TORINO - Si scrive Juve si legge Tevez. C'è il marchio dell'argentino sulla vittoria contro il Verona. Carlitos si è abbattuto sulla partita come un uragano. Dieci conclusioni, un meraviglioso gol e un clamoroso doppio palo. Rabbioso e affamato, proprio come vuole Conte. Sembra juventino da sempre, non fosse che nessuno negli ultimi tempi ha avuto la sua incidenza sulla squadra. Quattro gol nelle prime cinque partite ufficiali.
C'era una volta la Juve dei tutti utili e nessuno indispensabile, poi quella trainata soprattutto dal trio-meraviglia a centrocampo (Vidal, Pirlo, Marchisio), diventato quartetto dopo l'esplosione di Pogba. Adesso il mondo bianconero sembra ruotare intorno a lui, l'Apache. "Tevez è sempre più protagonista e decisivo", ha sentenziato ieri Conte. Vero. Corre come un assatanato, segna come un bomber, recupera palloni come un medianaccio. Ma il turnover non guarda in faccia nessuno. Ufficialmente aperta l'era delle rotazioni - domenica la squadra era per sei undicesimi diversa da quella vista a Copenaghen -, mercoledì sera in casa del Chievo l'argentino, finora mai risparmiato, potrebbe riposare. In difesa rientrano Buffon e Chiellini, sulla corsia destra torna Lichtsteiner mentre a sinistra Peluso è in ballottaggio con Asamoah. Qualcosa è destinato a cambiare anche in mezzo al campo, con il recuperato Marchisio che si candida a rimpiazzare uno tra Vidal e Pogba, visto che Conte ha anticipato la probabile presenza tra i titolari di Pirlo, dopo l'utilizzo soltanto parziale di domenica.
Già, Pirlo part time. E' questo l'altro grande tema del day after Juve-Verona. Chiuso il caso Llorente che aveva animato il dopo-Copenaghen, si apre un piccolo caso-Pirlo. Dopo lo scalpore per il mancato ingresso dello spagnolo contro i giganti danesi, il rumore per la seconda uscita di scena del bresciano in otto giorni, tante sostituzioni quante in tutta la stagione 2011-12 (41 partite) o 2012-13 (45 partite). A dare ulteriore risalto al fatto più o meno inedito, è il muso lungo che ha sfoggiato Pirlo imboccando il tunnel, senza passare dalla panchina, come peraltro aveva già fatto al Meazza nerazzurro: "Andrea arrabbiato? Me lo dite voi, io non l'ho visto", ha inizialmente dribblato Conte. Poi la pubblica reprimenda, presumibilmente con appendice oggi nel privato dello spogliatoio bianconero: "Avrebbe dovuto fermarsi a guardare i compagni".
Di fatto, alla Juve sta forse cominciando il dopo-Pirlo. Il rinnovo del suo contratto in scadenza non è una priorità. Difficile, inoltre, sostenere che "basterà uno sguardo", come ha recentemente dichiarato Marotta. Pirlo ha mercato, nonostante i suoi 34 anni. E Ancelotti lo vorrebbe al Real Madrid. Ma la priorità è ritrovare le geometrie di un giocatore finito in riserva di idee e fiato, fermo al minimo sindacale dopo due anni da stakanovista bianconero (soltanto Barzagli è stato impiegato più di lui). Ieri a fare il Pirlo ci ha pensato Bonucci, regista aggiunto quando il titolare del ruolo è asfissiato da marcature ad personam, come quella "d'altri tempi" (Conte dixit) di Jorginho. Il sospetto, sempre più fondato, è che Pirlo starebbe provando a ritardare il suo picco di forma per puntare - intenzionalmente, considerata l'età - ai Mondiali brasiliani, l'ultimo grande appuntamento di una grandissima carriera.
C'era una volta la Juve dei tutti utili e nessuno indispensabile, poi quella trainata soprattutto dal trio-meraviglia a centrocampo (Vidal, Pirlo, Marchisio), diventato quartetto dopo l'esplosione di Pogba. Adesso il mondo bianconero sembra ruotare intorno a lui, l'Apache. "Tevez è sempre più protagonista e decisivo", ha sentenziato ieri Conte. Vero. Corre come un assatanato, segna come un bomber, recupera palloni come un medianaccio. Ma il turnover non guarda in faccia nessuno. Ufficialmente aperta l'era delle rotazioni - domenica la squadra era per sei undicesimi diversa da quella vista a Copenaghen -, mercoledì sera in casa del Chievo l'argentino, finora mai risparmiato, potrebbe riposare. In difesa rientrano Buffon e Chiellini, sulla corsia destra torna Lichtsteiner mentre a sinistra Peluso è in ballottaggio con Asamoah. Qualcosa è destinato a cambiare anche in mezzo al campo, con il recuperato Marchisio che si candida a rimpiazzare uno tra Vidal e Pogba, visto che Conte ha anticipato la probabile presenza tra i titolari di Pirlo, dopo l'utilizzo soltanto parziale di domenica.
Già, Pirlo part time. E' questo l'altro grande tema del day after Juve-Verona. Chiuso il caso Llorente che aveva animato il dopo-Copenaghen, si apre un piccolo caso-Pirlo. Dopo lo scalpore per il mancato ingresso dello spagnolo contro i giganti danesi, il rumore per la seconda uscita di scena del bresciano in otto giorni, tante sostituzioni quante in tutta la stagione 2011-12 (41 partite) o 2012-13 (45 partite). A dare ulteriore risalto al fatto più o meno inedito, è il muso lungo che ha sfoggiato Pirlo imboccando il tunnel, senza passare dalla panchina, come peraltro aveva già fatto al Meazza nerazzurro: "Andrea arrabbiato? Me lo dite voi, io non l'ho visto", ha inizialmente dribblato Conte. Poi la pubblica reprimenda, presumibilmente con appendice oggi nel privato dello spogliatoio bianconero: "Avrebbe dovuto fermarsi a guardare i compagni".
Di fatto, alla Juve sta forse cominciando il dopo-Pirlo. Il rinnovo del suo contratto in scadenza non è una priorità. Difficile, inoltre, sostenere che "basterà uno sguardo", come ha recentemente dichiarato Marotta. Pirlo ha mercato, nonostante i suoi 34 anni. E Ancelotti lo vorrebbe al Real Madrid. Ma la priorità è ritrovare le geometrie di un giocatore finito in riserva di idee e fiato, fermo al minimo sindacale dopo due anni da stakanovista bianconero (soltanto Barzagli è stato impiegato più di lui). Ieri a fare il Pirlo ci ha pensato Bonucci, regista aggiunto quando il titolare del ruolo è asfissiato da marcature ad personam, come quella "d'altri tempi" (Conte dixit) di Jorginho. Il sospetto, sempre più fondato, è che Pirlo starebbe provando a ritardare il suo picco di forma per puntare - intenzionalmente, considerata l'età - ai Mondiali brasiliani, l'ultimo grande appuntamento di una grandissima carriera.