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Pavard, l’intervista: “Ho scelto l'Inter in volo su Milano”

Pavard esulta durante il derby contro il Milan (afp)
Il difensore francese, tra i protagonisti del tricolore: “Da bambino sceglievo i nerazzurri alla playstation per i tiri di Adriano. Idoli? Zidane e Sergio Ramos. Un tackle per me è meglio di un gol”
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APPIANO GENTILE – Sul pullman della festa nerazzurra, è stato il primo a lanciare cori per Simone Inzaghi. “Li merita, da parte dei fan e anche della squadra. Era importante che fossimo noi calciatori a gridare per primi il suo nome. La seconda stella è arrivata grazie al lavoro di tutti, ma è lui il mister”, racconta Benjamin Pavard che, da lassù, ha visto in mezzo alla folla anche i suoi genitori, arrivati a Milano dalla Francia. “Mi sono emozionato. Sapevo che mi aspettavano da quattro ore. Erano felici, mamma spingeva, voleva vedermi. Papà sorrideva. Sono orgoglioso di far vivere loro momenti così”.

Sul cartello d’ingresso al suo paese c'è scritto “città di Benjamin Pavard”.
“Mi fa piacere. I miei, quando ci passano davan…

APPIANO GENTILE – Sul pullman della festa nerazzurra, è stato il primo a lanciare cori per Simone Inzaghi. “Li merita, da parte dei fan e anche della squadra. Era importante che fossimo noi calciatori a gridare per primi il suo nome. La seconda stella è arrivata grazie al lavoro di tutti, ma è lui il mister”, racconta Benjamin Pavard che, da lassù, ha visto in mezzo alla folla anche i suoi genitori, arrivati a Milano dalla Francia. “Mi sono emozionato. Sapevo che mi aspettavano da quattro ore. Erano felici, mamma spingeva, voleva vedermi. Papà sorrideva. Sono orgoglioso di far vivere loro momenti così”.

Sul cartello d’ingresso al suo paese c'è scritto “città di Benjamin Pavard”.
“Mi fa piacere. I miei, quando ci passano davanti tornando dal lavoro, si sentono fieri. Vengono ripagati dei sacrifici che hanno fatto per me. Ho lasciato casa a dieci anni per giocare a calcio. Sono figlio unico, è stata dura per loro. Quel cartello è una ricompensa. È a loro che mi ispiro nella vita. Papà per la forza mentale, mamma per la calma”.

Perché un bambino di Jeumont sceglieva l'Inter alla playstation?
“Era davvero forte. Mi ricordo ancora i tiri di Adriano”.

Il nord della Francia viene raccontato nel film “Benvenuti al Nord”. Siete veramente così lassù?
“Io l’accento non ce l'ho. Alcuni lo amano, altri meno. Quello su cui il film non mente, è che da noi trovi persone adorabili, dal cuore d’oro. In Italia avete conosciuto Papin, anche lui è delle mie parti”.

Sua madre avrebbe voluto che lei giocasse a basket.
“Ci giocava lei, prima che io nascessi. Era brava. Ma la palla da basket la usavo per palleggiare coi piedi, come le palline da tennis”.

Ricorda la sua prima partita di calcio?
“Figuriamoci. Non ricordo nemmeno cosa ho fatto tre settimane fa”.

Com'è stato andare via di casa così piccolo?
“Molto difficile. Non sono stati momenti belli. Il giorno in cui avrò figli non consiglierò loro di fare la mia stessa scelta. Però se oggi sono dove sono è anche grazie a quel percorso in salita”.

Pavard durante i festeggiamenti per lo scudetto 

Quanti figli le piacerebbe avere?
“Due o tre”.

Che lavoro avrebbe voluto fare se non avesse fatto il calciatore?
“Il tennista. O forse il modello”.

A giudicare dai commenti sui social, i belli dell’Inter siete lei e Sommer. Chi di più?
“Ognuno ha il suo fascino. Tutti insieme siamo un bel gruppo, quello sì”.

Ha raccontato di aver attraversato un periodo difficile durante il Covid. È importante per un uomo esprimere le proprie emozioni?
“Non è stato facile. Ho voluto esternare quello che sentivo in quel periodo, in segno di vicinanza alle tante persone che potevano rivedersi in me. È un fatto di condivisione”.

Aveva mai visto una festa come quella nerazzurra per un trofeo?
“A Stoccarda sì, per la promozione in Bundesliga. Al Bayern Monaco, meno. Poi c’è il Mondiale con la Francia. È stato incredibile, ma il pullman a Parigi viaggiava più spedito, non ci abbiamo messo otto ore come a Milano”.

