Cagliari-Inter, Gianfranco Matteoli: “Ai sardi serve la gara perfetta. Mazzone? Risolveva tutto con una battuta”
dal nostro inviato Franco VanniGianfranco Matteoli
CAGLIARI – Gianfranco Matteoli, l’uomo del gol lampo segnato contro il Cesena in 9 secondi e 9 decimi, è stato il metronomo dell’Inter nello scudetto dei record del Trap. Poi, tornato nella sua Sardegna, ha guidato il Cagliari nella storica avventura della Coppa Uefa. Aspettando Cagliari-Inter, ha il “cuore diviso”, dice. “Sono tifoso cagliaritano, ma Milano mi ha dato tantissimo. Mi astengo da sostenere l’una o l’altra squadra”.
Un pronostico su come andrà a finire, vuole farlo?
“Il Cagliari con il Torino, alla prima di campionato, ha fatto un’ottima partita. Ma l’Inter è una corazzata. Per batterla, Pavoletti e compagni dovrebbero fare la partita perfetta. I nerazzurri sono fortissimi in ogni reparto, in particolare a centrocampo”.
Lei fu probabilmente il primo a dire che in regia la vera alternativa a Brozovic sarebbe stato Çalhanoglu. È contento di averci visto giusto?
“Di quel ruolo un pochino me ne intendo. Io ho fatto lo stesso percorso del turco: partivo trequartista, ma sono …
CAGLIARI – Gianfranco Matteoli, l’uomo del gol lampo segnato contro il Cesena in 9 secondi e 9 decimi, è stato il metronomo dell’Inter nello scudetto dei record del Trap. Poi, tornato nella sua Sardegna, ha guidato il Cagliari nella storica avventura della Coppa Uefa. Aspettando Cagliari-Inter, ha il “cuore diviso”, dice. “Sono tifoso cagliaritano, ma Milano mi ha dato tantissimo. Mi astengo da sostenere l’una o l’altra squadra”.
Un pronostico su come andrà a finire, vuole farlo?
“Il Cagliari con il Torino, alla prima di campionato, ha fatto un’ottima partita. Ma l’Inter è una corazzata. Per batterla, Pavoletti e compagni dovrebbero fare la partita perfetta. I nerazzurri sono fortissimi in ogni reparto, in particolare a centrocampo”.
Lei fu probabilmente il primo a dire che in regia la vera alternativa a Brozovic sarebbe stato Çalhanoglu. È contento di averci visto giusto?
“Di quel ruolo un pochino me ne intendo. Io ho fatto lo stesso percorso del turco: partivo trequartista, ma sono stato poi impiegato in regia. Davanti alla difesa ogni errore pesa, serve esperienza”.
Eppure, la prima alternativa per l’Inter ora è Asllani.
“Si vede che è forte ma deve ancora crescere. Il primo requisito per un regista è la maturità, l’apprendimento può essere lungo”.
Altro suo pupillo: Stefano Sensi. Potrebbe essere la volta buona per farsi apprezzare davvero a Milano?
“Lo spero veramente. Ha caratteristiche uniche. Arriva in area senza che nessuno se ne accorga e segna. È il tipo di giocatore che nelle grandi squadre dà il meglio. Nelle piccole, è richiesto troppo sacrificio. All’Inter, lì in mezzo c’è davvero tanta qualità”.
Con l’aggiunta di Frattesi, Inzaghi ha il centrocampo più completo d’Italia?
“Sulla carta, sicuramente. Poi c’è il campo, per carità. Ma quest’anno le opzioni non mancano. E tutti i centrocampisti in rosa sono potenzialmente pericolosi. Anche Mkhitaryan e Barella”.
Lei Barella, da responsabile delle giovanili del Cagliari, lo ha visto giocare da quando aveva quattro anni. Il suo ex compagno di squadra Klinsmann lo ha paragonato a Matthaus. Esagera?
“Ogni epoca ha i suoi giocatori. Nicolò è straordinario, mi piace tantissimo. Ma Lothar era unico. Trascinava. Guidava. Aveva un passo incredibile”.
