Inter aggrappata a Lukaku, così la Champions resta ancora aperta
di
Franco Vanni
Romelu Lukaku festeggia il gol del 3-1 segnato al Borussia Moenchengladbach (ansa)
L'attaccante belga, 21 gol nelle ultime 21 partite, ha firmato una doppietta decisiva per il successo sul Borussia Moenchengladbach confermandosi il trascinatore della squadra di Conte. Se il sogno ottavi resta vivo è grazie soprattutto a lui
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Di se stesso dice: "Sono solo uno dei 25 giocatori dell'Inter". È tecnicamente vero, allo stesso modo in cui Parigi è una città della Francia, ed Elisabetta II è un'anziana nobile britannica. Ma proprio nel dirsi uguale agli altri - sfidando l'evidenza e il buon senso - Romelu Lukaku si certifica oltre ogni ragionevole dubbio come leader sportivo, tecnico e carismatico di questa Inter. Spetta a lui il compito di spronare i compagni, con poche indicazioni precise, quando nemmeno le urla a ciclo continuo di Antonio Conte bastano più.
È sua mansione stoppare e mettere a terra qualsiasi lancio lungo, quando nel finale di gara manca il fiato per portare palla a terra. Ed è il suo mestiere segnare. Nelle ultime 21 gare ha fatto 21 gol. Undici dall'inizio della stagione, fra campionato e coppa. Quattro su quattro in Champions League, alla faccia di chi sostiene che segni solo quando non serve. Perché per battere il Sassuolo (senza Ciccio Caputo, che da quelle parti qualcosa conta) bastano gli altri 24, variamente assortiti, e Romelu può permettersi di entrare nel finale. Ma per cercare di restare aggrappati alla Champions servono le sue spalle larghe e una sua doppietta, l'ennesima.
Su Twitter, per celebrare la vittoria per 2-3 a Moenchengladbach, Lukaku ha pubblicato un'immagine dei giocatori dell'Inter abbracciati e festanti. Si vede bene Hakimi, entrato nel secondo tempo per l'ottimo Darmian, scelta azzeccata di Conte e primo marcatore. Si leggono distintamente numero e nome sulla maglia di Brozovic, che in Germania davanti alla difesa ha fatto una partita quasi perfetta. Si distingue chiaramente la sagoma di Gagliardini, pugno guantato levato al cielo. Proprio lui, che molti tifosi interisti hanno variamente insultato per mesi, ma in cui l'allenatore ha sempre creduto. Poi Barella, infaticabile motorino di centrocampo. Skriniar e De Vrij, gemelli in una difesa che era fortissima e che si sta ritrovando.
Chi non si vede quasi nella foto è lui, Romelu. A guardar bene, qualcosa si intuisce: lo stinco sinistro, mezzo numero 9 stampato sui calzoncini, il cucuzzolo della testa rasata, che affiora dal groviglio delle maglie bianche dei compagni. Nessuna immagine meglio di questa rappresenta Lukaku, la cui identità si costruisce e si rinnova nell'abbraccio dei compagni, nel farsi simbolo vivente del gruppo. Come una capitale, che non ha senso senza Stato. Come un re, che si legittima nel rapporto col suo popolo.
All'Inter potrebbe non bastare nemmeno Lukaku per centrare gli ottavi di Champions, obiettivo che manca da otto anni. Oltre a vincere contro lo Shakhtar Donetsk, mercoledì prossimo dovrà sperare che Real Madrid e Borussia non pareggino a Valdebebas. In ogni caso, imponendosi sugli ucraini, i nerazzurri avranno quantomeno la certezza dell'Europa League, in caso di parità a Madrid. Quindi è sì vero che l'Inter non è più padrona del proprio destino in Champions, ma lo è in relazione al percorso europeo: solo perdendo o pareggiando sarà del tutto fuori dai giochi.