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Juventus, nella notte della festa applausi per tutti... o quasi

Suoni e immagini a iosa per la festa bis. Ovazioni del pubblico, con le eccezioni per Maurizio Beretta, presidente delle Lega che riconosce 'solo' 29 scudetti, e Zlatan Ibrahimovic, al centro di un coro razzista
di TIMOTHY ORMEZZANO 

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TORINO - E' qui la festa-bis, con il suo corollario di suoni e immagini: i fischi a Beretta, presidente di quella Lega che riconosce "soltanto" 29 scudetti alla Juventus; la sfilata della squadra, con i boati speciali per Chiellini, Pirlo, Vidal e Conte; fino all'ingresso trionfale di capitan Buffon che, raccolto il testimone lasciato da Del Piero, alza al cielo il trofeo dello scudetto. Un'esplosione di coriandoli, stelle filanti e fontane luminose incornicia il secondo tricolore consecutivo conquistato dalla squadra di Conte. Poi l'inno sociale, le foto-ricordo e il giro di campo con tanto di figlioletti al seguito. Tra i molti volti sorridenti ci sono anche quelli degli alti comandi bianconeri: da Andrea Agnelli a John Elkann, fino ai consiglieri Pavel Nedved e Beppe Marotta. Nessuna invasione, questa volta: il popolo ha raccolto e rispettato l'appello del suo tribuno Conte.

Una Juve stremata, in evidente calo fisico, ha faticato a rimontare un Cagliari da applausi che si è presentato allo Stadium con la metà dei punti (43) dei campioni d'Italia (86). E' finita 1-1 (Ibarbo e Vucinic), con tanti saluti ai vari record inseguiti dai bianconeri. Impossibile migliorare il primato di Capello, che nel 2005-06 conquistò 91 punti (impresa poi cancellata da Calciopoli): la squadra di Conte, battendo la Samp nell'ultima giornata, potrebbe raggiungere la comunque stratosferica quota di 90 punti, roba da campionato spagnolo. Sfuma anche la possibilità di raggiungere la Juve di Carcano, che nel 1931-32 ottenne dieci vittorie consecutive: il filotto bianconero si è fermato dopo nove successi. Ai bianconeri di Conte non resta che provare a battere la Sampdoria, per eguagliare le 28 vittorie in Serie A conquistate da Carver nel 1949-50, e sperare di mantenere gli attuali 12 punti di vantaggio sul Napoli, migliorando così la prestazione della Juve di Lippi che nel 1994-95 conquistò lo scudetto con dieci punti in più delle inseguitrici Lazio e Parma. "Peccato, volevamo vincere per centrare quel record che cercheremo di fare l'anno prossimo - dice Marchisio -. Ma il pari non toglie i meriti per quanto abbiamo fatto in questa stagione. L'anno scorso è cominciato un ciclo, ci auguriamo tutti di continuare a vincere in Italia e anche in Europa".

Il match, adesso. Conte schiera a sorpresa Giaccherini sulla corsia sinistra, con Marrone in
regia al posto di Pirlo, Storari tra i pali protetto dalla difesa titolare e Giovinco in campo dopo un mese ai box. Pulga lascia in panchina Cossu, avanzando Ekdal tra le linee, a supporto di Ibarbo e Pinilla. Per mezz'ora la Signora sembra una lontana parente della dominatrice del campionato: passo lento e poche idee confuse. La Juve-cannibale appare sazia, in vacanza, con le infradito e il giornale sotto il braccio. Tra i vari gregari bianconeri si distingue soprattutto Isla, un possibile "nuovo acquisto" per la prossima stagione. L'unico big vicino ai suoi standard abituali è Vidal - eletto miglior bianconero dell'anno dai suoi tifosi - che impegna Agazzi con un tiro dalla distanza. Il Cagliari, invece, gioca senza alcun timore riverenziale, a viso aperto, e al 12' passa con Ibarbo che s'invola, sfrutta la dormita di Marchisio e Barzagli e di destro infila Storari, che intuisce ma pasticcia. C'è però un problema fisico dietro al primo errore dell'anno di Barzagli, che viene immediatamente sostituito da Caceres. Per vedere qualche traccia di vera Juve bisogna comunque attendere la fine del primo tempo, quando la squadra comincia a scuotersi dal torpore. Al 34' Giovinco pennella una splendida punizione che si stampa sulla traversa, per poi lasciare - tra i soliti fischi ingenerosi, questa volta coperti da molti applausi - il posto a Vucinic all'inizio della ripresa. Ed è proprio l'attaccante montenegrino a riportare il Cagliari sulla terra, sfruttando al 61' una torre di Vidal su cross di Marchisio. Inutile e assai poco travolgente l'assalto finale dei bianconeri. L'unico a sfiorare il gol-partita è Marchisio con uno stop di petto a (in)seguire.

Assai più bello lo spettacolo che va in scena sugli spalti, al netto di un odioso coro razzista rivolto allo "zingaro" Ibrahimovic. La coreografia a tutto Stadium è un tripudio verdebiancorosso con maxi-scritta "Forza Juve!". Impressionante il volume dei cori che incessanti accompagnano l'ultima uscita interna dei bicampioni d'Italia. Un enorme tricolore griffato con l'immancabile numero 31 campeggia all'ingresso della tribuna d'onore: la Juve ha aggiornato la tappezzeria di casa.
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