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Juventus, Conte: "Possiamo fare la storia"

Il tecnico bianconero ringrazia la società per gli sforzi sul mercato: "E' stato fatto qualcosa di straordinario. Stiamo continuando a crescere. Vincere ancora sarebbe incredibile". L'allenatore elogia Tevez: "Mi ha colpito la sua grinta. E' il giocatore giusto per noi". E allontana Jovetic: "Costa troppo. Andrà all'estero"
di TIMOTHY ORMEZZANO

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TORINO - Sessantasette giorni dopo la conquista dello scudetto-bis, i verbi di Antonio Conte sono sempre gli stessi: "Lavorare, crescere, vincere". L'obiettivo dichiarato è il tris tricolore: "Conquistare il primo scudetto era difficilissimo, rivincere è stata una grande impresa, ripetersi ancora sarebbe qualcosa di storico che qui non accade dal 1935". E l'avversario principale non cambia: "Il Napoli ha fatto un grande acquisto, Benitez, un allenatore un po' sottovalutato che ha già vinto tutto: confrontarmi con lui è per me motivo di orgoglio e soddisfazione". Dopo il miele, una punta di veleno: "Spendendo 63 milioni per Cavani il Paris Saint Germain ha fatto un grande regalo al Napoli, che può entrare sul mercato con forza. Avrei preferito che Edinson fosse rimasto in Italia, perché con lui in campo abbiamo sempre vinto noi".

Il campionato è già cominciato. E la Juve è subito in fuga. La squadra già più forte è anche quella che si è rinforzata di più e più in fretta. "Ci siamo mossi in anticipo, dimostrando di avere le idee chiare, tenendo conto della crisi finanziaria. Abbiamo centrato tutti i nostri obiettivi prendendo dei calciatori che si sposano con la nostra idea di gioco. Prendere Tevez e Llorente per 9 milioni è qualcosa di straordinario. E Ogbonna è un giovane talento che può diventare uno dei giocatori più forti in Europa e forse anche nel mondo". A proposito dell'Apache, nel giorno in cui la Juve ha presentato la seconda maglia gialla è scoppiato il giallo della sua maglia numero 10 impostagli dall'alto: "E' stata una scelta dei dirigenti, tutti sanno che a me piace il 32", ha rivelato Tevez. "Non importa il numero, ma il lavoro - prosegue Conte -, la voglia di onorare la maglia dimostrando attaccamento, voglia e passione. Per me un giocatore può anche scegliere il 124. Quello che conta e che rimane nel tempo è la Juventus. Tevez mi ha colpito molto per fame, cattiveria agonistica, carattere e determinazione: mi è bastato poco per capire che era il giocatore giusto per noi".

Il tecnico bianconero saluta il suo pupillo Giaccherini, ceduto al Sunderland di Di Canio per 8 milioni di euro: "Era inevitabile qualche dolorosa rinuncia... Non sono certo felice per la partenza di Emanuele. Il nostro attacco è sovraffollato? A oggi sono sei, vedremo cosa accadrà. Al di là di chi resterà oppure partirà, la nostra mentalità non cambia: vogliamo stupire e fare qualcosa di straordinario". In Inghilterra, salvo colpi di scena, volerà anche Jovetic: "E' un top player che può ulteriormente crescere, non può che andare in una squadra straniera, con grande disponibilità economica".

La missione ora è semplice e allo stesso tempo complicatissima: "Dobbiamo ricominciare da zero. Il passato per me non conta, contano soltanto l'oggi e il domani". Il tutto, dribblando i comprensibili timori di spremitura di un gruppo reduce da due anni di trattamento-Conte, con in più l'appendice della Confederations Cup per i nazionali (8 azzurri più l'uruguaiano Caceres): "Il mio metodo mi ha portato a vincere non soltanto alla Juventus. Il calciatore è pagato per allenarsi. Qui si lavora il giusto".

Conte dà un'occhiata alle principali avversarie per l'Europa che conta: "Il Barcellona ha preso Neymar, il Bayern Goetze e il Borussia Mkhitaryan: non sarà facile ridurre il gap. I grandi club europei sono a livello economico troppo avanti rispetto a noi". Anche in Italia, a detta del mister, la concorrenza è folta e agguerrita: "Da qui ad agosto mi aspetto dei grandi cambiamenti - conclude Conte -. Attenzione al Milan, che nel girone di ritorno ha perso soltanto contro di noi, all'l'Inter, che ha preso un ottimo allenatore. Ma ci sarà anche la Fiorentina, che dopo l'operazione Mario Gomez non si può più considerare una provinciale. A Roma è arrivato Garcia, un allenatore che ha fatto molto bene in Francia, ma sono arrivati anche Benatia e forse Strootman. La Lazio ha un'ossatura forte, e viene dalla vittoria in Coppa Italia".
 
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