Molti dei tifosi presenti sulle tribune dell'Al Awwal Park Stadium di Riad per Inter-Lazio hanno fischiato sonoramente il centrocampista nerazzurro Hakan Calhanoglu. I fischi si intensificavano soprattutto quando il turco andava a battere gli angoli e soprattutto quando ha preso il pallone per realizzare il rigore del 2-0 che ha deciso di fatto la seconda semifinale di Supercoppa Italiana.
Il precedente
A pesare nei confronti di Calhanoglu motivazioni totalmente extracalcistiche. Alla fine dello scorso mese di dicembre infatti, proprio a Riad si sarebbe dovuta disputare la Supercoppa Turca tra Fenerbahce e Galatasaray. La decisione delle autorità locali di limitare i simboli patriottici, tra i quali soprattutto le immagini di Mustafa Kemal Ataturk, il fondatore della Repubblica turca, ha portato però le due squadre a boicottare l'evento a poche ore dal suo svolgimento. Le due squadre autonomamente decisero di non entrare in campo per poi lasciare precipitosamente l’Arabia Saudita. A motivare la decisione dei due club di Istanbul anche i vari no delle autorità arabe all’esposizione dello striscione "Pace a casa, pace nel mondo", alle maglie speciali e celebrative con riferimenti ad Ataturk, all'inno nazionale e alle immagini di Ataturk da trasmettere sugli schermi. Calhanoglu ha “fatto le spese” di tutto questo, a oltre due settimane di distanza. Ed è immaginabile un trattamento simile per il turco da parte del pubblico arabo anche durante la finale di lunedì contro il Napoli.
