Mkhitaryan, un professore alla cattedra di San Siro
di Franco VanniPer giorni nei bar di Milano i tifosi interisti, quelli con la faccia di chi la sa lunga, si sono ripetuti a vicenda: “Tanto alla fine vedrai che fa giocare Mkhitaryan e non Frattesi”. Come a dire che sarebbe stato più logico il contrario, ma vallo a spiegare a quell’abitudinario dell’allenatore. Quegli stessi tifosi, i loro figli, i loro fratelli, a cinque minuti dalla fine del derby si sgolavano sugli spalti di San Siro cantando “Simone Inzaghi eee ooo”, dopo avere esultato non una, ma due volte per gol dell’armeno, entrambi preziosissimi: il primo, che ha battezzato la partita, e il terzo, che l’ha spenta definitivamente dopo che il Milan aveva accorciato le distanze.
Chiunque abbia giocato un quarto d’ora con Mkhitaryan, di lui dice “è un professore”. Per autorevolezza, conoscenza del gioco, capacità di insegnarlo a chi gli è vicino. Lo steso di lui dice Inzaghi, che a 34 anni gli dà fiducia, come probabilmente farebbe qualsiasi tecnico assennato al suo posto. Arrivato all’Inter a…
Per giorni nei bar di Milano i tifosi interisti, quelli con la faccia di chi la sa lunga, si sono ripetuti a vicenda: “Tanto alla fine vedrai che fa giocare Mkhitaryan e non Frattesi”. Come a dire che sarebbe stato più logico il contrario, ma vallo a spiegare a quell’abitudinario dell’allenatore. Quegli stessi tifosi, i loro figli, i loro fratelli, a cinque minuti dalla fine del derby si sgolavano sugli spalti di San Siro cantando “Simone Inzaghi eee ooo”, dopo avere esultato non una, ma due volte per gol dell’armeno, entrambi preziosissimi: il primo, che ha battezzato la partita, e il terzo, che l’ha spenta definitivamente dopo che il Milan aveva accorciato le distanze.
Chiunque abbia giocato un quarto d’ora con Mkhitaryan, di lui dice “è un professore”. Per autorevolezza, conoscenza del gioco, capacità di insegnarlo a chi gli è vicino. Lo steso di lui dice Inzaghi, che a 34 anni gli dà fiducia, come probabilmente farebbe qualsiasi tecnico assennato al suo posto. Arrivato all’Inter all’inizio della scorsa stagione, Henrix è stato uno dei protagonisti della cavalcata dell’Inter verso la finale di Champions nella scorsa stagione. In questa, se possibile, è partito anche meglio. E il derby ne è la prova: Mkhitaryan ha costretto a giocare a scacchi Loftus-Cheek, pronto invece a un incontro di braccio di ferro. E ha trovato anche il tempo per buttare in rete quei due palloni, il primo in avvio sgusciato via da una deviazione, il secondo servito da Lautaro. E nel finale ha completato la sua gara capolavoro mandando in rete Frattesi, che ha così segnato il suo primo gol in nerazzurro.
Mkhitaryan ci tiene, e si vede. In questa stagione, e probabilmente nella prossima, sa di avere la possibilità di vincere qualcosa di importante. Lo ha detto, è a Milano per questo. Per ora in bacheca i trofei più scintillanti fra quelli che ha allineato in carriera sono due Supercoppa di Germania con il Borussia Dortmund, una Community Shield con il Manchester United, con cui ha vinto anche un’Europa League, e la Coppa Italia della scorsa stagione in nerazzurro. Non ancora abbastanza per un giocatore che già da bambino non si perdonava il minimo errore, rendendosi ancor più difficile un’infanzia già durissima, per la morte del padre Hamlet, calciatore anche lui, quando aveva solo 7 anni.
Dal punto di vista del calcio, Mkhitaryan è versatile, geniale, imprendibile. Tolto il centravanti – ma anche di questo si può discutere – nella metà campo avversaria può fare praticamente tutto. Fuori dal calcio è tranquillo e riflessivo, al limite del monastico. Ha smesso di giocare a scacchi per favorire il riposo. Su Internet si informa di attualità e storia mondiale, della sua Armenia soprattutto. Detesta gli smartphone, soprattutto in spogliatoio, non riguarda mai le partite già giocate, ha scommesso una sola volta in vita sua con Jurgen Klopp e ha perso: l’allenatore tedesco, per spronarlo, gli aveva chiesto di segnare sette gol in una partita. Unica concessione, almeno l’unica nota: per il suo matrimonio ha voluto che ad allietare gli ospiti fosse la voce di Albano Carrisi, che volentieri si è prestato. Felicità. Quella di stasera.