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Inter, in Libia vince l’Atletico ai rigori. Luis Henrique delude, bene il baby regista Bovo

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L’amichevole di Bengasi contro i Colchoneros poteva essere l’occasione per l’esterno brasiliano per mettersi in mostra. Invece né lui né Diouf hanno brillato. Dopo l’1-1 nei tempi regolamentari (gol di Martin e Bisseck) dal dischetto hanno sbagliato Henrique e Acerbi
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MILANO – Un’amichevole a quasi 1.800 chilometri da Milano, con andata e ritorno in giornata. È stato tutt’altro che rilassante l’allenamento dell’Inter, che a Bengasi, in Libia, ha sfidato l’Atlético Madrid. A fronteggiarsi, inevitabilmente, sono state due formazioni fortemente rimaneggiate, a causa degli impegni dei campioni con le rispettive nazionali. Alla fine ha vinto ai rigori l’Atlético, che di fronte al pubblico libico – numerosissimo sugli spalti del Benghazi International Stadium – ha schierato stelle come Koke e Griezmann. Il tempo regolamentare era terminato 1-1, con reti di Carlos Martín per i Colchoneros, nel primo tempo, e pareggio di Bisseck nella ripresa.

Una formazione molto rimaneggiata

Di certo, il prossimo 26 novembre, quando le due squadre si incontreranno in Champions League al Metropolitano, le formazioni saranno ben diverse. A Bengasi, Chivu ha schierato all’inizio una squadra giovane, con molti ragazzi in prestito dall’Under 23 e dalla Primavera. In porta spa…

MILANO – Un’amichevole a quasi 1.800 chilometri da Milano, con andata e ritorno in giornata. È stato tutt’altro che rilassante l’allenamento dell’Inter, che a Bengasi, in Libia, ha sfidato l’Atlético Madrid. A fronteggiarsi, inevitabilmente, sono state due formazioni fortemente rimaneggiate, a causa degli impegni dei campioni con le rispettive nazionali. Alla fine ha vinto ai rigori l’Atlético, che di fronte al pubblico libico – numerosissimo sugli spalti del Benghazi International Stadium – ha schierato stelle come Koke e Griezmann. Il tempo regolamentare era terminato 1-1, con reti di Carlos Martín per i Colchoneros, nel primo tempo, e pareggio di Bisseck nella ripresa.

Una formazione molto rimaneggiata

Di certo, il prossimo 26 novembre, quando le due squadre si incontreranno in Champions League al Metropolitano, le formazioni saranno ben diverse. A Bengasi, Chivu ha schierato all’inizio una squadra giovane, con molti ragazzi in prestito dall’Under 23 e dalla Primavera. In porta spazio a Martínez. In difesa, con Bisseck e Acerbi, è sceso in campo Palacios. Sulle fasce, Darmian e Luis Henrique. A centrocampo, il tecnico rumeno si è affidato al nuovo acquisto Diouf, al veterano Mkhitaryan e al giovanissimo Bovo. In attacco, accanto a Bonny, il 19enne Spinaccé.

Le buone notizie per Chivu

Molto bene a centrocampo Bovo, regista dell’Under 23 di Vecchi: cercato dai compagni e sempre pronto. Bene anche un altro ragazzino, l’attaccante classe 2006 ex Hellas Verona Richi Agbonifo, più vivace di Bonny, che era stato chiamato a sostituire. Notevole la prestazione di Acerbi, che ha preso l’impegno sul serio, onorandolo come una partita vera. Anche per questo non meritava di sbagliare il rigore che – dopo l’errore di Luis Henrique – è costato ai nerazzurri la sconfitta.

Luis Henrique di nuovo deludente

Più che per il rigore fallito, Luis Henrique può essere criticato per la mancanza di iniziativa: in una serata di difese blande avrebbe potuto mettere in mostra il suo repertorio di dribbling e scatti. Non ha brillato nemmeno Diouf, e viene da pensare che non sia solo per un ritardo nell’adattamento se finora Chivu lo ha impiegato solo in due occasioni, entrambe a San Siro e sempre nel finale di partite già vinte: 11 minuti contro il Torino – senza errori ma senza guizzi – e 15 contro la Cremonese. In quell’occasione, entrato sul 4-0, in un quarto d’ora perse due palloni sanguinosi, il secondo dei quali costò il gol della bandiera firmato da Bonazzoli all’87’.

Il senso della partita

La “Coppa della Ricostruzione” tra Inter e Atlético Madrid a Bengasi è stata voluta dal generale Khalifa Haftar per mostrare al mondo la sicurezza e la rinascita della Cirenaica. L’evento è stato promosso dal Fondo per lo Sviluppo e la Ricostruzione. Lo stadio, da 41.500 posti, è stato ricostruito da imprese turche, simbolo dell’influenza di Ankara nella Libia di oggi, ancora divisa e turbolenta, soprattutto nelle regioni occidentali. L’iniziativa si inserisce nella strategia di Haftar – uomo forte dell’Est, appoggiato da Russia, Egitto ed Emirati – di usare il calcio come strumento di propaganda. Anche l’Italia ha partecipato alla “diplomazia del pallone”, ospitando le finali del campionato libico nelle ultime due edizioni.

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