Lei in nazionale gioca con Giroud, Theo e Maignan. Vi siete sentiti in queste settimane?
“Prima della partita con il Mlan li avevo stuzzicati, dicendo loro che saremmo diventati campioni contro il Milan. Siamo amici, ma il derby è il derby. In campo con Theo ci siamo affrontati, scontrati, spinti”.

Perché ha deciso di lasciare il Bayern Monaco per l’Inter?
“Lì avevo vinto tutto e ho capito che era il momento di cambiare. A 27 anni cercavo una nuova avventura, dopo sette anni in Germania. Volevo conoscere l’Italia, vivere la passione della Serie A. Poi c’è la tattica. A Monaco giocavo terzino, qui centrale, il ruolo che preferisco”.

Pavard festeggia la vittoria dello scudetto (afp)

Inzaghi le chiede di attaccare. In questa stagione ha servito tre assist. Si diverte?
“Certo. Inzaghi ci lascia molta libertà. Avevo già giocato in difese a tre, ma si trattava soprattutto di coprire. Qui è un continuo dai e vai. Dobbiamo salire, creare spazio, dialogare con il regista”.

Lei ha segnato il gol più bello del mondiale 2018, contro l’Argentina. È vero che ha passato la notte a guardare video di quel gol?
“Sui social network la clip era ovunque, era difficile non guardarlo. Vado fiero di quel gol, che ha rimesso in partita la Francia. Ma a me più che segnare interessa vincere”.

In quale partita le piacerebbe fare il primo gol da interista?
“Nel derby, ovviamente. Ma sarebbe bello anche in Inter-Juve”.

L'idea di Benji l'interista, come è nata?
“In aereo, venendo a Milano, chiacchierando con un amico. Avevo forzato per lasciare Monaco. Volevo l'Inter, che mi seguiva da tempo”.

Com’è Lautaro come capitano?
“Una super persona. Un vero leader e un grandissimo giocatore".

Sta trattando il rinnovo con l’Inter.
“Spero rimanga con noi a lungo”.

Quale è il segreto di Inzaghi nella gestione del gruppo?
“L’attenzione ai dettagli. Non sottovaluta niente. E la sua mentalità è condivisa da tutti alla Pinetina. Per questo stiamo così bene insieme. Tiene tantissimo a ogni particolare. Lo si capisce da come si agita in panchina. All’inizio lo guardavo con stupore, non avevo mai visto niente del genere. Poi ho capito. Anche dopo la vittoria del campionato, ci ha detto che è importante vincere le gare che restano”.

Dove può arrivare questa Inter?
“Non ci poniamo limiti. Dobbiamo restare campioni d’Italia, pur sapendo che è molto difficile confermarsi. In Italia negli ultimi anni il vincitore del campionato è cambiato spesso. Ma siamo sulla buona strada. E abbiamo tifosi fantastici, a San Siro e in trasferta”.

Chi è il suo idolo nel calcio?
“Il primo è stato Zidane, quando ancora giovavo centrocampista. Fra i difensori, dico Sergio Ramos”.

Nel derby ha esultato dopo un tackle su Leao come fosse un gol.
“Preferisco fare una bella scivolata che un gol. Per un difensore, un tackle può valere vale quanto una rete. E quello era il caso”.

Come arriva la Francia all’Europeo?
“Sappiamo di essere fra i favoriti. Abbiamo una rosa molto forte e un grande allenatore. Non dobbiamo metterci troppa pressione. Abbiamo già giocato in grandi competizioni, imparando dai momenti belli e da quelli difficili. Ora devo fare bene le ultime gare con l’Inter, sperando di essere convocato da Deschamps”.

E l'Italia?
“Non va sottovalutata. Spalletti è bravissimo, ha fatto molto bene a Napoli, e ha grandi calciatori. Alcuni giocano con me all’Inter”.

Qual è il suo sogno come giocatore?
“Era essere professionista e l’ho superato molto presto. Ho vinto tanto, ma nel mio armadio i trofei non sono ancora abbastanza. Ora spero di vincere l’Europeo".

Come immagina la vita dopo il ritiro?
“Non so in che ruolo, ma continuerò nel calcio. A Lille, nei giorni di riposo, andavo a vedere i miei amici giocare in squadre di dilettanti. A casa guardo partite di terza e quarta divisione e studio tutte le classifiche. Vittorie e fama non mi hanno cambiato. Non dimentico da dove vengo e come sono stato educato. Provo ad essere il più semplice possibile”.

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