Mai dire mai, perché è solo un modo diverso di dire forse. Nel calcio, “mai” significa “probabilmente”, oppure “domani”, oppure “magari vediamo”. L’amore è eterno finché non ne arriva un altro più bello/che problemi non ha, lo cantava anche la Carrà: però lei, sublime, mica si prendeva troppo sul serio.
La maglia come una seconda pelle? Per i serpenti, nel caso. Facile staccarla e sostituirla, a volte cade da sola, purché qualcuno paghi di più. Lukaku «mai alla Juve, mai, mai, mai, mai» proclamò il belga, ed ecco che qualcuno ora si accorge che tra Torino e Milano ci sono appena 27 chilometri e tre autogrill, magari per brindare con un frizzantino e un camogli al nuovo eventuale contratto. Un po’ come quando Gonzalo Hi…
Mai dire mai, perché è solo un modo diverso di dire forse. Nel calcio, “mai” significa “probabilmente”, oppure “domani”, oppure “magari vediamo”. L’amore è eterno finché non ne arriva un altro più bello/che problemi non ha, lo cantava anche la Carrà: però lei, sublime, mica si prendeva troppo sul serio.
La maglia come una seconda pelle? Per i serpenti, nel caso. Facile staccarla e sostituirla, a volte cade da sola, purché qualcuno paghi di più. Lukaku «mai alla Juve, mai, mai, mai, mai» proclamò il belga, ed ecco che qualcuno ora si accorge che tra Torino e Milano ci sono appena 27 chilometri e tre autogrill, magari per brindare con un frizzantino e un camogli al nuovo eventuale contratto. Un po’ come quando Gonzalo Higuain, fresco del record di gol con il Napoli, assicurava che mai e poi mai eccetera, e sappiamo come finì, ma soprattutto dove. Cioè nella stessa squadra e nella stessa città che Fabio Capello indicava, da allenatore della Roma, come il motore del famoso “vento del gol” che tuttavia gonfiò proprio le sue vele nello spazio di una notte.
E comunque, tornando a Lukaku: è costato due finali europee all’Inter, tra autoreti e gol incredibilmente sbagliati, è reduce da un’annata di marmo, eppure è uno dei must di questa strana estate.
Mai, disse Maurizio Sarri, lui pure. E andò nello stesso posto di Capello e Higuain, accorgendosi dopo una manciata di settimane del madornale errore commesso, tecnico ma di più ambientale e psicologico, e alla fine umano. E come non ricordare le parole di Gigio Donnarumma, milanista dentro e fuori? Anche a lui bastò poco per cambiare colore e scegliere Parigi, c’è di peggio nella vita ma almeno tacere prima, evitando i proclami e le promesse che non si manterranno. Mica c’è più nessuno come Gigi Riva, che giurò di restare al Cagliari e lo fece: gli offrivano la Luna, lui preferì tenersi la sua terra.
Meglio non dire niente, dunque. «E’ stata la scelta più difficile della mia vita» ha commentato Sandro Tonali, lasciando il Milan: ma è bastata una vasca idromassaggio negli spogliatoi del Newcastle per fargli strabuzzare gli occhi. Andare, tornare, promettere e rimangiarsi tutto: ci cascò pure Leo Bonucci quando prese quella bizzarra svolta milanista e dovette poi tornare nella dolce casa bianconera, la stessa che l’ha appena scacciato come un esubero molesto. Anche questo succede ai grandi amori che sono semplicemente come la vita: esistono e finiscono. Gratis, a differenza del calciomercato.