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Hakimi, la freccia dell'Inter che fa gol e ascolta Ghali

Achraf Hakimi
Achraf Hakimi (reuters)
È nato in Spagna ma ha scelto il Marocco, la Coppa d'Africa e non l'Europeo. È musulmano e segue il Ramadan. Ritratto dell'esterno nerazzurro che impara l'italiano ascoltando le canzoni del rapper
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Quando ha potuto scegliere, ha scelto il Marocco. Achraf Hakimi è nato in Spagna nel 1998, ma le radici della sua famiglia sono al di là del mare, oltre Gibilterra. Si sentiva marocchino, e lo è diventato per propria decisione. Come il padre, venditore ambulante, e la madre, addetta alle pulizie. Come il fratello Nabil, che ha un anno in meno di lui e nei pomeriggi infiniti al Barrio Ivima Rojo, quartiere a sud di Madrid dove i fratelli Hakimi sono nati, lo batteva alla Play Station. Achraf ha scelto l'identità ancestrale. La Coppa d'Africa e non l'Europeo. È musulmano e segue il Ramadan. Come Momo Salah, che ha insegnato ai fan del Liverpool che dopo un bel gol gli occhi si possono alzare indifferentemente ad Allah o al Dio cristiano, ed esultare è bello lo stesso.


Di gol con la maglia dell'Inter Ahraf Hakimi ne ha segnati 4 in 13 giornate di campionato. Contro il Bologna ha fatto una doppietta e l'ha dedicata Mohamed Abarhoun, calciatore marocchino scomparso a 31 anni. Segnare due gol in una sola partita è cosa rarissima per un terzino nel nostro campionato. Viene subito in mente il suo alter ego Theo Hernandez, anche lui arrivato a Milano ma al Milan. Anche lui canterano del Real Madrid, cresciuto nella Fort Nox di Valdebebas, forziere di tesori custoditi e poi venduti in giro per l'Europa. Achraf è arrivato all'Inter per 40 milioni più 5 di bonus, il prezzo della sua velocità, dell'abilità nel crossare e di quel micidiale diagonale destro in corsa che l'Inter conosce bene: una doppietta Hakimi l'aveva segnata proprio contro i nerazzurri il 5 novembre 2019, quando indossava la maglia del Borussia Dortmund. Risultato finale 3-2, tedeschi agli ottavi di Champions, italiani retrocessi in Europa League.


Proprio vedendolo giocare quella notte al Signal Induna Park, i dirigenti nerazzurri si convinsero a far di tutto per portarlo via. Nel calcio funziona spesso così: milioni spesi per scout, osservatori, procuratori e intermediari. Poi quanto sia forte un giocatore lo capisci davvero solo giocandoci contro. All'Inter è successo anche con Eriksen, ma quella è un'altra storia. "Ci contattò anche il Napoli, ma lui scelse l'Inter, una grandissima squadra", dice Alejandro Camaño, agente di Hakimi. Scelta graditissima anche ad Hiba Abouk, moglie di Achraf, attrice. Ha due anni in più, era già famosa quando lui lo stava ancora diventando. Hiba ama l'Italia. Da bambina guardava i film di Fellini, da adolescente si è appassionata a Pasolini e ha cominciato a sognare di diventare un giorno come Anna Magnani. Dopo essersi sposati, hanno avuto un figlio. Per insegnare al marito l'italiano, che lei parla benissimo, Hiba gli fa ascoltare Ghali. Il rapper un po' italiano e un po' tunisino che ha insegnato ai ragazzini delle periferie di Milano, Roma, Genova e Palermo che amore si può dire anche habibi.

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