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Inter, dal calendario al mercato: l'ultimo schiaffo di Conte a Marotta

Antonio Conte (reuters)
Nel dopo partita di Roma il tecnico nerazzurro ha difeso il suo lavoro ("Abbiamo 16 punti in più di Milan e Napoli ma veniamo sempre attaccati") e rifilato un'altra stoccata all'ad: "Il problema è che qui certe domande me le faccio solo io"
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Chissà cosa avrebbe detto Antonio Conte del contatto fra Iuliano e Ronaldo, se quella sera del 1998 avesse vestito la maglia nerazzurra. Al tempo, capitano della Juve di Lippi e di Moggi, difese strenuamente la scelta dell'arbitro Ceccarini di non fischiare, sostenendo che "chi non vince poi recrimina". Oggi, ventidue anni dopo, si ritrova sulla panchina dell'Inter a commentare il fallo non fischiato di Kolarov a Lautaro, prima che Spinazzola andasse in gol per la Roma. "Ti hanno chiamato per farti fare la passeggiata, Di Bello", ha apostrofato l'arbitro di ritorno dal Var. Poi, nel dopo partita, ha sganciato la bomba: "Nei momenti di difficoltà, se devono tirare uno schiaffo lo tirano all'Inter. È stato così in passato ed è così ancora". Nella serata in cui saluta definitivamente ogni sogno di scudetto, l'allenatore nerazzurro sceglie quella linea che un tempo, da giocatore e allenatore della Juventus, criticava e sbeffeggiava: recriminare. Non solo sull'arbitraggio (ha ragione Conte: era fallo, il gol andava annullato) ma anche sul calendario, che avrebbe garantito troppo poco riposo all'Inter. Ma possono davvero bastare un fallo non fischiato e la scansione delle partite per compromettere una stagione?

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Il calendario

I nerazzurri hanno dovuto affrontare due trasferte in quattro giorni: contro la Spal a Ferrara il giovedì e contro la Roma all'Olimpico la domenica. In mezzo, considerati i tempi di viaggio, la sola giornata di sabato per allenarsi. Lazio e Juventus, che oggi si affronteranno allo Stadium, l'ultima partita l'hanno giocata mercoledì scorso e per recuperare hanno avuto tre giorni pieni. Un incastro simile lo si aveva avuto in occasione di Inter Sassuolo il 24 giugno, giocata (e pareggiata) tre giorni dopo Inter-Sampdoria. Ma il discorso del calendario non spiega ad esempio la sconfitta in casa con il Bologna, né l'altrettanto doloroso pareggio a Verona contro l'Hellas. Lamentandosi del calendario, Conte ha detto: "Ma com'è possibile? Qualche domanda me la faccio. Il problema è che me la faccio solo io forse all'Inter". Ed è l'ennesima frecciata ai due amministratori delegati Beppe Marotta (Sport) e Alessandro Antonello (corporate) entrambi consiglieri in Lega di Serie A. L'Inter è infatti l'unica squadra ad avere due rappresentanti nell'organo di governo del campionato. Ma Conte affonda: "Gli orari li sceglie la Lega? Si vede che non eravamo presenti quando è stata decisa questa cosa qua".

I risultati

Quando gli si chiede di valutare la stagione nerazzurra, alla luce del pareggio dell'Olimpico, Conte dice: "Abbiamo 14 punti più della Roma, 16 in più di Milan e Napoli. Ma viene attaccata l'Inter e le altre no". La scorsa stagione il Napoli, secondo, finì 10 punti sopra l'Inter. I nerazzurri arrivarono terzi pari merito con l'Atalanta a quota 69, ma scalarono quarti per effetto dei risultati negli scontri diretti e della differenza reti. Il Milan concluse a 68, la Roma a 66. Stando alla conta dei punti, l'ex ct ha ragione: il miglioramento c'è. Il ragionamento vale anche per la distanza dalla Juventus: nel 2018/2019 l'Inter chiuse il campionato a 21 punti dai bianconeri vincitori, oggi si trova a 5 punti, aspettando il risultato della gara Juve-Lazio. Ciò detto, al di là del pallottoliere, quello che davvero conta sono le posizioni in classifica: per l'accesso alle coppe (la Champions per l'Inter è già acquisita), per i premi in denaro e per stabilire davvero una gerarchia fra le rivali. Per certificare questa stagione come la migliore delle ultime nove, Conte deve finire secondo. Arrivare quarto significherebbe invece replicare il piazzamento dei due anni di Spalletti (che però strappò il posto in Champions solo all'ultima giornata).

Il mercato

Altro tema centrale nelle lamentele di Antonio Conte nei confronti della società nerazzurra è il mercato, a suo dire sempre insufficiente. "Gli altri aggiungono, noi sostituiamo", disse a inizio campionato, commentando il fatto che l'Inter avesse sì acquistato giocatori, ma al contempo ne avesse anche ceduti, a titolo definitivo o in prestito: Icardi, Perisic, Nainggolan. Ma va anche detto che la scorsa estate l'Inter è stato il terzo club in Europa ad avere speso di più in acquisti, dietro a Real Madrid e Aston Villa: 148,6 milioni di euro, al netto delle cessioni. E in confronto alle dirette concorrenti in campionato, non ha certo risparmiato. La Juve, per dire, non entrava nemmeno nelle prime 20 squadre europee per volumi di spesa, con buona pace di Sarri: Rabiot e Ramsey erano arrivati a zero. Tutto l'undici titolare della Lazio è costato meno del solo cartellino di Romelu Lukaku, arrivato dallo United per 75 milioni. E con l'ingaggio che l'Inter versa all'attaccante belga, l'Atalanta paga per intero gli stipendi a Zapata, Gomez, Muriel, Ilicic e Pasalic. Insomma, non si può dire che l'Inter sia la Cenerentola del mercato, anzi. C'è stata poi la finestra di gennaio, che ha portato alla Pinetina Young (un titolare), Moses (riserva di lusso per Candreva) e soprattutto Eriksen, per cinque anni ai vertici della classifica degli assist in Premier League e ora relegato da Conte in panchina con l'etichetta di "ragazzo timido".

Il gioco

L'ultimo punto, quello di cui Conte parla meno, è il gioco. A Roma l'Inter ha sofferto l'avversaria, come spesso le succede, anche su campi teoricamente abbordabili. L'allenatore si è sgolato per tutto il primo tempo chiedendo ai due esterni - Candreva e Young - di salire di più. La scena si ripete da inizio campionato, quando pure il 3-5-2 nerazzurro tutto pressing sembrava potere scardinare qualsiasi difesa. Nel tempo, la Serie A ha preso le misure al gioco nerazzurro. Alcune squadre, come la stessa Roma (ormai da 4 partite), hanno copiato il modulo con difesa a tre, così poco di moda altrove in Europa, ma che in Italia curiosamente utilizzano anche Lazio e Atalanta. Strada facendo, Conte ha introdotto il trequartista. A suggerire la novità, a febbraio, è stata la necessità di integrare Eriksen in un ruolo che gli fosse congeniale. Anche dopo che il danese è scivolato giù nelle gerarchie interne, Conte ha conservato lo schema con l'uomo dietro le punte: spesso è toccato a Borja Valero, ieri sera contro la Roma è stata la volta di Brozovic. L'introduzione del trequartista, stando ai risultati, è funzionata a metà. Nel progettare l'Inter del futuro Conte, oltre a pretendere di più dal club nerazzurro in Lega di Serie A e sul mercato, dovrà preoccuparsi anche di questo: dare un'impostazione stabile e vincente al gioco della squadra.
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