TORINO - "Tiraaaa!". Impressionante l'urlo dello Stadium quando Pogba si avvicina all'area nemica. Merito o colpa, a seconda dei timpani più o meno sensibili a certe frequenze, di due magie dai 30 metri realizzate a gennaio contro l'Udinese. Due sventole di rarissima bellezza. Prima, a ottobre, c'erano stati i gol segnati al Napoli con un'altra fucilata delle sue e al Bologna con un'inzuccata da tre punti al 92'. "Are you watching, Fergie?", "Ferguson, stai guardando?", titolava il Daily Mail. Dopo, a febbraio, sarebbe arrivata la rete del definitivo 3-0 con il Siena, sempre nei minuti finali, sempre da fuori area. L'ultimo 19enne ad aver segnato cinque gol in campionato con la Juve è un certo Del Piero, bomber di professione. A marzo, poi, l'altra chicca che inserisce Pogba nel gotha dello scudetto-bis bianconero: aggancio e assist felpati per Giaccherini che gela il Catania al 91' e consegna un bel pezzo di tricolore alla Signora.
Strappato al Manchester United a costo quasi zero - la Juve riconosce ai Red Devils un milione di euro di indennizzo per la sua formazione tecnica -, il centrocampista Paul Labile Pogba, francese di origini guineane, approda a Torino con l'etichetta di "nuovo Vieira". Un nomignolo pesante, si diceva. Ora gli sta fin stretto. "Sì, è più forte di quanto lo fossi io alla sua età", ha ammesso l'ex juventino. Il colosso di Lagny-sur-Marne è semplicemente il craque della Serie A. O per dirlo con il lessico dell'Nba, il miglior rookie del campionato. "Come ha fatto Sir Alex Ferguson a lasciarsi sfuggire uno come me? Non lo so, dovreste chiederlo a lui".
E dire che i primi tempi sono tutt'altro che semplici. Un paio di ritardi gli costano l'esclusione dai convocati per la trasferta di metà novembre a Pescara. La somiglianza anche fisica con Balotelli, più volte sottolineata dallo stesso Pogba, si arricchisce di un nuovo punto di contatto: la cattiva condotta. Qualcuno sospetta che la mitica maglia numero 6 di Scirea sia sulle spalle sbagliate. Non Conte, che sgrezza il diamante Pogba col bastone e la carota: "Seguo il metodo di Mazzone". Capìta la lezione, il ragazzo studia da primo della classe, mettendosi in riga con gli altri soldatini bianconeri (copyright Cassano). Da lì in poi, un crescendo irresistibile fatto di prestazioni da predestinato. Tecnico, fisico ed elegante. Duttile, rapido e pericoloso. Intelligente, potente e preciso. Pogba è un concentrato di classe purissima, uno dei massimi talenti europei della sua generazione, un giovane purosangue destinato a grandissimi traguardi. Se Vidal l'anno scorso ha portato Conte ad accantonare il 4-2-4 per il 4-3-3, l'ex del Manchester United ha convinto il tecnico a virare ancora per varare il 3-5-1-1, il "modulo Pogba".
Conquistata la Nazionale maggiore francese, il polpo Paul dal piede prensile attira le attenzioni delle big europee, in testa il Real Madrid. Ma la Juve, anziché realizzare una plusvalenza-monstre, mette il cartellino "incedibile" sul giocatore al quale verrà presto prolungato il contratto fino al 2017, con ingaggio che passerà da 1,5 a 2,5 milioni più bonus a stagione. "La Juve non vende i suoi campioni", ha tranciato Marotta.
Strappato al Manchester United a costo quasi zero - la Juve riconosce ai Red Devils un milione di euro di indennizzo per la sua formazione tecnica -, il centrocampista Paul Labile Pogba, francese di origini guineane, approda a Torino con l'etichetta di "nuovo Vieira". Un nomignolo pesante, si diceva. Ora gli sta fin stretto. "Sì, è più forte di quanto lo fossi io alla sua età", ha ammesso l'ex juventino. Il colosso di Lagny-sur-Marne è semplicemente il craque della Serie A. O per dirlo con il lessico dell'Nba, il miglior rookie del campionato. "Come ha fatto Sir Alex Ferguson a lasciarsi sfuggire uno come me? Non lo so, dovreste chiederlo a lui".
E dire che i primi tempi sono tutt'altro che semplici. Un paio di ritardi gli costano l'esclusione dai convocati per la trasferta di metà novembre a Pescara. La somiglianza anche fisica con Balotelli, più volte sottolineata dallo stesso Pogba, si arricchisce di un nuovo punto di contatto: la cattiva condotta. Qualcuno sospetta che la mitica maglia numero 6 di Scirea sia sulle spalle sbagliate. Non Conte, che sgrezza il diamante Pogba col bastone e la carota: "Seguo il metodo di Mazzone". Capìta la lezione, il ragazzo studia da primo della classe, mettendosi in riga con gli altri soldatini bianconeri (copyright Cassano). Da lì in poi, un crescendo irresistibile fatto di prestazioni da predestinato. Tecnico, fisico ed elegante. Duttile, rapido e pericoloso. Intelligente, potente e preciso. Pogba è un concentrato di classe purissima, uno dei massimi talenti europei della sua generazione, un giovane purosangue destinato a grandissimi traguardi. Se Vidal l'anno scorso ha portato Conte ad accantonare il 4-2-4 per il 4-3-3, l'ex del Manchester United ha convinto il tecnico a virare ancora per varare il 3-5-1-1, il "modulo Pogba".
Conquistata la Nazionale maggiore francese, il polpo Paul dal piede prensile attira le attenzioni delle big europee, in testa il Real Madrid. Ma la Juve, anziché realizzare una plusvalenza-monstre, mette il cartellino "incedibile" sul giocatore al quale verrà presto prolungato il contratto fino al 2017, con ingaggio che passerà da 1,5 a 2,5 milioni più bonus a stagione. "La Juve non vende i suoi campioni", ha tranciato Marotta.