L'Inter e la regola dell'equilibrio, così Inzaghi ha trovato il bilanciamento fra gioco e risultati
di Franco Vanni , di Franco VanniLa regola dell'equilibrio. È il titolo di un giallo di Gianrico Carofiglio, ed è l'essenza del nerazzurro di Simone Inzaghi. Dopo averlo tanto invocato, conferenza stampa dopo conferenza stampa, il tecnico dell'Inter quel bilanciamento che predicava lo ha trovato anche in campo. Nove risultati utili consecutivi, di cui sette sono vittorie, non arrivano per caso. Né per caso si costruiscono partite come quella di Venezia, progettata, gestita e archiviata senza eccessivi patemi. Due dati stupiscono. Il primo: Inzaghi lavora con questo gruppo da poco più di quattro mesi, quindi molto poco. Il secondo: per trovare un equilibrio fra gol segnati (34, come nessuno in questa Serie A) e subiti (15, come Milan e Roma che hanno giocato una gara in meno), Inzaghi non ha stravolto il suo gioco, né ha eccessivamente abbassato il baricentro della squadra. L'Inter gioca, fa girare palla, pressa alto.
La regola dell'equilibrio. È il titolo di un giallo di Gianrico Carofiglio, ed è l'essenza del nerazzurro di Simone Inzaghi. Dopo averlo tanto invocato, conferenza stampa dopo conferenza stampa, il tecnico dell'Inter quel bilanciamento che predicava lo ha trovato anche in campo. Nove risultati utili consecutivi, di cui sette sono vittorie, non arrivano per caso. Né per caso si costruiscono partite come quella di Venezia, progettata, gestita e archiviata senza eccessivi patemi. Due dati stupiscono. Il primo: Inzaghi lavora con questo gruppo da poco più di quattro mesi, quindi molto poco. Il secondo: per trovare un equilibrio fra gol segnati (34, come nessuno in questa Serie A) e subiti (15, come Milan e Roma che hanno giocato una gara in meno), Inzaghi non ha stravolto il suo gioco, né ha eccessivamente abbassato il baricentro della squadra. L'Inter gioca, fa girare palla, pressa alto.
Un percorso che viene da lontano
Con ogni evidenza, la solidità del gioco nerazzurro viene da lontano. La squadra negli ultimi quattro anni è stata allenata da tecnici di valore ed esperienza come Spalletti e Conte. E molti dei giocatori cardine - Handanovic, Skriniar, De Vrij, Brozovic, Perisic, Lautaro - giocavano a Milano già ai tempi di Luciano da Certaldo. Al tempo stesso, a 500 chilometri di distanza, Inzaghi era riuscito a fare della Lazio una squadra vincente, battendo in gara secca più volte la tirannica Juventus di Allegri, anche quando in palio c'era un trofeo. Che l'incontro fra un gruppo vincente e un allenatore vincente potesse funzionare, era la scommessa di Beppe Marotta quando ha chiamato alla Pinetina il più giovane dei fratelli Inzaghi. Ma che l'innesto avrebbe dato frutti così presto, era tutto da dimostrare. La prima vera prova dell'ottima alchimia fra squadra e tecnico è arrivata con la matematica qualificazione agli ottavi di Champions, ottenuta grazie alla vittoria con lo Shakhtar. Una conferma pesante la si è avuta al Penzo, che i veneziani chiamano Sant'Elena, allo stesso modo in cui i milanesi si riferiscono al Meazza come a San Siro.
Un ponte fra due stagioni
In laguna l'Inter ha saputo trovare il vantaggio e gestirlo, senza bisogno di strafare e senza la tentazione di chiudersi a protezione della propria area. Ha dominato ogni settore del campo, nonostante una buona prestazione degli avversari. Non ha preso veri rischi (l'occasione migliore gli arancioneroverdi l'hanno avuta con un tiro da fuori di Aramu) e ha saputo trovare il raddoppio nel finale. Una gestione lineare, che realizza la promessa che Antonio Conte fece a Steven Zhang nell'estate del 2019, fresco d'ingaggio: un'Inter "no more pazza", non più pazza. Il tecnico leccese ci era riuscito in campionato, vincendolo. Il suo successore ha ripreso il filo da dove si era interrotto. A cavallo fra le due gestioni, i nerazzurri hanno trovato il gol in tutte le ultime 33 partite di campionato. E hanno segnato almeno una rete nelle ultime 17 trasferte, compresa quella di ieri. Limitandosi alla stagione di Serie A in corso, l'Inter ha mandato in gol più giocatori di ogni altra squadra, 12, e ha guadagnato più punti di chiunque, 13, da situazioni di svantaggio. I numeri della stagione finora, senza contare la Champions, sono simili a quella passata. Contando la Champions, la crescita è evidente.