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Inter, nel gol di Dumfries alla Roma il manifesto del gioco di Inzaghi

Nove tocchi, sette giocatori coinvolti, quattordici secondi, da Handanovic alla porta giallorossa. La rete dell'olandese, che ha sbloccato il risultato contro la squadra di Mourinho, è l'apoteosi del gioco del tecnico nerazzurro. Un'azione che concilia costruzione dal basso e verticalità
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Nove tocchi. Sette giocatori coinvolti. Quattordici secondi, dal portiere dell'Inter alla porta della Roma. Il gol di Denzel Dumfries dell'1-0 contro la Roma è l'apoteosi del gioco di Simone Inzaghi. Un'azione che concilia costruzione dal basso e verticalità. Tranne Dimarco, che riceve palla da Handanovic e la stoppa prima di cederla, e l'esterno olandese, che controlla di destro per poi calciare di sinistro, tutti la passano di prima. Compreso Calhanoglu, autore dell'assist profondo e delizioso. Nessuno dei passaggi che portano al gol sposta il gioco di più di cinque metri sull'asse orizzontale, eppure la palla dalla fascia arriva in mezzo, passo dopo passo. Su Twitter, a caldo, ieri sera c'era chi lo definiva "più bel gol della stagione". Difficile stabilirlo. Più bello non si sa, la bellezza non è scienza, ma è senz'altro il più rappresentativo di questa Inter e dell'idea di ca…

Nove tocchi. Sette giocatori coinvolti. Quattordici secondi, dal portiere dell'Inter alla porta della Roma. Il gol di Denzel Dumfries dell'1-0 contro la Roma è l'apoteosi del gioco di Simone Inzaghi. Un'azione che concilia costruzione dal basso e verticalità. Tranne Dimarco, che riceve palla da Handanovic e la stoppa prima di cederla, e l'esterno olandese, che controlla di destro per poi calciare di sinistro, tutti la passano di prima. Compreso Calhanoglu, autore dell'assist profondo e delizioso. Nessuno dei passaggi che portano al gol sposta il gioco di più di cinque metri sull'asse orizzontale, eppure la palla dalla fascia arriva in mezzo, passo dopo passo. Su Twitter, a caldo, ieri sera c'era chi lo definiva "più bel gol della stagione". Difficile stabilirlo. Più bello non si sa, la bellezza non è scienza, ma è senz'altro il più rappresentativo di questa Inter e dell'idea di calcio che la ispira.

Senza contropiede che si fa?

Già l'Inter di Conte era stata capace in diverse occasioni di arrivare al gol con azioni manovrate, nate dal portiere, costruite dal susseguirsi di passaggi giusti, opportuni e quindi vincenti, in uno spettacolo corale da guardare e riguardare. Ma nella breve e vittoriosa stagione dell'ex ct, la costruzione meticolosa del gioco dal basso non è mai stata lo schema base. E ci mancherebbe, vien da dire: con Romelu Lukaku e Achraf Hakimi in squadra, la tentazione di lasciar sfogare l'avversario e poi colpirlo in contropiede sarebbe stata troppo forte per qualunque tecnico. "Abbiamo dovuto cambiare il modo di giocare", ha detto Inzaghi lo scorso novembre a chi gli chiedeva quali effetti avessero avuto le cessioni in estate di due assi della ripartenza come il centravanti belga e l'esterno marocchino. Se questa Inter, con un nuovo numero 2 e un nuovo 9, sia più forte di quella di prima, lo diranno i risultati a fine stagione. Senz'altro, non avere più due fra i contropiedisti più forti d'Europa ha suggerito un cambio di approccio che si è tradotto in un gioco bello da vedere, oltre che spesso efficace. Un gioco in cui tenere palla serve soprattutto a costringere la squadra avversaria ad allungarsi e concedere spazi, proprio come successo con la Roma sul primo gol.

I numeri della macchina da gol

In questa Inter capolista - in attesa del risultato del Milan e del recupero della trasferta di Bologna - dall'inizio della stagione hanno segnato diciassette giocatori diversi. Solo Atalanta e Fiorentina hanno mandato in rete più calciatori. I nerazzurri hanno di gran lunga il miglior attacco del campionato. Oltre che per gol segnati, e per reti di testa, sono primi anche per tiri totali, tiri in porta, assist e cross utili, cioè intercettati in area da un giocatore della propria squadra. È il segno di un gioco duttile, che si sviluppa su più direttrici, ma sempre ugualmente pericoloso. "Abbiamo giocato un grande primo tempo", ha detto Inzaghi commentando il 3-1 alla Roma, confermando di avere visto in campo per 45 minuti quello che vorrebbe vedere sempre. A partire dalle prossime partite. Sulla carta, nella corsa scudetto, l'Inter si è liberata dell'avversaria più ostica fra quelle che le restavano da affrontare. Mercoledì dovrà sfidare il Bologna in trasferta, domenica prossima l'Udinese in Friuli, venerdì 6 maggio l'Empoli in casa. Dopo la finale di Supercoppa italiana dell'11 maggio con la Juve, domenica 15 volerà a Cagliari e il 22 riceverà la Sampdoria a San Siro. Quel che dovrà fare per cucire sulle maglie la seconda stella è continuare così, evitando che la macchina da gol si inceppi. "Il problema per noi è che l'Inter è una squadra molto forte", ha sintetizzato José Mourinho, per spiegare la sconfitta.