MILANO - Antonio Conte l'aveva detto a Inter Tv prima della partita, sorridente e ispirato, ma forse non l'ha poi spiegato bene ai suoi giocatori in spogliatoio: "Il Sassuolo fa gioco, costruisce molto". In campo i nerazzurri sono rimasti spiazzati dall'aggressività della squadra di De Zerbi, all'attacco con quattro giocatori fin dal fischio d'inizio. E con un 3-3, che l'Inter ha meritato meno dell'avversaria, si sbiadisce per i nerazzurri quel flebile sogno di scudetto accarezzato per due giorni e mezzo appena, dalla vittoria contro la Sampdoria a questo primo stop dopo la ripresa, che porta a 8 i punti di distacco dalla Juve capolista e sa già di sentenza. L'allenatore non si nasconde, descrive la nuova situazione per quella che è e a gara finita taglia corto: "È un pareggio che ci fa male. Nel calcio quando hai occasione per fare gol devi farlo. E in difesa non devi concedere. Nei gol che abbiamo preso c'è tanto da rivedere".
"Per tenere il passo di chi ci precede non dobbiamo sbagliare niente", aveva detto l'ex ct prima di scendere in campo. Invece la sua Inter ha sbagliato molto: disastrosi Ranocchia e Bastoni a non leggere il taglio in area di Caputo; pasticcione Young a regalare il rigore del 2-2; sprovveduto Lautaro, a saltare a vuoto nella propria area, propiziando il definitivo pareggio di Magnani. E così Conte, che non ama la statistica ma considera la scaramanzia una cosa seria, si piega come i suoi predecessori alla maledizione del Sassuolo, che a San Siro contro i nerazzurri non perde da cinque gare (tre vittorie e due pareggi) e che è una delle due squadre di Serie A (l'altra è la Juventus) ad avere contro l'Inter un record positivo: su 14 partite totali ne ha vinte sette e due pareggi, con quello di stasera. A frittata fatta, con gli occhi della sconfitta, riesce a evitare i toni apocalittici a cui si è abbandonato nei giorni più bui (come l'uscita dalla Champions) e parla di dettagli: "Sono i dettagli a spostare il risultato. Continuiamo a lavorare fino alla fine della stagione".
All'Inter e alla sua stagione la legnata di San Siro dice almeno due cose. La prima, scontata, è che la squadra B messa in campo da Conte non vale l'undici titolare: cambiando cinque giocatori rispetto alla gara contro la Samp (una scelta poco evitabile, visto il ritmo con cui si scende in campo), l'ex ct si è trovato a dirigere una formazione imprecisa in difesa e sprecona ovunque. La seconda è che da oggi motivare i giocatori sarà più complicato. Più della voglia di scudetto, è possibile che gli uomini di Conte potrebbero cominciare a vedere il baratro dietro le loro spalle: le inseguitrici incalzano e finire a lottare per il quarto posto, come nell'era Spalletti e dopo molti milioni spesi sul mercato, è una prospettiva che alla Pinetina non può piacere a nessuno. Per evitare il peggio, e tenere vivo il lumicino della speranza tricolore, l'Inter deve sperare in altrui disgrazie e non sbagliare più. A partire da domenica prossima a Parma. Una gara che Conte vedrà dalla tribuna: già diffidato, si è fatto di nuovo ammonire per proteste. E da lì, lontano, guarda al futuro: "Vogliamo vincere le undici partite che ci restano. Non dovremo avere rimpianti". Delle undici, almeno sette sono sulla carta abbordabili. Quella col Sassuolo doveva essere l'ottava.
"Per tenere il passo di chi ci precede non dobbiamo sbagliare niente", aveva detto l'ex ct prima di scendere in campo. Invece la sua Inter ha sbagliato molto: disastrosi Ranocchia e Bastoni a non leggere il taglio in area di Caputo; pasticcione Young a regalare il rigore del 2-2; sprovveduto Lautaro, a saltare a vuoto nella propria area, propiziando il definitivo pareggio di Magnani. E così Conte, che non ama la statistica ma considera la scaramanzia una cosa seria, si piega come i suoi predecessori alla maledizione del Sassuolo, che a San Siro contro i nerazzurri non perde da cinque gare (tre vittorie e due pareggi) e che è una delle due squadre di Serie A (l'altra è la Juventus) ad avere contro l'Inter un record positivo: su 14 partite totali ne ha vinte sette e due pareggi, con quello di stasera. A frittata fatta, con gli occhi della sconfitta, riesce a evitare i toni apocalittici a cui si è abbandonato nei giorni più bui (come l'uscita dalla Champions) e parla di dettagli: "Sono i dettagli a spostare il risultato. Continuiamo a lavorare fino alla fine della stagione".
All'Inter e alla sua stagione la legnata di San Siro dice almeno due cose. La prima, scontata, è che la squadra B messa in campo da Conte non vale l'undici titolare: cambiando cinque giocatori rispetto alla gara contro la Samp (una scelta poco evitabile, visto il ritmo con cui si scende in campo), l'ex ct si è trovato a dirigere una formazione imprecisa in difesa e sprecona ovunque. La seconda è che da oggi motivare i giocatori sarà più complicato. Più della voglia di scudetto, è possibile che gli uomini di Conte potrebbero cominciare a vedere il baratro dietro le loro spalle: le inseguitrici incalzano e finire a lottare per il quarto posto, come nell'era Spalletti e dopo molti milioni spesi sul mercato, è una prospettiva che alla Pinetina non può piacere a nessuno. Per evitare il peggio, e tenere vivo il lumicino della speranza tricolore, l'Inter deve sperare in altrui disgrazie e non sbagliare più. A partire da domenica prossima a Parma. Una gara che Conte vedrà dalla tribuna: già diffidato, si è fatto di nuovo ammonire per proteste. E da lì, lontano, guarda al futuro: "Vogliamo vincere le undici partite che ci restano. Non dovremo avere rimpianti". Delle undici, almeno sette sono sulla carta abbordabili. Quella col Sassuolo doveva essere l'ottava.
