Intanto nello specchietto retrovisore si rivede il Milan, provvisoriamente terzo a -8: "Lo ribadisco: è un campionato molto molto aperto. In tanti sotto sotto covano il desiderio di remuntada. Anche se Allegri non è d'accordo con le dichiarazioni di Galliani: per il tecnico rossonero la Juve ha vinto lo scudetto al 99,9%. Giustamente, sperano di fare una rimonta straordinaria. Sono a -8, ci attende uno scontro diretto: tutto è ancora possibile per il Milan, per il Napoli e anche per la Lazio".
Ma a tenere banco, a Vinovo, è soprattutto il futuro di Conte, oggetto del desiderio di alcuni top club europei, in testa il Chelsea. A differenza della settimana scorsa, quando aveva in un certo senso dribblato la risposta, il tecnico mette in chiaro che "in questo momento non c'è nessuna possibilità che io me ne vada a fine stagione". Poi, però, mette in chiaro alcuni punti essenziali per la sua permanenza all'ombra della Mole e, anche, perché la squadra e i suoi tifosi non si siedano sui recenti allori: 1) "continuare a condividere idee e progetti con la società: E oggi il rapporto è di grandissimo feeling", 2) "mantenere i piedi ben piantati per terra: senza grandi risorse economiche il nostro percorso di crescita sarà molto più lungo", 3) "conservare l'entusiasmo che c'era l'anno scorso: solo così i tifosi possono spingerci oltre i nostri limiti" 4) "non perdere di vista la realtà, altrimenti cambia tutto: a parole siamo bravi a parlare di vittorie, ma poi bisogna andare in campo".
Conte non si sente di promettere la Champions nel giro di poco tempo, ma garantisce "lavoro e sacrificio per arrivare più in alto possibile". Il gap economico con le superpotenze europee sconsiglia le facili illusioni: "In Champions c'è un distacco importante nei riguardi delle squadre che non hanno difficoltà di cassa. Se l'anno prossimo avessimo 120-150 milioni da spendere allora sì, mi assumerei la responsabilità di vincere la Coppa Campioni, altrimenti no".
Difficile dunque che uno sceicco strappi il tecnico bianconero alla sua Signora. Almeno non nell'estate alle porte: "Volete sapere se mi farebbe gola allenare il club di un presidente-sceicco? Ognuno di noi ha un percorso di crescita da fare, un cammino che procede per gradi, con la consapevolezza delle difficoltà economiche in cui versa il nostro paese. Il mio è iniziato l'anno scorso, grazie a un presidente che, con mia grandissima riconoscenza, ha scommesso su un tecnico che in tre anni aveva vinto due campionati di Serie B. Io mi sento già in una grandissima squadra. Il Bayern Monaco ha in Germania lo stesso appeal che ha la Juve in Italia. Alla fine, penso che tutto il mondo sia paese". Come dire, l'Europa passa anche da Torino.