Inter, Calhanoglu e lo scudetto nel derby: “Per me non conta, non voglio mettere benzina sul fuoco”
di Franco VanniUDINE – Quando due anni fa il Milan vinse lo scudetto, Zlatan Ibrahimovic, ai tempi ancora calciatore, incitò la piazza festante a insultarlo: “Oh, mandate un messaggio ad Hakan”. Ora che potrebbe prendersi la sua rivincita, il regista dell’Inter squadra capolista, passato nell’estate del 2021 dalla maglia rossonera a quella nerazzurra, sceglie invece toni pacati. Quando in diretta a Dazn gli è stato chiesto cosa significherebbe per lui vincere lo scudetto nel derby, il prossimo 22 aprile, ha risposto: “Non voglio mettere benzina sul fuoco, voglio stare tranquillo. Ho sempre augurato il meglio ai miei ex compagni. Parlo spesso con Maldini e Massara, abbiamo un bel rapporto. È una storia chiusa. Vincere lo scudetto nel derby o meno cambia poco, l'importante è vincerlo. Sarebbe la prima volta per me".
Il rigore dei record
Se volentieri si sottrae alla polemica, Calhanoglu invece non viene meno alle proprie responsabilità quando si tratta di fare la differenza per la squadra. A part…
UDINE – Quando due anni fa il Milan vinse lo scudetto, Zlatan Ibrahimovic, ai tempi ancora calciatore, incitò la piazza festante a insultarlo: “Oh, mandate un messaggio ad Hakan”. Ora che potrebbe prendersi la sua rivincita, il regista dell’Inter squadra capolista, passato nell’estate del 2021 dalla maglia rossonera a quella nerazzurra, sceglie invece toni pacati. Quando in diretta a Dazn gli è stato chiesto cosa significherebbe per lui vincere lo scudetto nel derby, il prossimo 22 aprile, ha risposto: “Non voglio mettere benzina sul fuoco, voglio stare tranquillo. Ho sempre augurato il meglio ai miei ex compagni. Parlo spesso con Maldini e Massara, abbiamo un bel rapporto. È una storia chiusa. Vincere lo scudetto nel derby o meno cambia poco, l'importante è vincerlo. Sarebbe la prima volta per me".
Il rigore dei record
Se volentieri si sottrae alla polemica, Calhanoglu invece non viene meno alle proprie responsabilità quando si tratta di fare la differenza per la squadra. A partire dai rigori: non pretende di calciarli tutti, ma quando gli vengono affidati non si tira indietro. Delle dieci reti che ha segnato in stagione, otto sono arrivate dal dischetto. L’ultimo, ieri sera a Udine. "Lautaro sta facendo un gran lavoro per la squadra, se lui vuole calciare un rigore non dico nulla, è il nostro capitano. In questo caso ha scelto di darmi il pallone, è stato un bel segnale". E anche una buona scelta: rincorsa breve, palla bassa, gol. “Sul rigore, per la prima volta, ho sentito la pressione, tanti avevano voglia che sbagliassi". E invece no: con il gol del turco dagli undici metri, l’Inter diventa la prima squadra nella storia della Serie A ad avere segnato almeno un gol in tutte le prime 31 partite del campionato.
Hakan e il dischetto
Non avendone mai sbagliato uno, da quando gioca in Serie A, Calhanoglu si sta ormai abituando alle domande sui segreti dell’arte del tiro da fermo. Ieri sera, ha risposto così: “Il portiere dell'Udinese è molto alto. Ho aspettato fino all'ultimo per scegliere dove calciare. Loro ora mi studiano, è sempre importante cambiare diversificare perché metti in difficoltà gli avversari”. Quanto al peso di presentarsi da ormai probabilissimi futuri campioni d’Italia, con 26 vittorie su 31 partite, ha detto: "Quando si avvicina l'obiettivo, c'è più attenzione. E non vuoi sbagliare. Ci sono tante emozioni. Dopo la partita abbiamo festeggiato perché è stato importante. L'udinese è una squadra tosta, hanno sempre aspettato e giocavano in contropiede. Il gol loro nasce da un mio errore, alla fine siamo rientrati ben dagli spogliatoi.
L’eredità di Brozovic in regia
Se Lautaro è il capitano indiscusso di questa Inter, Barella l’anima, Pavard la bandiera, Thuram la più bella sorpresa, a Calhanoglu spetta il compito più complicato: quello di metronomo ed equilibratore, ereditato da un maestro del ruolo come Brozovic. “Corro in maniera diversa, da mezz'ala devi coprire più spazio. Ora devo fare dei movimenti per aiutare la difesa. Quando c'era Brozovic non ero ancora pronto. Quando lui si è fatto male, il mister mi ha parlato. Ho fatto tanti sacrifici in allenamento, con lo staff tecnico per capire cosa fare. Ho giocato anche in nazionale in questo ruolo, i giocatori che sono intelligenti reagiscono subito. Mi piace giocare da regista", ha raccontato dopo la vittoria di Udine.