Sport

Giubbotti e psicologia, i segreti di Inzaghi all’Inter: così sfida l’ultimo tabù

Simone Inzaghi con Marcus Thuram

Simone Inzaghi con Marcus Thuram

 

Mercoledì contro l’Atalanta: un anno fa era vicino all’esonero, ora è in volo verso lo scudetto che non ha mai vinto. Scaramanzie, cessioni, il legame col medico e la fiducia nata dopo la finale con il City

3 minuti di lettura

MILANO — Non è scaramantico come lo descrivono, ma un po’ sì. Nelle settimane più complicate per l’Inter, quando tutto sembrava scivolare su un piano inclinato, Simone Inzaghi ha cambiato almeno quattro giubbotti, fra quelli messi a disposizione dallo sponsor, prima di trovare quello giusto con cui presentarsi in panchina. Le prove di guardaroba sono cominciate il 27 febbraio 2023, stadio Dall’Ara, Bologna-Inter 1-0. In testa al campionato c’era il Napoli con 65 punti. Appaiate al secondo posto, le due milanesi a quota 47. Pioli, ancora on fire, godeva degli ultimi scampoli di luna di miele col mondo milanista, per lo scudetto di nove mesi prima. Fra gli interisti governava invece il partito degli #Inzaghiout, oggi disciolto o passato in clandestinità.

Il torneo che dà la dimensione della crescita di Inzaghi

Nei bar, sui giornali e sui social network s’imputava ogni male all’allenatore: i cambi, gli schemi, le motivazioni, le cavallette. È passato un anno, sembra una vita. In vetta al campionato c’è l’Inter, che dopo 25 gare di punti ne ha 66 e che giocando oggi con l’Atalanta riallineerà il proprio calendario a quello delle altre squadre, cancellando l’asterisco che sporca la classifica da gennaio, quando la sfida fra nerazzurre fu rinviata per la Supercoppa in Arabia, vinta dall’Inter, come la precedente e come le ultime due Coppe Italia. Ma è questo campionato a dare la dimensione di quanto siano cresciuti la squadra e l’allenatore. Assolto dal tribunale del tifo, Inzaghi viene indicato dalla stampa continentale come candidato ideale per ogni panchina: dal Liverpool al Barcellona, fino al Manchester United.

L’Inter che vince dieci partite su dieci

Non stupisce. In Europa nessun altro ha scritto 51 nella casella della differenza reti, una in più di quante ne ha segnate il Milan, secondo migliore attacco in Serie A. C’è pretattica nelle dichiarazioni di Gasperini, quando dice che l’Atalanta a Milano «ha ben poco da perdere». Ma come il matto di Dieci ragazze per me, il Gasp quest’Inter la conosce, perché ha detto una cosa vera: nel 2024 ha vinto 10 partite su 10, segnando 26 gol e incassandone 4. Ci è arrivata con una scalata lunga dodici mesi: dopo Bologna ha perso con Spezia, Juventus, Fiorentina, Monza e Napoli. Alla conta finale, il 3 giugno, le sconfitte erano dodici. Ma tante cose erano successe e stavano per succedere. Una settimana dopo, l’Inter avrebbe giocato una finale di Champions che Pep Guardiola, allenatore del City, ricorda così: «Solo io so quanto sia stata dura». Una partita che tutti, da Marotta a Inzaghi, fino a capitan Lautaro, in caccia della Scarpa d’oro, indicano come il fuoco in cui si è forgiato il gruppo. A Istanbul l’Inter è arrivata dopo avere eliminato il Barcellona nel girone, il Porto agli ottavi, il Benfica ai quarti e il Milan in semifinale. Già si vedevano le matrici del gioco di quest’anno, basato su una fase d’attacco con nove uomini. Una meraviglia che Inzaghi aveva sperimentato per necessità alla Lazio, costretto a schierare in difesa il centrocampista incursore Parolo. Quando si attacca, sono attaccanti anche i centrali Bastoni e Pavard, arrivato in un mercato d’agosto che di francese ne ha portato anche un altro: Marcus Thuram, figlio d’arte, punta da 12 gol e 11 assist finora. Hanno invece salutato la Pinetina gli scontenti, da Gagliardini, convinto di non giocare abbastanza, a Lukaku, che avrebbe voluto giocare sempre, anche quando Dzeko lo faceva meglio di lui. L’Inter di oggi ha un’anima sola. Anche chi di rado mette piede in campo partecipa alla gioia di tutti. Non è un caso. Basta contare le volte in cui Inzaghi — che a Coverciano si è laureato con la tesi “dinamiche allenatore-gruppo squadra” — dopo le vittorie ha fatto i complimenti a Davy Klaassen, che in campionato ha giocato solo un’ora e mezza, ma che «si allena nel migliore dei modi e meriterebbe di più», Simone dixit. Nell’Inter di quest’anno, Inzaghi ha dato piena forma all’approccio che è sempre stato il suo: tanto studio, ore in ufficio a parlare con lo staff a partire dal vice Farris («cervelli che fumano», li ha definiti il ds Ausilio), ascolto ai giocatori, anche quando vogliono parlare di vita più che di calcio. Bravo a gestirsi fisicamente da calciatore, come raccontano gli ex compagni della Lazio, da tecnico Inzaghi lavora a stretto contatto con Piero Volpi, vero dirigente, molto più che medico sociale. Spetta a lui, insieme ai preparatori atletici Ripert e Spicciariello, svuotare l’infermeria. Sommer tornerà oggi, Acerbi forse lunedì col Genoa, Çalhanoglu e Thuram in trasferta a Bologna. E il cerchio si chiude.

I commenti dei lettori