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Juventus, l'Europa è un'altra cosa. E le big restano lontane

Da quando sono tornati nelle coppe i bianconeri hanno fatto un cammino apprezzabile ma la sensazione è che la squadra di Conte sia ancora lontana dall'élite. Con lo Zenit Vidal e compagni sono la peggiore tra le seconde classificate negli otto gruppi. Il caso Tevez, in Champions non segna da quasi cinque anni
di EMANUELE GAMBA

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TORINO - La Juventus europea resta una versione opaca di quella italiana. In un certo senso è come Tevez, che in serie A imperversa ma che in Champios League non segna da quattro anni e sette mesi, ovvero da 55 partite. Da quando sono tornati nelle coppe, i bianconeri hanno fatto un cammino apprezzabile: al primo tentativo sono arrivati tra la prime otto, cedendo poi al Bayern in maniera più dignitosa di quanto l'abbia fatto il Barcellona, e al secondo supereranno senz'altro la fase a gironi perché il Galatasaray avrà sì una tifoseria molto calda, ma pure un livello tecnico piuttosto basso, come dimostrano i risultati in Champions e in campionato, l'esonero di Terim e le frequenti arrabbiature di Mancini. Ma la sensazione concreta è che la Juve resti lontana dall'élite.

In due stagioni, ha fatto una sola grande partite, battendo il Chelsea a Torino. Ma è anche vero che maltrattò una squadra già in crisi, provocando il licenziamento di Di Matteo. Non possono fare testo i successi con i danesi o con il Celtic (su cui imperversano anche squadre di medio-bassa classifica come il Milan). Ogni volta che invece il livello si è alzato, la Juventus si è trovata in enorme difficoltà. Con il Bayern non ha visto palla. E con il Real ha fornito due prestazioni notevolissime che hanno portato in cascina un solo punto. I bianconeri sono, assieme allo Zenit di Spalletti, la peggiore tra le seconde classificate negli otto gruppi e nel ranking stagionale sono appena al diciassettesimo posto (e con una gara in più rispetto alle formazioni che partecipano all'Europa League: la classifica provvisoria non tiene conto dei risultati della quinta giornata della coppa minore) mentre in quello assoluto sono ventiquattresimi, lontani dalle zone nobili.

Tutto questo per dire che la squadra di Conte sta veramente facendo miracoli anche in Europa, dove i limiti suoi e di tutte le squadre italiane sono evidenti: la Juve risiede in una fascia di mezzo dalla quale è difficile emergere, se non con sorteggi favorevoli o eventi straordinari. È invece nella norma faticare per battere il Copenaghen o giocarsi tutto in casa del Galatasaray, sperando che da gennaio in avanti il gap con le più forti si assottigli un poco, magari con un gol di Tevez. Ma il percorso d'avvicinamento alla vetta sarà lento e tortuoso, ed è anche per questo che ogni tanto a Conte viene la tentazione di prendere una scorciatoia ed emigrare alla ricerca di un club che possa spendere i soldi che l'ambizione di vincere pretende.
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