MADRID – Un pari basterà all’Inter per passare il turno. Ma non è per pareggiare che la squadra di Inzaghi è arrivata allo stadio Civitas Metropolitano, che qui ancora qualcuno chiama Wanda, come il vecchio sponsor e come la moglie di Mauro Icardi, ricordo di una squadra nerazzurra che lottava, spesso invano, per il quarto posto. A parlarne oggi, sembra di tornare indietro a un’altra era evolutiva.
Il vantaggio minimo
I nerazzurri nel 2024 hanno vinto tredici partite su tredici, dieci in campionato, le due di Supercoppa e l’andata con l’Atletico a San Siro. Un 1-0 che non lascia tranquillo nessuno. E proprio per questo è vietatissimo puntare al pari, che nel calcio è il modo migliore per perdere. “Sappiamo che sarà complicata, contro un avversario di assoluto valore che in casa propria si trasforma – ha detto nella in conferenza stampa della vigilia Simone Inzaghi - Sappiamo di avere un minimo vantaggio che ci portiamo da Milano, ma cercheremo di fare la nostra gara". Due soli assenti, oltre ai lungodegenti Sensi e Cuadrado, esclusi dalla lista Uefa: Marko Arnautovic e Carlos Augusto, entrambi trasferta di Bologna in campionato. Per il resto, ci sono tutti.
La carica dell’Atletico
L’Atletico, quarto in Liga spagnola, ha vinto una sola delle ultime quattro che ha giocato. Secondo la stima di Demetrio Albertini, che la maglia dei Colchoneros l’ha vestita, “contro l’Inter si gioca metà della stagione”. Diego Simeone lo sa bene, ha parlato di “partita da giocare alla morte” contro un’avversaria “fra le più forti d’Europa”. E lo farà con gli strumenti che maneggia meglio: le sgroppate in fascia di Lino e Molina, il genio e la concretezza di Griezmann, e tanta furia agonistica. “Il Cholo è un grande allenatore, è un amico ed è stato un grande compagno di squadra”, ha ricordato Inzaghi, tornando con la mente al gruppo monolitico che portò la Lazio allo scudetto del 1999/2000.
Il nucleo storico
Uno spogliatoio solido è la base anche di questa Inter, “frutto di un percorso molto lungo, anche grazie a un blocco di giocatori che sono qui da tanti anni: Dimarco, Barella, Lautaro, Darmian, Bastoni”. Nomi non ne ha fatti invece quando gli si è chiesto di sciogliere i dubbi sulla formazione. Né ha ricordato il proprio al giornalista spagnolo che lo ha chiamato Filippo, scambiandolo per il fratello. È sicuro che in attacco giocheranno Thuram e Lautaro, il cui procuratore Alejandro Camano vive proprio a Madrid: un’occasione per i manager interisti di incontrarlo e ragionare sul rinnovo, da una base di 8 milioni netti a stagione più bonus. E molto probabile che il centrocampo sia quello titolarissimo, con Mkhitaryan e Barella a supporto di Frattesi. Ma poco cambia, in una squadra che ha dimostrato di avere soluzioni infinite, e che funziona in ogni assetto.
A caccia della vittoria che manca dal 2004
L’Inter condivide con il Real Madrid e il Manchester City il primato di non avere ancora perso una partita in questa edizione della coppa. Il dato storico dice che, quando ha vinto la prima partita degli ottavi di Champions, l’Inter ha poi passato il turno sette volte su otto. Ma nessuno nella delegazione nerazzurra vuole pensarci. È un altro il dato che la squadra considera stimolante: l’Inter non vince in trasferta contro una squadra spagnola da quasi vent’anni, dell'ottobre del 2004. Da allora i nerazzurri hanno raccolto sette sconfitte e tre pareggi. Superare l’Atletico in trasferta sarebbe un’impresa. “In Liga sarebbe al primo posto se giocasse solo in casa. Su quattordici partite hanno fatto tredici vittorie e un pareggio. E penso che nelle ultime ventinove abbia perso solo con l'Athletic. L’ho vista in tv, non meritavano di perdere”.
