MILANO - Bravo Conte, che ha saputo piegare il modulo alle qualità del suo giocatore più talentuoso. E bravissimo lui, Christian Eriksen, che contro la Sampdoria ha fatto il primo assist vincente in Serie A, diamante di una partita gioiello in cui non ha praticamente sbagliato nulla, dando luce al gioco di tutta la squadra. "Christian, stai in mezzo! In mezzo!" si è sgolato l'allenatore, nel silenzio di San Siro, inchiodando il danese al suo ruolo preferito - il trequartista - e rispondendo così a chi sosteneva che alla fine l'ex ct avrebbe costretto Eriksen a fare la mezzala, come fosse un Barella o un Vidal.
Retorica vuole che il giocatore con i piedi buoni dia del tu al pallone. Christian Eriksen il pallone lo baciava proprio, e non è una metafora. "Fino a dieci anni si rannicchiava nel letto abbracciando una palla di cuoio, come fosse un peluche", racconta papà Thomas, che nonostante i milioni guadagnati dal figlio è rimasto a vivere nella vecchia casa di Middlefart, 15mila anime nel cuore della Danimarca, a due passi dai campi di allenamento. Come fosse un peluche, Christian Eriksen la palla continua a coccolarla anche adesso, nella sua nuova vita milanese, cominciata a metà dello scorso gennaio quando Marotta e Ausilio lo portarono via al Tottenham per 20 milioni, pochi mesi prima della scadenza di contratto. Che il pallone resti il suo giocattolo preferito lo ha dimostrato nel derby col Milan dello scorso 9 febbraio, centrando la traversa su punizione. Lo ha ribadito a Razgrad, segnando in Europa League conto il Ludogorets. Ma il giocatore tutto intero, che è molto più del tocco morbido, lo si sta vedendo ora.
"Christian si è totalmente ambientato", ha detto Conte alla vigilia della partita con la Sampdoria, certificando il fatto che questa Inter ora è anche sua. A vederlo in campo, sembra che abbia ragione. La speranza dei tifosi interisti è che avesse ragione anche l'allenatore Martin Jol quando, vedendolo giocare diciottenne 17 minuti in un Ajax Juve, profetizzò: "Questo ragazzo ricorda Sneijder". Wesley. O solo Wes. Un paragone che per la Milano interista suona dolce come il miele. Dolce è stata la parabola del calcio d'angolo finito direttamente in gol al San Paolo contro il Napoli in Coppa Italia, che Eriksen ha definito "solo un tiro fortunato". E dolcissima è la storia della sua partita di San Siro contro i blucerchiati: il gol in avvio (ma Candreva era in fuorigioco), il triangolo con Lukaku sull'uno a zero, i tocchi di prima per Lautaro e per Barella, che lo cerca con la frequenza con cui Gattuso da giocatore cercava Pirlo.
Quanto davvero inciderà Eriksen sul campionato dell'Inter, è presto per dirlo. "Poteva fare un paio di gol, deve diventare più cattivo", lo ha spronato Conte a fine partita. "Sono soddisfatto dell'accoglienza che ho ricevuto all'Inter, ora voglio gare qualche gol", ha fatto eco lui dopo la gara con la Samp. Ma è già evidente che con il danese l'Inter è una squadra più duttile e con più idee rispetto a quella solida ma prevedibile dell'avvio del girone di ritorno. In una parola: migliore. Quel che deve ancora migliorare è l'italiano. Quando gli si chiede delle ambizioni nerazzurre per questa stagione, risponde con tre parole: "Scudetto Inter sì".
Retorica vuole che il giocatore con i piedi buoni dia del tu al pallone. Christian Eriksen il pallone lo baciava proprio, e non è una metafora. "Fino a dieci anni si rannicchiava nel letto abbracciando una palla di cuoio, come fosse un peluche", racconta papà Thomas, che nonostante i milioni guadagnati dal figlio è rimasto a vivere nella vecchia casa di Middlefart, 15mila anime nel cuore della Danimarca, a due passi dai campi di allenamento. Come fosse un peluche, Christian Eriksen la palla continua a coccolarla anche adesso, nella sua nuova vita milanese, cominciata a metà dello scorso gennaio quando Marotta e Ausilio lo portarono via al Tottenham per 20 milioni, pochi mesi prima della scadenza di contratto. Che il pallone resti il suo giocattolo preferito lo ha dimostrato nel derby col Milan dello scorso 9 febbraio, centrando la traversa su punizione. Lo ha ribadito a Razgrad, segnando in Europa League conto il Ludogorets. Ma il giocatore tutto intero, che è molto più del tocco morbido, lo si sta vedendo ora.
"Christian si è totalmente ambientato", ha detto Conte alla vigilia della partita con la Sampdoria, certificando il fatto che questa Inter ora è anche sua. A vederlo in campo, sembra che abbia ragione. La speranza dei tifosi interisti è che avesse ragione anche l'allenatore Martin Jol quando, vedendolo giocare diciottenne 17 minuti in un Ajax Juve, profetizzò: "Questo ragazzo ricorda Sneijder". Wesley. O solo Wes. Un paragone che per la Milano interista suona dolce come il miele. Dolce è stata la parabola del calcio d'angolo finito direttamente in gol al San Paolo contro il Napoli in Coppa Italia, che Eriksen ha definito "solo un tiro fortunato". E dolcissima è la storia della sua partita di San Siro contro i blucerchiati: il gol in avvio (ma Candreva era in fuorigioco), il triangolo con Lukaku sull'uno a zero, i tocchi di prima per Lautaro e per Barella, che lo cerca con la frequenza con cui Gattuso da giocatore cercava Pirlo.
Quanto davvero inciderà Eriksen sul campionato dell'Inter, è presto per dirlo. "Poteva fare un paio di gol, deve diventare più cattivo", lo ha spronato Conte a fine partita. "Sono soddisfatto dell'accoglienza che ho ricevuto all'Inter, ora voglio gare qualche gol", ha fatto eco lui dopo la gara con la Samp. Ma è già evidente che con il danese l'Inter è una squadra più duttile e con più idee rispetto a quella solida ma prevedibile dell'avvio del girone di ritorno. In una parola: migliore. Quel che deve ancora migliorare è l'italiano. Quando gli si chiede delle ambizioni nerazzurre per questa stagione, risponde con tre parole: "Scudetto Inter sì".
