussa.
