La Grande Inter di Herrera e la prima stella nel 1966: “La desideravo come un francobollo raro”
di Furio ZaraLo scudetto della prima Stella conquistato nel 1966 coincide con lo zenit e il nadir della Grande Inter di Herrera, il punto più alto dell’epopea tiene in grembo l’inizio di un tramonto che prenderà forma da lì a breve. Quelli che intercorrono dal 1963 al 1966 sono i tre anni in cui l’Inter prende in ostaggio la cronaca, entra spavalda nella leggenda, costruisce quel mito che dura ancora oggi. In bacheca finiscono tre scudetti (1963, 1965 e 1966), due Coppe dei Campioni (1964 e 1965) e due Coppe Intercontinentali (1964 e 1965): nessun’altra squadra italiana fino a quel momento ha vinto così tanto in così poco tempo. E’ l’Inter che fa iniziare la filastrocca con Sarti, Burgnich e Facchetti, che si avvale del senso tattico di Picchi, della regia illuminata di Luisito Suarez e dei dribbling repentini di Sandrino Mazzola; è l’Inter che si consegna all’estasi con le punizioni a foglia morta di Mariolino Corso e che marca le notti di coppa con i guizzi di Jair prima e di Peirò poi.
Lo scudetto della prima Stella conquistato nel 1966 coincide con lo zenit e il nadir della Grande Inter di Herrera, il punto più alto dell’epopea tiene in grembo l’inizio di un tramonto che prenderà forma da lì a breve. Quelli che intercorrono dal 1963 al 1966 sono i tre anni in cui l’Inter prende in ostaggio la cronaca, entra spavalda nella leggenda, costruisce quel mito che dura ancora oggi. In bacheca finiscono tre scudetti (1963, 1965 e 1966), due Coppe dei Campioni (1964 e 1965) e due Coppe Intercontinentali (1964 e 1965): nessun’altra squadra italiana fino a quel momento ha vinto così tanto in così poco tempo. E’ l’Inter che fa iniziare la filastrocca con Sarti, Burgnich e Facchetti, che si avvale del senso tattico di Picchi, della regia illuminata di Luisito Suarez e dei dribbling repentini di Sandrino Mazzola; è l’Inter che si consegna all’estasi con le punizioni a foglia morta di Mariolino Corso e che marca le notti di coppa con i guizzi di Jair prima e di Peirò poi.
15 maggio 1966
Sono passati 58 anni dalla fondazione (1908), il decimo scudetto arriva il 15 maggio 1966, con un 4-1 casalingo contro la Lazio. L’eroe della domenica è Suarez, che segna il gol del vantaggio (su punizione, sfilando la battuta a Corso) e provoca l’autogol di Governato. Sono di Mazzola e Domenghini gli altri gol della quaterna. La partenza in campionato è fulminea, conseguenza di una preparazione atletica pensata per il doppio incontro di inizio settembre con l’Independiente per la Coppa Intercontinentale: 3-0 a San Siro, 0-0 ad Avellaneda, si festeggia. Alla 9ª giornata l’Inter prova la fuga, al giro di boa è campione d’Inverno. A tallonare i nerazzurri ci sono Napoli e Milan, che però in primavera rallentano. La marcia verso il titolo prosegue, così come la corsa in Coppa dei Campioni, che però si ferma in semifinale, a metà aprile, contro il Real Madrid. E’ il momento più difficile della stagione, il Bologna - che ha risalito la classifica e contro cui due anni prima l’Inter ha perso lo spareggio-scudetto - è a -5 punti dalla capolista. Lo scontro diretto vinto dal Bologna 2-1 riduce le distanze. L’ansia si fa sentire, l’Inter si presenta agli ultimi 120 minuti con un +3. Il 4-1 alla Lazio alla penultima giornata dà la matematica certezza della prima Stella e le consente di chiudere il campionato da imbattuta in casa.
Come la Juve
L’impresa di cucirsi la Stella sul petto in precedenza è riuscita solo alla Juventus nel 1958. Il miglior marcatore dell’Inter è Mazzola, che realizza 19 gol, ma deve cedere lo scettro di capocannoniere della Serie A a Luis Vinicio del Lanerossi Vicenza, a segno per 25 volte (al secondo posto Sormani del Milan con 21 reti). E’ un’Inter che gioca senza un vero centravanti di ruolo, tanto che Herrera lì davanti schiera spesso Domenghini, che lo ripaga con gli interessi: i suoi 12 gol in campionato rappresentano la miglior stagione realizzativa della sua carriera. Un’altra novità tattica è costituita dall’avanzamento di Facchetti, che il Mago in qualche occasione sperimenta nel ruolo di ala sinistra. Non è un caso che anche Giacinto vada in doppia cifra per la prima volta: 10 i suoi gol in campionato, record per un difensore di Serie A e record personale. In squadra, a fare da comprimari, ci sono anche calciatori che faranno fortuna altrove: Ciccio Cordova e Bobo Gori gli esempi più eclatanti. Quella domenica - il 15 maggio 1966 - i giocatori dell’Inter fanno un regalo al loro presidente, Angelo Moratti. E’ una grande stella tutta d’oro con lo scudetto in smalto tricolore al centro. Moratti, visibilmente commosso, detta ai cronisti la sua emozione: “Desideravo questa stella come un francobollo raro”. Poi la prende e la richiude in una scatola, appoggiando a fianco un mazzo di rose rosse.