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Inter, da Messi sul Duomo a Inzaghi alla Pinetina: un anno ad alta intensità

Dal sogno di vedere la Pulce a Milano, passando per lo scudetto e l'addio di Conte: l'intensa stagione dei nerazzurri
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Oggi gli interisti, con lo scudetto sul petto, ci scherzano su: "Quella sagoma in realtà era Calhanoglu, solo che al tempo non potevamo saperlo", scrive un tifoso su Twitter. Eppure un anno fa quell'immagine diffusa dalla tv ufficiale di Suning in Cina creò scompiglio nel mondo nerazzurro. L'ombra che si stagliava sulla facciata del Duomo di Milano era indiscutibilmente quella di Leo Messi.

 

La proiezione di Messi

L'emittente del gruppo della famiglia Zhang scelse quell'effige per promuovere una gara di campionato con il Napoli. Si scatenò una girandola di sogni, illazioni, sfottò. Davvero Messi è in arrivo all'Inter? È solo una trovata pubblicitaria? Visto che suo padre ha preso casa a Milano per fare affari, significa che arriverà anche lui? Dodici mesi dopo, il senso dell'operazione mediatica del gruppo cinese proprietario dell'Inter ancora sfugge. Di certo Zhang Jindong, ancor prima di acquistare il club, a New York andava dicendo che gli sarebbe piaciuto un giorno mettere a contratto il numero 10 della nazionale argentina. Ma quella era l'estate del 2015, quando gli investimenti cinesi nel calcio globale apparivano come il nuovo sol dell'avvenire. Non quella del 2020, in piena pandemia e con il club nerazzurro che già faticava a pagare gli stipendi.

 

Un anno sull'ottovolante

Dalla fine luglio dello scorso anno, il tifoso interista ha vissuto di tutto: la finale di Europa League, il vertice fra tecnico Conte e proprietà a Villa Bellini, l'avvio di campionato con calcio champagne e qualche gol preso di troppo, l'eliminazione nei gironi Champions, la cavalcata trionfale in campionato, lo scudetto che mancava da undici anni e l'addio dell'allenatore. In parallelo, a causa della crisi finanziaria del calcio e del club in particolare, il supporter interista, suo malgrado, ha dovuto familiarizzare con circostanze e concetti che con il pallone hanno poco a che spartire: la crisi di liquidità, i bond da rifinanziare, le ipotesi di cessione della società ai fondi di private equity, i ritardi nel saldo degli impegni (a partire dalla paga dei calciatori), infine il salvifico maxi prestito arrivato dagli americani di Oak Tree.

 

Sempre pazza Inter

L'Inter dell'estate 2021 è diversa da quella del 2020. Allora si sognavano gli inserimenti di Arturo Vidal (che delusione), ora si apprezzano gli assist di Calhanoglu in amichevole (fin qui, tutto bello). Allora si fremeva per vedere in campo il nuovo acquisto Achraf Hakimi, ora che è volato a Parigi ci si interroga su chi sarà il suo sostituto. Ora come allora ci si prepara a un altro anno di Romelu Lukaku, nel frattempo eletto miglior giocatore della Serie A e corteggiato dalla Premier League. Fra quella Inter e questa la differenza più grande è in panchina. E spetta a Simone Inzaghi dimostrare che la sua squadra è più forte di quella di Conte, nonostante la dieta forzata imposta ai conti da Suning. La stessa Suning che un anno fa tramite i suoi canali ufficiali spingeva i tifosi a sognare l'arrivo di Leo Messi. La stessa Suning che ha costruito il gruppo in grado di strappare il tricolore alla Juve dopo nove anni di dominio. La logica non basta a spiegare davvero quel che è successo all'Inter nell'ultimo anno. D'altra parte, prima che Suning decidesse di farlo sparire dagli altoparlanti dello stadio, l'inno non ufficiale del club aveva per ritornello "pazza Inter amala". E i tifosi, con o senza Hakimi e con o senza il sogno di Messi, quello fanno con l'Inter: la amano. 

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