MILANO – Ancor più del gol, a Lautaro manca il sorriso. E se riuscirà a piegare all’insù le labbra, senza farsi schiacciare dalla pressione, le reti arriveranno. È questa la ricetta di Cristian Chivu, allenatore professionista e psicologo dilettante, per ridestare l’argentino dal torpore dell’ultimo mese in campionato. «A Lautaro ho fatto un gesto: sorridi», ha raccontato, sollevando le estremità della bocca con gli indici. Poi ha snocciolato il triplete dei suoi valori: «Felicità, passione, leadership. A Lautaro, la responsabilità annebbia i pensieri, che diventano negativi. Gli ho detto: sai chi sei, quanto lavoro fai e quanto ti ammiriamo. Impara a sorridere un po’ di più».
La gara con il Kairat
Per la seduta a distanza al suo capitano, C…
MILANO – Ancor più del gol, a Lautaro manca il sorriso. E se riuscirà a piegare all’insù le labbra, senza farsi schiacciare dalla pressione, le reti arriveranno. È questa la ricetta di Cristian Chivu, allenatore professionista e psicologo dilettante, per ridestare l’argentino dal torpore dell’ultimo mese in campionato. «A Lautaro ho fatto un gesto: sorridi», ha raccontato, sollevando le estremità della bocca con gli indici. Poi ha snocciolato il triplete dei suoi valori: «Felicità, passione, leadership. A Lautaro, la responsabilità annebbia i pensieri, che diventano negativi. Gli ho detto: sai chi sei, quanto lavoro fai e quanto ti ammiriamo. Impara a sorridere un po’ di più».
La gara con il Kairat
Per la seduta a distanza al suo capitano, Chivu ha scelto la conferenza stampa di presentazione della partita di questa sera a San Siro contro il Kairat, matricola della Champions League, che dopo avere incassato 9 reti in due partite con Sporting Lisbona e Real Madrid, è riuscita a pareggiare con il Pafos. E quale miglior vetrina dell’Europa per infondere buon umore a Lautaro? Che lo faccia partire titolare al fianco di Pio Esposito, come è probabile, o che lo lanci a gara in corso, Chivu sa che è nelle notti stellate che il Toro si esalta. Nel 3-0 a San Siro che ha steso lo Slavia Praga, ha firmato una doppietta. E il 21 ottobre scorso, a Bruxelles, ha contribuito con un gol al 4-0 contro l’Union Saint-Gilloise. In campionato il suo rendimento è meno brillante. Dopo dieci partite è fermo a tre gol. Un dato che, proiettato sull’intera stagione, lo porterebbe a chiudere a 11, pochi per i suoi standard. Peraltro, non ha mai segnato in scontri diretti: Torino, Cagliari e Cremonese, lo scorso 4 ottobre. Nelle successive quattro gare il suo contributo al pallottoliere è stato nullo.
Il caso che non c’è
Nel sollevare il caso Lautaro, Chivu ha assicurato che per lui un caso Lautaro non c’è, replicando un artificio retorico tipico del suo maestro, Mourinho: innescare e subito disinnescare la bomba mediatica, evitando che possa deflagrare. «Lautaro non è un caso, basta vedere come lavora. In Serie A siamo la squadra che ha fatto più gol. Recuperato Thuram, ho quattro attaccanti. E quando non segna un attaccante, segna un difensore o un centrocampista». È vero, lo dimostrano le cinque reti di Çalhanoglu, in testa alla classifica dei marcatori. Poi Chivu ha fatto un’aggiunta sorprendente, perché contraddice il se stesso di un mese fa, quando sosteneva che l’importante fosse anzitutto non prenderle: «Qualcuno tira in mezzo i gol subiti, ma io a volte, anziché 1-0, preferisco vincere 4-3». Così aumenta la possibilità che a buttare un pallone in porta sia Lautaro, che ha più volte definito i periodi di carestia realizzativa come «i più brutti della mia vita». Se poi un suo gol questa sera portasse un’altra vittoria in Champions — dove l’Inter veleggia a pieni punti, con una differenza reti di più 9 — tanto meglio. Perché sarà anche vero, come sostiene Chivu, che «bisogna sapere perdere per vincere». Ma le vittorie portano sorrisi, e il cerchio si chiude.