Inter, a Salisburgo con sei nuovi arrivati fra i titolari. Così Inzaghi può fare rifiatare i veterani
dal nostro inviato Franco VanniSimone Inzaghi con Alexis Sanchez e Hakan Calhanoglu
(ansa)SALISBURGO – Tredici nuovi giocatori in rosa rispetto alla scorsa stagione. Eppure sembra che all’Inter giochino insieme da sempre. Del cammino compiuto fin qui dalla squadra nerazzurra, capolista solitaria in campionato e qualificata agli ottavi di Champions con due turni d’anticipo, è questo l’aspetto più sorprendente. Nella formazione che ha battuto per 1-0 il Salisburgo, sei dei titolari l’anno scorso giocavano altrove. Segno che il trio degli uomini mercato nerazzurri - Marotta, Ausilio, Baccin – ha portato alla Pinetina calciatori di valore, adatti al gioco di Inzaghi. E lo ha fatto incassando dalle cessioni molto più di quanto speso per i nuovi arrivi. Secondo il conto puntuale fatto dal portale web Calcio e Finanza, fra differenza del costo dei cartellini e risparmio sul monte ingaggi, l’Inter nell’ultima sessione di mercato ha risparmiato 104 milioni sulla rosa rispetto alla scorsa stagione, rispettando le indicazioni della proprietà e i vincoli del settlement agreement della Uefa.
L’ingresso di Bisseck nel giro dei titolari
Se il mercato è stato fatto con criterio e idee, bravo è stato anche l’allenatore a integrare i nuovi arrivati, con i tempi e nei modi giusti. Subito i più pronti – da Thuram a Pavard, fino a Frattesi – e con più calma quelli che necessitavano un maggiore adattamento al modulo. L’ultimo esempio della gradualità con cui Inzaghi ha inserito i nuovi arrivati è Bisseck, comprato per 7 milioni dai danesi dell’Aarhus. Il giovane difensore, colonna della nazionale Under 21 tedesca, fino alla partita a Salisburgo aveva giocato in tutto 8 minuti. Messo in campo dall’inizio al posto di Pavard che si è infortunato a Bergamo – il francese ne avrà per almeno cinque settimane – Bisseck ha fatto tutto quello che gli si chiedeva: ha marcato, ha coperto, è salito a dare una mano in attacco, sfruttando la copertura di Darmian e Frattesi. Segno che, dopo tre mesi dalla prima gara ufficiale, il giocatore si è adattato ai movimenti e alle geometrie del 3-5-2. Essendo stato ammonito nel primo tempo, Inzaghi ha preferito toglierlo dal campo nell’intervallo.
Anche chi gioca meno si fa trovare pronto
Con l’eccezione di Sensi, perennemente infortunato, anche gli altri giocatori impiegati meno hanno fatto il loro dovere quando sono stati chiamati a sostituire i compagni. Vale per Cuadrado, che prima di farsi male è stato un’ottima alternativa in fascia destra nei 97 minuti in cui ha sostituito Dumfries, e che dovrebbe tornare in panchina domenica contro il Frosinone. Vale per Arnautovic, anche lui fermato da infortuni, ma bene inserito nel gioco interista nei 156 minuti fatti finora. Mezz’ora in più l’ha giocata Asllani, che all’Inter c’era già, ma che ha guadagnato posizioni con la partenza di Brozovic per l’Arabia. “Ho pensato di farlo giocare dall’inizio, poi ho deciso di fare così”, ha detto Inzaghi, che a Salisburgo lo ha messo in campo nel secondo tempo.
Il riposo dei senatori
Risalendo la scala del tempo giocato si trova Sanchez, tornato a Milano dopo un anno in Francia. Per lui, titolare alla Red Bull Arena, i minuti in campo sono stati fin qui 296. Chi invece ha giocato molto poco finora è stato Klaassen, chiuso da Barella, Mkhitaryan e Frattesi in posizione di mezzala. Inzaghi assicura che il suo momento arriverà: “Si allena bene, mi mette in difficoltà ogni settimana”, ha detto dopo la gara in Austria. Ma è l’eccezione che conferma la regola. Potere cominciare una partita di Champions League decisiva tenendo in panchina veterani come De Vrij, Dmfries, Dimarco, Barella e Lautaro è un lusso che l’Inter si è costruita fra mercato e campi di allenamento: se i nuovi sono pronti, i senatori possono concedersi un po’ di riposo.