A questo punto, hanno un senso gli allarmi lanciati a ripetizione da Conte ("Dobbiamo metterci in testa che quest'anno vincere sarà molto ma molto più difficile") e da Buffon ("Ho paura che non vinceremo più") fin dall'estate. Ma acquistano significato anche le amichevoli di luglio e agosto, tutte perse o pareggiate, e soprattutto le inquietudini primaverili dell'allenatore: Conte mise in dubbio la sua permanenza perché sentiva puzza di bruciato, avrebbe voluto una revisione profonda dell'organico perché considerava molti giocatori logori o sazi ma la società non aveva i mezzi per realizzarla. Quindi, quel che succede oggi ha avuto molte avvisaglie, ma è una situazione che può avere un rimedio: "Questo cazzotto", ha annotato il tecnico, "può servire a svegliarci e a farci capire quello che ancora non abbiamo capito. Per fortuna il tempo per riprenderci non manca: non siamo ko".
Ma benché il problema fosse noto, né Conte né altri hanno saputo trovare una soluzione. E se allora la Juve avesse una malattia ancora non diagnosticata? Se i disagi non fossero principalmente mentali, ma tecnici o tattici? Nessuno, infatti, si sa spiegare la ragione di certi black out: "Capirei se staccassimo la spina prima di entrare in campo, ma dopo settanta minuti di dominio è incomprensibile". Conte non ha voluto rinfrescare modulo e schemi, forse ormai troppo prevedibili per un campionato che ha imparato a conoscerli, e a contrastarli. Forse la difesa va in barca perché peggio protetta: la Juve gioca a ritmi più bassi e la manovra collettiva delega molto alle iniziative del singolo, in particolare Tevez. Forse un giocatore come Llorente meriterebbe qualche correzione agli schemi d'attacco: per quanto si applichi, non sarà mai in grado di dialogare nello stretto.
Ci sono dunque tanti dubbi, molte domande, troppe analisi di fare. E pochissimo tempo da spendere, visto che mercoledì è già ora di Real Madrid. La Juventus parte per la Spagna già questa sera con le sue stelle offuscate: il rendimento di Pirlo è assolutamente ordinario, quello di Buffon addirittura preoccupante. Quest'anno ha già collezionato tre errori, ed è stranissimo per uno che in genere rasenta la perfezione. Quello di Firenze sarebbe il quarto, però in realtà non si è trattato di una papera ma di un clamoroso e preoccupante atto di debolezza: sul tiro di Rossi si è buttato come se fosse senza forze, afflosciandosi a terra invece di slanciarsi in tuffo. E anche questo, non è un problema senza soluzione?