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La diplomazia di Inzaghi: da Handanovic a Skriniar, scelte forti senza strappi

L'allenatore piacentino in un anno e mezzo di Inter ha vinto tre trofei e risolto in modo incruento situazioni non semplici, trasmettendo alla squadra una serenità che in campo si vede. Il derby di domenica ne è stato l'esempio
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"Mi fa piacere che San Siro mi abbia aiutato, ma non avevo dubbi". Questo ha detto Simone Inzaghi nella conferenza stampa post derby, commentando il fatto che lo stadio non abbia fischiato Skriniar. Nonostante lo slovacco si sia già promesso al Psg, senza che un euro arrivi in cassa all'Inter. Nonostante il numero 37 sia costato ai nerazzurri 3 punti secchi, facendosi espellere al minuto '40 di Inter-Empoli. E nonostante anche contro il Milan abbia fatto una partita tutt'altro che perfetta, perdendo un pallone sanguinoso che, se solo Giroud fosse stato più reattivo, avrebbe potuto innescare l'1-1 milanista.

La diplomazia di Simone

Di Simone Inzaghi, ai tempi della Lazio, si diceva che era un aziendalista. Forse sarà anche stato vero, chissà. Ma da quando è all'Inter, la definizione non calza. Quando ha dovuto dire la sua sul mercato, lo ha fatto, con garbo ma con chiarezza. E quando si è trovato nella cond…

"Mi fa piacere che San Siro mi abbia aiutato, ma non avevo dubbi". Questo ha detto Simone Inzaghi nella conferenza stampa post derby, commentando il fatto che lo stadio non abbia fischiato Skriniar. Nonostante lo slovacco si sia già promesso al Psg, senza che un euro arrivi in cassa all'Inter. Nonostante il numero 37 sia costato ai nerazzurri 3 punti secchi, facendosi espellere al minuto '40 di Inter-Empoli. E nonostante anche contro il Milan abbia fatto una partita tutt'altro che perfetta, perdendo un pallone sanguinoso che, se solo Giroud fosse stato più reattivo, avrebbe potuto innescare l'1-1 milanista.

La diplomazia di Simone

Di Simone Inzaghi, ai tempi della Lazio, si diceva che era un aziendalista. Forse sarà anche stato vero, chissà. Ma da quando è all'Inter, la definizione non calza. Quando ha dovuto dire la sua sul mercato, lo ha fatto, con garbo ma con chiarezza. E quando si è trovato nella condizione di dovere riprendere qualche suo giocatore lo ha fatto, lontano dalle telecamere e dalle sale conferenze degli stadi. Volendo trovare un aggettivo qualificante per l'Inzaghi interista, si può dire che è diplomatico. Ed è chiaro a tutti come sia un complimento, di questi tempi soprattutto. Senza strappi e senza clamore, da quando è all'Inter, Inzaghi ha fatto alcune cose non facili ma necessarie, e in campo si vede.

Da Handanovic a Skriniar: soluzioni semplici a questioni complicate

Il tecnico piacentino ha relegato in panchina Samir Handanovic, dopo anni di onorata titolarità. Lo sloveno non ne è stato felice, come ovvio, ma questo non ha portato terremoti in spogliatoio. E a ogni occasione - l'ultima alla vigilia del derby - Inzaghi ripete che "Samir è il nostro capitano". Per restare in tema, Inzaghi ha giudato e avvallato la scelta del club e dello spogliatoio di togliere la fascia dal braccio di Skriniar. Lautaro lo ha sopravanzato nelle gerarchie, e il risultato si è visto ieri in campo. Con lo stesso tatto, Inzaghi ha gestito la non titolarità di Gosens, relegato alla panchina da un super Dimarco ed escludo dal Mondiale, ma non per questo furioso. Lo stesso ha fatto con Dumfries, a cui spesso viene preferito Darmian.

Il valore della serenità

Inzaghi non è perfetto, in generale e nemmeno nella gestione. Gli viene imputato di sbagliare qualche cambio di troppo. E di mancare di coraggio nei momenti delicati. Anche in gruppo, non tutti lo amano. Gagliardini ha detto chiaramente che a giugno cambierà club e probabilmente altri con lui. Resta il fatto che il tecnico in un anno e mezzo di Inter ha già vinto tre trofei, ha portato la squadra per due volte agli ottavi di Champions ed è sempre stato competitivo in campionato. La sua via al successo è la diplomazia, e all'Inter è una stranezza. Diplomatico lo era Mancini, ok. Ma Herrera, Trapattoni e  Mourinho avevano, e nel caso di Mou hanno ancora, caratteri fumantini. Eppure il soft power di Inzaghi funziona, perché porta serenità. Basta vedere l'azione più bella della partita di ieri, poco dopo la mezz'ora. Darmian appoggia su Barella in area interista, Barella pressato da Theo appoggia su Calhanoglu che, sempre in area, la passa a Darmian, che lancia Djeko in fascia. Un tocco veloce e la palla la ha Lautaro, poi abbattuto da Kalulu. Il tutto, con la flemma di chi sta facendo una cosa semplice. Succede quando si è sereni. E il merito è in gran parte di Inzaghi.