ROMA - Un lungo post sul suo profilo Facebook per ricordare Piermario Morosini, il calciatore del Livorno morto in campo un anno fa, e Fabrizio Quattrocchi, l'addetto alla sicurezza ucciso in Iraq il 14 aprile 2004. E' quanto ha fatto Gigi Buffon, nell'anniversario della loro scomparsa.
BUFFON: "MOROSINI E QUATTROCCHI UN VANTO PER ME" - "In una domenica come tante altre mi sembra doveroso ricordare due persone, due italiani, uno sportivo e uno che con un gesto unico mi ha fatto vibrare il cuore, come gli atleti azzurri che vincono l'oro alle Olimpiadi - scrive il portiere della Juventus e della Nazionale -. Queste due persone le vorrei ringraziare e salutare con tutto l'affetto possibile ed inimmaginabile perché hanno dato lustro alla mia categoria, Piermario Morosini, e alla mia nazione, Fabrizio Quattrocchi. Due persone che sono state un vanto per me e mi auguro per tutti noi. Entrambi sono morti e la casualità ha voluto che morissero nel medesimo giorno, il 14 aprile. La vostra morte è servita a capire tante cose e a far vedere che non tutti siamo dei balordi, viziati, senza ideali e ammantati da vacui valori".
"PIERMARIO HA RISCATTATO CATEGORIA DEI CALCIATORI" - Quindi Buffon si sofferma sulla tragedia del collega, ex centrocampista del Livorno, morto durante il match di serie B sul campo del Pescara. "Piermario con la sua morte ha riscattato la categoria dei calciatori - il giudizio del capitano azzurro - perché ha dimostrato al mondo quanto possa contare la passione nelle discipline, al di là dei soldi che uno può guadagnare (meritatamente o immeritatamente). Prima di giacere sul prato ha provato con un'immensa caparbietà e volontà a rialzarsi una, due, tre volte prima di arrendersi e l'ha fatto non perché guadagnava cento lire o un milione d'euro, ma per un senso d'appartenenza alla propria maglia, perché la passione che spinge un bimbo ad avvicinarsi a certe discipline, non morirà mai. Peccato che si debba arrivare al punto di vedere morire una persona per far capire questo e magari a volte non basta. Il mio grazie è eterno Piermario, onore a te".
"MI COMMUOVE L'AMOR DI PATRIA DI QUATTROCCHI" - Poi spazio al ricordo e al grazie per Fabrizio Quattrocchi. "Lui nel mio cuore vive sempre. Nella mia mente il suo ricordo è indelebile e ogni volta che suona l'inno di Mameli, il mio pensiero va ai miei cari morti sul fronte per la nostra Italia, ma anche a lui che nel momento del saluto estremo alla vita, avrebbe avuto il diritto di piangere o rivolgersi ai suoi familiari, ai santi, alla Madonna, a Gesù o a Dio. Invece con una dignità mai vista, senza versare una lacrima, si è aggrappato a un valore che ormai sembra seppellito: l'amor di patria. Con una benda sugli occhi e un fucile puntato alla nuca, ha sconfitto i suoi assassini e mi ha fatto vibrare il cuore con una frase che ancor oggi mi commuove 'ora vi faccio vedere come muore un italiano'. Sarai sempre un orgoglio che porterò dentro, un qualcosa che custodirò gelosamente nel profondo della mia anima e che farò conoscere ai miei figli.... perche', se è vero che non tutti siamo uguali e dotati dello stesso coraggio - conclude Buffon - è anche vero che nessuno si sarebbe comportato come te".
BUFFON: "MOROSINI E QUATTROCCHI UN VANTO PER ME" - "In una domenica come tante altre mi sembra doveroso ricordare due persone, due italiani, uno sportivo e uno che con un gesto unico mi ha fatto vibrare il cuore, come gli atleti azzurri che vincono l'oro alle Olimpiadi - scrive il portiere della Juventus e della Nazionale -. Queste due persone le vorrei ringraziare e salutare con tutto l'affetto possibile ed inimmaginabile perché hanno dato lustro alla mia categoria, Piermario Morosini, e alla mia nazione, Fabrizio Quattrocchi. Due persone che sono state un vanto per me e mi auguro per tutti noi. Entrambi sono morti e la casualità ha voluto che morissero nel medesimo giorno, il 14 aprile. La vostra morte è servita a capire tante cose e a far vedere che non tutti siamo dei balordi, viziati, senza ideali e ammantati da vacui valori".
"PIERMARIO HA RISCATTATO CATEGORIA DEI CALCIATORI" - Quindi Buffon si sofferma sulla tragedia del collega, ex centrocampista del Livorno, morto durante il match di serie B sul campo del Pescara. "Piermario con la sua morte ha riscattato la categoria dei calciatori - il giudizio del capitano azzurro - perché ha dimostrato al mondo quanto possa contare la passione nelle discipline, al di là dei soldi che uno può guadagnare (meritatamente o immeritatamente). Prima di giacere sul prato ha provato con un'immensa caparbietà e volontà a rialzarsi una, due, tre volte prima di arrendersi e l'ha fatto non perché guadagnava cento lire o un milione d'euro, ma per un senso d'appartenenza alla propria maglia, perché la passione che spinge un bimbo ad avvicinarsi a certe discipline, non morirà mai. Peccato che si debba arrivare al punto di vedere morire una persona per far capire questo e magari a volte non basta. Il mio grazie è eterno Piermario, onore a te".
"MI COMMUOVE L'AMOR DI PATRIA DI QUATTROCCHI" - Poi spazio al ricordo e al grazie per Fabrizio Quattrocchi. "Lui nel mio cuore vive sempre. Nella mia mente il suo ricordo è indelebile e ogni volta che suona l'inno di Mameli, il mio pensiero va ai miei cari morti sul fronte per la nostra Italia, ma anche a lui che nel momento del saluto estremo alla vita, avrebbe avuto il diritto di piangere o rivolgersi ai suoi familiari, ai santi, alla Madonna, a Gesù o a Dio. Invece con una dignità mai vista, senza versare una lacrima, si è aggrappato a un valore che ormai sembra seppellito: l'amor di patria. Con una benda sugli occhi e un fucile puntato alla nuca, ha sconfitto i suoi assassini e mi ha fatto vibrare il cuore con una frase che ancor oggi mi commuove 'ora vi faccio vedere come muore un italiano'. Sarai sempre un orgoglio che porterò dentro, un qualcosa che custodirò gelosamente nel profondo della mia anima e che farò conoscere ai miei figli.... perche', se è vero che non tutti siamo uguali e dotati dello stesso coraggio - conclude Buffon - è anche vero che nessuno si sarebbe comportato come te".