Dopo Lautaro, potrebbe essere lui il capitano dell’Inter?
“Dal punto di vista caratteriale Nicolò è migliorato tantissimo. Lo vedo bene con la fascia al braccio anche per la Nazionale, quando avrà l’anzianità”.
Questa Inter ha qualcosa in comune con quella del 1988/89?
“Mi rifiuto di fare paragoni fra epoche diverse. La tendenza degli ex calciatori è sostenere che il calcio ai loro tempi era migliore e più difficile. Ma non ci casco, sono tutte balle. Ogni epoca ha i suoi campioni”.
Lei ha avuto come allenatore Ranieri al Cagliari nella stagione 1990/91. Al tempo era giovanissimo. Si intuiva che avrebbe potuto fare la carriera che poi ha fatto?
“Quella stagione fu grandiosa. Era solo un ragazzo ma era già un vero condottiero. Lo avevo affrontato in campo nello spareggio fra Como e Catania, poi di colpo me lo trovai in panchina. Cambiava modulo a gara in corso. Era intelligentissimo, moderno”.
L’anno successivo, dopo l’esonero di Giacomini, arrivò Mazzone. Che ricordo ha?
“Era tosto. Gli davi qualsiasi squadra e lui la trasformava. Non era il tipo di allenatore che chiedeva i giocatori sul mercato, sapeva migliorare ogni gruppo. Ed era simpatico, risolveva tutto con una battuta. Per mettere al loro posto i giovani riottosi, diceva: “Tu ce l’hai la tua figurina sull’album Panini? No. E allora cosa parli a fare?”.
La coppa Uefa l’affrontaste con Giorgi in panchina.
“Un altro grande allenatore. Bravissimo e umile, un amico oltre che un tecnico. Purtroppo a eliminarci fu proprio l’Inter. Pagammo un ritiro troppo lungo. Passammo quattro giorni a Milano, a consumarci nell’attesa. Saremmo dovuti restare a Cagliari fino all’ultimo”.
In Sardegna quest’anno gioca il primo calciatore dichiaratamente gay della storia della Serie A. Come mai secondo lei nel calcio maschile rimane il tabù dell’omosessualità?
“Probabilmente sopravvive un eccessivo pudore, legato alla convivenza in spogliatoio. Ma è un discorso assurdo e fuori dal tempo. La vita privata è privata, bisogna liberarsi dei pregiudizi”.
Dove può arrivare questo Cagliari?
“Ranieri ha ragione, servono un paio di buoni difensori, da aggiungere in corsa, visto che anche in Serie B di gol se ne prendevano parecchi. Col Toro è andata bene, la squadra era compatta e ordinata, ma non basta. E serve un attaccante che faccia più di dieci gol, magari anche uno di quelli già in rosa”.
E per lo scudetto chi è la sua favorita?
“Immagino un campionato aperto, conteso da Inter, Napoli e Juventus, che senza coppe fa paura. Allegri è uno che va al sodo. Il Milan è forte ma ha molti nuovi innesti”.
Il suo presente è la scuola calcio in Sardegna a Palmas Arborea, che ha fondato e che collabora con l’Inter.
“Faccio una vita bellissima, sono contento e soddisfatto. E ringrazio l’Inter che ci appoggia. Adesso abbiamo 200 ragazzi, li alleniamo e ci divertiamo”.
Che consiglio dà ai genitori dei bambini che sognano di fare del pallone il proprio mestiere?
“Di no mettere loro pressione. I ragazzini devono divertirsi e giocare col pallone. Meno in casa vengono spinti a fare i calciatori, più probabilità ci sono che lo diventeranno. Prima lo capiamo e meglio è, altrimenti va a finire che anche nelle squadre Primavera dei club sono tutti stranieri, provenienti da nazioni in cui la pressione è minore. È brutto vedere partite di Serie A con due o tre soli italiani in campo, come successo in Bologna-Milan. Vanno fatti i complimenti a Marotta, che all’Inter ha preservato uno zoccolo duro di calciatori italiani”.