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Paradosso Inter, ha ancora il miglior attacco ma non segna da quattro partite e mezzo

Lautaro Martinez (reuters)
Per Inzaghi è soprattutto un problema di stanchezza. Venerdì contro il fanalino di coda Salernitana l'occasione per sbloccarsi, tornare al successo e sfruttare lo scontro diretto tra Napoli e Milan
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L'Inter non segna da quattro partite e mezzo. Dalla rete di Edin Dzeko, al '47 di Napoli-Inter lo scorso 12 febbraio, sono passati 403 minuti. Fa bene Simone Inzaghi a ricordare, ai tifosi e a se stesso, che nonostante tutto i nerazzurri hanno ancora il miglior attacco della Serie A. E dice il vero quando, dopo il derby a secco di Coppa Italia concluso con 7 tiri di cui appena 2 in porta, afferma di avere in rosa "attaccanti forti". È un fatto. Ma è altrettanto evidente che quegli attaccanti forti non la buttano più dentro.

Le punte spuntate

Di Dzeko si è detto: l'ultima rete risale al preziosissimo pareggio in trasferta al Maradona. Lautaro Martinez e Alexis Sanchez, che si contendono un posto in squadra, sono accomunati da un dato poco esaltante: entrambi l'ultimo gol lo hanno segnato alla Salernitana - o a ciò che ne restava prima del cambio in panchina - il 17 dicembre scorso. Il nome di Joaquin Correa, rientrato ieri …

L'Inter non segna da quattro partite e mezzo. Dalla rete di Edin Dzeko, al '47 di Napoli-Inter lo scorso 12 febbraio, sono passati 403 minuti. Fa bene Simone Inzaghi a ricordare, ai tifosi e a se stesso, che nonostante tutto i nerazzurri hanno ancora il miglior attacco della Serie A. E dice il vero quando, dopo il derby a secco di Coppa Italia concluso con 7 tiri di cui appena 2 in porta, afferma di avere in rosa "attaccanti forti". È un fatto. Ma è altrettanto evidente che quegli attaccanti forti non la buttano più dentro.

Le punte spuntate

Di Dzeko si è detto: l'ultima rete risale al preziosissimo pareggio in trasferta al Maradona. Lautaro Martinez e Alexis Sanchez, che si contendono un posto in squadra, sono accomunati da un dato poco esaltante: entrambi l'ultimo gol lo hanno segnato alla Salernitana - o a ciò che ne restava prima del cambio in panchina - il 17 dicembre scorso. Il nome di Joaquin Correa, rientrato ieri sera in campo dopo un lungo infortunio, manca dai tabellini addirittura dal 31 ottobre, quando segnò una doppietta all'Udinese. L'altro laziale Felipe Caicedo, dopo mesi deludenti a Genova in rossoblù, è arrivato nel mercato di gennaio e all'Inter ha mosso appena i primi passi. Questa è la situazione attuale dell'attacco della squadra campione d'Italia.

Ritornare ai bei tempi andati

L'Inter, oltre a essere la squadra che più ha segnato finora in Serie A, è nelle prime posizioni delle classifiche per cross e per tiri fatti. E mentre nel 2022 il numero di reti è precipitato - in campionato erano in media 2,57 a partita lo scorso anno, mentre da gennaio sono 0,85 - i numeri relativi a traversoni e tentativi di calciare in porta continuano a essere confortanti. Considerando anche la sfida Champions persa con il Liverpool, i nerazzurri nelle ultime quattro gare hanno fatto 60 tiri senza che la palla finisse mai in rete. Un'enormità. Inzaghi spiega la sterilità della fase d'attacco con la stanchezza: "Stiamo giocando tanto. Stiamo lavorando, torneremo presto". Poi ammette che dal punto di vista psicologico la mazzata è arrivata il 5 febbraio scorso contro il Milan in Serie A: "Ci stiamo ancora leccando le ferite per un derby perso 2-1 con il campo che avrebbe detto altro", ha analizzato dopo lo 0-0 nella semifinale di andata di Coppa Italia.

Lontani dall'area, lontani dal cuore

A vedere l'Inter in campo nelle ultime partite, l'impressione è che gli attaccanti più che a far gol pensino a guadagnare calci d'angolo. È una forzatura, certo, ma descrive un atteggiamento tattico dettato da una prudenza di cui fino a dicembre non c'era traccia. Tanto Lautaro quanto Dzeko nelle uscite recenti giocano la grande maggioranza dei palloni lontano dall'area. E lo stesso fa Sanchez quando l'allenatore gli chiede di entrare per fare rifiatare i compagni. Se arrivano al tiro, e succede spesso, gli attaccanti interisti lo fanno quasi sempre da posizioni poco pericolose. E quando scattano palla al piede, puntano spesso la linea di fondo, più che il centro dell'area. Quando invece ad andare al cross sono gli esterni, Perisic e Dumfries nella formazione titolare, spesso si trovano a far piovere palloni in un'area dominata da maglie avversarie. Un paradosso, per la squadra che ha ancora il più alto numero di reti realizzate di testa nel campionato. Un groviglio che Inzaghi dovrà riuscire a sbrogliare.

La sveglia è puntata per venerdì

L'occasione preziosissima per dare la sveglia alle proprie punte, Inzaghi l'avrà venerdì, quando a San Siro arriverà la Salernitana. Vincere per i nerazzurri è d'obbligo per almeno tre ragioni. La prima: l'avversario è ultimo in classifica. La seconda: all'andata in trasferta finì 0-5. La terza: Napoli e Milan, appaiate in testa due punti sopra l'Inter (che ha però una gara da recuperare), s'incontreranno fra loro domenica all'ex San Paolo. Per preparare la partita, Inzaghi ha due giorni appena: oggi e domani. Dovrà fare inevitabilmente turnover e questo gli consentirà di lasciare in panchina, con la valida motivazione del riposo necessario, gli attaccanti che gli danno meno affidabilità. "Dobbiamo recuperare la brillantezza", ha detto l'allenatore dopo il pareggio col Milan. Quella arriverà. Intanto, l'Inter deve ritrovare qualche gol, se davvero vuole puntare al ventesimo scudetto. Poi da giugno se ne parlerà: potrebbe arrivare Scamacca dal Sassuolo e potrebbero rientrare dal prestito giovani forti, da Satriano a Pinamonti, che altrove stanno facendo bene. Ma il futuro comincia venerdì.