Bus, frontiere e stadi in prestito: la Champions in esilio dello Shakhtar. Prossima tappa a San Siro
di Franco VanniMILANO – Spostamenti in pullman o in treno fino al confine con la Polonia, e da lì voli internazionali per raggiungere gli stadi in cui giocare. Lo Shakhtar Donetsk, che affronterà l’Inter a San Siro, è la squadra in esilio di questa Champions League. I ragazzi del tecnico turco Arda Turan sono ormai abituati alle enormi difficoltà delle trasferte, che nelle coppe Uefa sono di fatto tutte le partite, visto che l’Ucraina è off-limits.
Un pellegrinaggio lungo 12 anni
Da dodici anni lo Shakhtar rappresenta Donetsk nei grandi stadi d’Europa, senza poter tornare nel proprio. In questa stagione gioca il campionato ucraino all’Arena Lviv di Leopoli, nell’ovest del Paese, meno esposto agli attacchi russi. Per la Champions utilizza lo Stamford Bridge di Londra, grazie a un accordo con il Chelsea. In passato ha giocato le coppe europee anche in Polonia e Germania, mentre per il campionato si è trasferito fra Leopoli, Charkiv e Kiev.
MILANO – Spostamenti in pullman o in treno fino al confine con la Polonia, e da lì voli internazionali per raggiungere gli stadi in cui giocare. Lo Shakhtar Donetsk, che affronterà l’Inter a San Siro, è la squadra in esilio di questa Champions League. I ragazzi del tecnico turco Arda Turan sono ormai abituati alle enormi difficoltà delle trasferte, che nelle coppe Uefa sono di fatto tutte le partite, visto che l’Ucraina è off-limits.
Un pellegrinaggio lungo 12 anni
Da dodici anni lo Shakhtar rappresenta Donetsk nei grandi stadi d’Europa, senza poter tornare nel proprio. In questa stagione gioca il campionato ucraino all’Arena Lviv di Leopoli, nell’ovest del Paese, meno esposto agli attacchi russi. Per la Champions utilizza lo Stamford Bridge di Londra, grazie a un accordo con il Chelsea. In passato ha giocato le coppe europee anche in Polonia e Germania, mentre per il campionato si è trasferito fra Leopoli, Charkiv e Kiev.
Le trasferte attraverso Polonia e Slovacchia
Lo Shakhtar non gioca a Donetsk dal 2014, quando la città fu occupata dai separatisti filorussi, prima dell’invasione russa su larga scala del 2022. Da allora lo spazio aereo ucraino è chiuso ai voli civili. Per le trasferte internazionali, la squadra deve raggiungere in autobus o in treno la Polonia o la Slovacchia, attraversare il confine e prendere un aereo. I viaggi possono richiedere 10-15 ore via terra e diversi giorni fra andata e ritorno, sottraendo tempo agli allenamenti e al recupero. In campionato, gli allarmi antiaerei possono interrompere le partite, costringendo tutti a raggiungere i rifugi.
I problemi economici e la causa alla FIFA
Giocare in esilio comporta costi aggiuntivi per stadi, viaggi e soggiorni. Nel 2022 la FIFA ha inoltre introdotto l’Allegato 7, norma che consente a giocatori e allenatori stranieri di sospendere unilateralmente i contratti con i club ucraini. Lo Shakhtar ha perso così diversi calciatori, in alcuni casi senza incassare nulla dalle loro cessioni: da David Neres a Tetê, da Manor Solomon a Marlon, tornato nel 2025. Il club ha avviato una battaglia legale contro la FIFA, rivolgendosi al Tribunale arbitrale dello sport e alle istituzioni europee, e chiedendo circa 50 milioni di risarcimento. Secondo la società, la norma ha favorito i club stranieri a danno di quelli ucraini. Oggi, comunque, oltre metà della rosa è composta da stranieri, fra cui 15 brasiliani.
Il calcio nonostante la guerra
Nonostante tutto, lo Shakhtar continua a competere ai vertici del campionato ucraino, di cui è capolista dopo nove giornate, e a partecipare alle coppe europee. Si è dimostrata una delle squadre più in forma di questa Champions, conquistando quattro punti nelle prime due partite, grazie a un pareggio per 1-1 con il PSV in trasferta a Eindhoven, e alla vittoria per 3-1 contro l’AEK Atene a Londra. Risultati ottenuti in condizioni molto diverse da quelle delle altre squadre europee.
Che cosa significa essere in esilio
Per lo Shakhtar, l’esilio non significa solo difficoltà logistiche, ma anche avere perso il contatto con la propria città, lo stadio e gran parte dei tifosi. I giocatori con meno anzianità nel club non hanno mai nemmeno conosciuto la città di Donetsk prima della guerra. Il club continua però a conservarne nome, colori e storia. L’obiettivo dichiarato è tornare un giorno alla Donbass Arena, stadio da oltre 50 mila posti inaugurato nel 2009 e utilizzato agli Europei del 2012. E riportare a Donetsk anche i tifosi, molti dei quali sono fuggiti in altre città ucraine o all’estero.