Atletico Madrid-Inter 5-3 dopo i rigori: fuori anche i nerazzurri, Champions senza italiana
MADRID – L’eroe della serata è il portiere Oblak, sloveno come Handanovic, da cui ha ereditato il posto in nazionale. Parando i rigori di Sanchez e Klaassen, ha mandato ai quarti di finale l’Atletico, spezzando i sogni europei dell’Inter, che per la seconda volta dopo la finale di Istanbul saluta la Champions davanti all’arbitro Marciniak. Ci si è messo anche Lautaro, che dopo una partita di lotta ma senza slanci ha calciato alto, confermandosi nemico del dischetto, vanificando il valore della parata di Sommer su Saul, e rendendo inutile l’ultimo rigore degli spagnoli. I duelli fra portieri e tiratori sono arrivati al termine di una partita che avrebbe potuto punire l’Inter già nel tempo regolare, in un’inversione di quanto visto a Milano. Come al Meazza erano stati i nerazzurri a raccogliere meno di quel che avevano seminato, vincendo 1-0 con gol di Arnautovic, la stessa sorte è toccata all’Atletico, che va ai quarti, mentre all’Inter non resta che concentrarsi sul campionato.
MADRID – L’eroe della serata è il portiere Oblak, sloveno come Handanovic, da cui ha ereditato il posto in nazionale. Parando i rigori di Sanchez e Klaassen, ha mandato ai quarti di finale l’Atletico, spezzando i sogni europei dell’Inter, che per la seconda volta dopo la finale di Istanbul saluta la Champions davanti all’arbitro Marciniak. Ci si è messo anche Lautaro, che dopo una partita di lotta ma senza slanci ha calciato alto, confermandosi nemico del dischetto, vanificando il valore della parata di Sommer su Saul, e rendendo inutile l’ultimo rigore degli spagnoli. I duelli fra portieri e tiratori sono arrivati al termine di una partita che avrebbe potuto punire l’Inter già nel tempo regolare, in un’inversione di quanto visto a Milano. Come al Meazza erano stati i nerazzurri a raccogliere meno di quel che avevano seminato, vincendo 1-0 con gol di Arnautovic, la stessa sorte è toccata all’Atletico, che va ai quarti, mentre all’Inter non resta che concentrarsi sul campionato.
Una cattiva notizia per le casse del club, ma che non ridimensiona il valore di una stagione fin qui eccezionale, né penalizza (almeno per ora) l’Italia nella corsa alle cinque squadre in Champions per la prossima edizione. Di certo c’è che ora, dopo l’eliminazione di Lazio e Napoli, non ci sono più club di Serie A a giocare per la coppa. Come previsto, l’Atletico al fischio d’inizio ha scatenato una tempesta, alimentata e sostenuta dal vento del tifo. Il Cholo si è affidato alle incursori a Lino e Molina, indiavolati sulle fasce, alla prestanza di Morata, lasciato lì in mezzo a fare il centravanti vero, e alla qualità di Griezmann, incaricato di girargli intorno. Di risposta Inzaghi si è sgolato, Calhanoglu ha predicato calma, Sommer ha parato il parabile, e dopo un quarto d’ora di apnea l’Inter è ha tirato fuori la testa dell’acqua.
Prima un diagonale di Dumfries. Poi la palla deliziosa di Barella per Dimarco, che, in corsa senza pensarci, ha rivelato un segreto: ha anche un piede destro. Minuto 33’, Atletico 0, Inter 1. Ma sono bastati poco più di 120 secondi al piccolo genio francese, sempre più ruvido e rapace col passare degli anni, a sfruttare un involontario assist di Pavard e pareggiare il conto. Anche nella ripresa, al via, i colchoneros hanno imposto il loro ritmo, guidati dal Cholo, impegnato ad attizzare il fuoco del pubblico almeno quanto a dirigere i giocatori in campo.
L’Inter, a differenza che nel primo tempo, non è riuscita a rispondere colpo su colpo. Si è chiusa in una difesa mourinhana, che ha retto fino a quando nel finale al posto di Morata è entrato Depay, famelico e implacabile, che ha prima ha preso un palo e poi, di nuovo su assist di Koke, ha segnato il gol del 2-1 regalando a tutti mezz’ora di calcio in più, in cui si è giocato ragionevolmente poco, ma si è corso più di quanto ci si potesse aspettare. Notevole, anche se poco adatta agli highlights, la strizzata di Thuram a Savic, remake meno truce di quella di Vinnie Jones a Gascoigne.
Nel secondo dei due tempi di recupero, l’Inter ha trovato finalmente la sicurezza che cercava, riportando un equilibrio tardivo in una partita che a lungo non ne ha avuto.I nerazzurri ora si preparano a ricevere il Napoli domenica, partita del simbolico passaggio di testimone fra gli azzurri, campioni d’Italia uscenti, e i loro probabilissimi successori. Fra le due squadre in classifica ci sono 31 punti. Ma è probabile che Inzaghi vorrà comunque schierare la miglior formazione possibile, per i punti, per avvicinare la vittoria matematica del Tricolore, perché l’imminente pausa per le nazionali lo consente, e perché non ha più altri impegni a cui pensare.
Atletico Madrid-Inter 5-3 (1-1; 2-1; 2-1; 2-1) dopo i calci di rigore
Atletico Madrid (3-5-2): Oblak; Witsel, Savic, Hermoso; Molina (34' st Barrios), Llorente (9' pts Azpilicueta), Koke, De Paul (26' st Correa), Lino (26' st Riquelme); Morata (34' st Depay), Griezmann (1' sts Saul) . All.: Simeone.
Inter (3-5-2): Sommer; Pavard, De Vrij, Bastoni (28' st Acerbi); Dumfries (28' st Darmian), Barella (39' st Frattesi), Calhanoglu, Mkhitaryan (6' sts Klaassen), Dimarco (39' st Bisseck); Thuram (12' pts Sanchez), Lautaro All.:S. Inzaghi
Arbitro: Marciniak (Polonia).
Reti: nel pt 33' Dimarco, 35' Griezmann; nel st 42' Depay.
Angoli: 5-1 per l'Atletico Madrid.
Recupero: 1' e 0'; 3' e 0'.
Ammoniti: Bisseck, Acerbi, Calhanoglu, Hermoso e Koke per gioco falloso.
Spettatori: 69.196.
Sequenza rigori: Calhanoglu (gol), Depay (gol), Sanchez (parato), Saul (parato), Klaassen (parato), Riquelme (gol), Acerbi (gol), Correa (gol), Lautaro (fuori).