MILANO — Com’è comprensibile, fra i tifosi interisti è cominciato il processo a Inzaghi. Le sue scelte contro la Lazio sono state vivisezionate, catalogate, criticate. Soprattutto quella di affidare il ruolo di angelo custode di Milinkovic a Gagliardini, fisicamente simile al serbo ma tecnicamente di un altro pianeta. Ma c’è molto di più. Il giorno dopo il 3-1 subito dai nerazzurri all’Olimpico, nell’analisi degli interisti la squadra appare come una sorta di matrioska di problemi, in cui il guaio più evidente ne nasconde un altro e così via, fino al nocciolo.
Sarri ha incartato Inzaghi
Il risultato dell’Olimpico contro la Lazio è lo stesso dell’anno scorso. E come l’anno scorso, il principale responsabile della sconfitta non può che essere l’ex laziale Inzaghi. Battuto soprattutto nel confronto con Sarri, vecchio satanasso che contro le squadre schierate con il 3-5-2 dà storicamente il meglio. Questione di spazi, incastri e geometrie. Ne sa qualcosa Antonio Conte, che nel primo anno interista subì a San Siro le angherie del tecnico fumatore: dentro Bentancur al sessantesimo, a uomo su Brozovic, e vittoria juventina. Ieri Sarri l’ha vinta sostituendo Vecino e Zaccagni con Luis Alberto e Pedro. L’andaluso si è inventato un gol incredibile e il ragazzo delle canarie ha mandato in palla la bussola di Skriniar, uno che di solito non si perde nemmeno nel deserto nelle notti senza stelle.
Inter, guai dalla fascia sinistra
Inzaghi ha impiegato quasi un quarto d’ora per reagire ai cambi di Sarri, e ha ottenuto tutt’altro effetto rispetto al collega. Dentro Darmian per Dumfries, fin lì migliore dei suoi. Dentro Gosens per Dimarco, corresponsabile con Bastoni del pasticcio sul primo gol laziale. E qui viene il guaio più evidente dell’Inter di quest’anno. Eccola, la bambolina più grande della matrioska, che contiene e nasconde tutte le altre: partito Perisic, la fascia sinistra nerazzurra ha perso molto, anche più di quanto fosse lecito aspettarsi. Dimarco, che la sorte ha dotato di un piede sinistro educato e micidiale, in difesa ha limiti evidenti, sia quando viene impiegato nei tre del pacchetto centrale, sia in fascia. Troppo basso per marcare i giocatori alti (il disastro su Arnautovic a Bologna della scorso stagione è lì a ricordarlo), troppo leggero per vincere quei duelli spalla a spalla che sono il pane del lavoro del terzino. Che Dimarco avesse grandi virtù e qualche punto debole, si sapeva. La sua era e resta una bella storia: l’ultrà che dalla curva Nord è sceso in campo.
Aspettando Gosens
Meno edificante, per ora, la parabola nerazzurra di Gosens. Il tedesco, acquistato in anticipo lo scorso inverno per sostituire Perisic, all’Atalanta fra il 2017 e il settembre 2021 (momento dell’infortunio alla coscia) aveva giocato 157 partite, segnando 29 reti e servendo ai compagni 21 assist. In pratica, ogni tre partite aveva fatto direttamente o fatto segnare un gol. All’Inter, il miracolo non si è ripetuto. L’unica rete milanese l’ha segnata nella passata stagione al Milan nel derby di ritorno in Coppa Italia, vinto per 3-0 dai nerazzurri. Il solo assist risale al 4 marzo scorso, giorno del 5-0 contro la Salernitana. Ma più ancora della performance rilevabile in numeri, quel che stupisce è la difficoltà con cui Gosens fa quello che un tempo gli riusciva facilissimo, come i tagli sul secondo palo: contro lo Spezia ha provato il movimento una mezza dozzina di volte, e quando finalmente un compagno lo ha servito non è riuscito a calciare in porta.
Inzaghi, l'analisi della sconfitta
Da oggi Inzaghi dovrà guidare la squadra lungo quel percorso, accidentato ma inevitabile, che si chiama analisi della sconfitta. Oltre a prendersi le proprie responsabilità, e ad accompagnare i giocatori di modo che arrivino a prendersi le proprie, dovrà sbrigarsi a risolvere i problemi pratici della sua Inter. Dovrà aprire la matrioska, insomma, cominciando dalla bambolina più grande. E il primo ostacolo da affrontare non può che essere la fascia sinistra. Bastoni, Dimarco e Gosens. All’occorrenza, Darmian. Tutti ottimi giocatori, pur con i loro inevitabili limiti. Sta al tecnico trovare il modo di farli rendere al meglio, di modo che i tifosi interisti non siano costretti a rimpiangere troppo Perisic, volato da Antonio Conte.
