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Lukaku, la galleria degli errori: due gol (su rigore) in 238 giorni di campionato

Uno dei gol sbagliati da Lukaku a Salerno (reuters)
Il belga, irresistibile nelle due stagioni con Antonio Conte allenatore, si è totalmente smarrito a parte qualche guizzo in Europa. E i suoi sbagli sotto porta spesso assumono connotati grotteschi
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SALERNO - Duecentotrentotto giorni. Tanti ne sono passati dall’ultima volta. L’ultimo gol su azione in campionato Romelu Lukaku lo ha segnato il 13 agosto scorso. Era la prima giornata: dopo 238 giorni, ha infilato in porta soltanto due rigori, uno con l’Udinese – che aveva sbagliato, ma grazie all’ingresso in area di un avversario ha potuto ripetere – e uno inutile nella sconfitta con lo Spezia. Su azione, certo, ha segnato in Champions: il gol inutile del 4-0 al Viktoria Plzen e quello, pesantissimo invece, del successo sul Porto a San Siro, di fatto il biglietto per i quarti di finale. Ma in campionato è buio pesto. E parlare di sfortuna non basta più. Si deve parlare di maledizione. O forse di altro. 

SALERNO - Duecentotrentotto giorni. Tanti ne sono passati dall’ultima volta. L’ultimo gol su azione in campionato Romelu Lukaku lo ha segnato il 13 agosto scorso. Era la prima giornata: dopo 238 giorni, ha infilato in porta soltanto due rigori, uno con l’Udinese – che aveva sbagliato, ma grazie all’ingresso in area di un avversario ha potuto ripetere – e uno inutile nella sconfitta con lo Spezia. Su azione, certo, ha segnato in Champions: il gol inutile del 4-0 al Viktoria Plzen e quello, pesantissimo invece, del successo sul Porto a San Siro, di fatto il biglietto per i quarti di finale. Ma in campionato è buio pesto. E parlare di sfortuna non basta più. Si deve parlare di maledizione. O forse di altro. 

Lukaku orfano di Conte 

Avete presente le gallerie degli orrori dei lunapark, che a volte finiscono più che altro per strappare delle risate? Ecco, la galleria degli errori di Lukaku non fa sorridere nessuno. Certo non lui, che dopo ogni errore – alcuni inspiegabili come la traversa di Salerno, capace di piegare le leggi della fisica – mette le mani ai fianchi e si guarda intorno, come a cercare qualcosa. O qualcuno. Dov’è finito Conte? Con lui, Romelu era un uragano: trascinante, determinante, implacabile: 64 gol in due anni, uno scudetto, un trasferimento da 115 milioni. E poi? Poi, senza  Antonio, ha iniziato a collezionare altro. Errori ripetuti. Al Chelsea. Di nuovo all’Inter. Persino nel Belgio, dove gli hanno puntato l’indice contro, imputandogli l’eliminazione al primo turno di un girone abbordabilissimo ai Mondiali: certo i tre gol sbagliati da distanza zero nella sfida decisiva con la Croazia restano un mistero insondabile. Ma ricordano drammaticamente da vicino quelli che sono costati all’Inter almeno tre punti con la Fiorentina e la Salernitana. E che contribuiscono ad allargare il suo digiuno, che rigori esclusi è arrivato, in campionato, a 238 giorni. 

Lukaku: il cambio di numero per tornare felice 

Più divora gol impossibili da sbagliare, più Romelu si appesantisce. Ogni scatto è più lento del precedente, ogni controllo meno sicuro, più pesante. E non parliamo del fisico, sempre modellato da muscoli possenti: la questione è mentale, e diventa quasi posturale. Le ha provate tutte, Romelu, per uscire dal tunnel. Ha cambiato numero di maglia in nazionale, abbandonando il 9 che doveva ricordargli quei Mondiali maledetti in favore di un singolare 10 (e certo Romelu non ha il physique du rôle del fantasista), e ha funzionato: tre gol alla Svezia, un altro alla Germania battendo entrambe. Ma poi gli è piovuta addosso la storiaccia dei cori razzisti dello Stadium e quel cartellino rosso che ha vissuto come un’ingiustizia personale. Che ha probabilmente ripreso il gigante per la maglia – stavolta la numero 90, ché nell’Inter il suo 9 nel frattempo se lo era preso Dzeko – rimmergendolo nella marana di pensieri negativi. E così è tornato a ingoiare bulimicamente gol che in quel passato lontano con Conte avrebbe segnato senza starci nemmeno troppo a pensare.