Se l'anno scorso, dopo un avvio col freno a mano tirato (tre pareggi di fila nel girone), la Signora è comunque approdata ai quarti di Coppa, dove si è schiantata contro i futuri campioni del Bayern Monaco, i dati di quest'anno sono allarmanti: una sola vittoria in sei uscite, allo Stadium contro gli assolutamente non irresistibili danesi del Copenaghen, e la porta sempre bucherellata. Non si va da nessuna parte con una media di un punto a partita. Era già successo nel 2010-11, anno della pareggite in Europa League. Sei ics in altrettante uscite, l'ultima contro il solito Mancini, allora al Manchester City.
Rispetto a quella stagione sono cambiati gli uomini, e in meglio - Conte al posto di Delneri, ma anche i top player a prezzi da saldo Pirlo, Vidal, Pogba, Llorente e Tevez al posto dei vari Felipe Melo, Salihamidzic, Sissoko, Iaquinta e Amauri -, ma non l'idiosincrasia verso le coppe internazionali.
Perché? Ah, saperlo. Il calcio non è una scienza esatta, e ci sono dei momenti in cui è meno giusto anche di quanto umanamente ci si aspetti. Si registra comunque ancora una certa inesperienza della Juve nell'Europa che conta, questo è sicuro. Se poi nel pantano di Istanbul, al posto del più navigato del gruppo, il 34enne Pirlo (118 gettoni nelle coppe europee, 8 in più di Buffon), c'è il 20enne Pogba con il fioretto al posto della mannaia, sono guai ulteriori. Non solo. Chi è stato preso in estate per dare peso internazionale all'attacco, e cioè Tevez, pur battendosi sempre come un leone ha dato buca, finendo tra l'altro per prolungare il suo "voto di castità" in Europa, dove misteriosamente non segna da 4 anni e 8 mesi: 14 partite all'asciutto, tutti inutili i 23 tiri in porta dell'argentino in questa edizione. A proposito di numeri, fa altrettanto impressione pensare che da solo Drogba ha segnato 42 gol in Champions, 3 in meno di tutta la rosa bianconera.
Ma c'è un altro elemento che a Conte è sin qui mancato tremendamente fuori dagli italici confini, e si chiama budget. Quello che lo stesso tecnico a fine stagione potrebbe andare a cercare altrove, magari in Inghilterra (Arsenal?) o in Francia (Monaco?). Gli 80 milioni investiti tra l'estate del 2012 e oggi evidentemente non bastano per fare a sportellate con le superpotenze europee e assecondare le ambizioni del club e dei tifosi.
A proposito, l'uscita anzitempo dalla Champions "costerà" almeno una decina di milioni di mancati introiti degli ottavi di finale, tra premio Uefa (3,5 milioni), market pool e indotto assortito (diritti tivù, ricavi dello Stadium, aumento di valore del marchio e del parco giocatori). L'Europa League dove è retrocessa la Juventus promette pochissimo in termini di denari. E c'è poco da ridere anche in Borsa, dopo la picchiata del titolo bianconero che nei minuti successivi al gol di Sneijder ha bruciato una trentina di milioni di capitalizzazione.
Nonostante i conti non tornino, i piani economici della Juventus non cambieranno di molto, essendo questi tarati sulla partecipazione alla Champions e non sul raggiungimento della fase a eliminazione diretta. "Cosa potrebbe accadere in caso di mancato accesso agli ottavi? Abbiamo considerato questo scenario: gli investimenti del nostro piano quinquennale non cambierebbero - assicurò il presidente Andrea Agnelli in occasione dell'ultima Assemblea degli azionisti bianconeri -. L'Europa League rappresenterebbe comunque un'opzione importante (soprattutto quella di giocare la finale in casa, allo Juventus Stadium; ndr)".
A gennaio la Juve darà comunque la caccia a un esterno offensivo come Biabiany e forse a un centrocampista come Nainggolan, senza ovviamente perdere di vista il bilancio. Qualcosa dovrebbe muoversi anche in uscita, specie se arriverà una buona proposta per Vucinic, mentre l'eventuale sacrificio di un pezzo grosso - più Vidal di Pogba - potrebbe avvenire in estate. A maggior ragione, Agnelli dixit, se in corso Galileo Ferraris recapiteranno la classica offerta che non si può rifiutare.
Oggi, intanto, la Juve si è rimessa in moto. Intorno all'ora di pranzo Andrea Agnelli e Antonio Conte erano all'Istituto per la Ricerca e la Cura del Cancro di Candiolo, dove la Nazionale Italiana Cantanti ha consegnato a donna Allegra Agnelli un assegno di 761 mila euro, il ricavato della Partita del Cuore dello scorso 28 maggio.
Il tecnico bianconero ha quindi diretto, sotto l'attento sguardo di Agnelli e Marotta, la ripresa del lavori a Vinovo, con tanto di amichevole con il Chieri (Serie D) in vista della partita di domenica (Stadium, ore 18.30) contro il Sassuolo, quando a centrocampo, oltre all'infortunato Pirlo, mancherà anche lo squalificato Marchisio. Il tutto, non prima di aver ricevuto il suo primo Tapiro d'Oro da Valerio Staffelli, l'inviato di "Striscia la Notizia". "Sono molto orgoglioso di riceverlo (il primo tapiro, n.d.r.). E' successo quello che non doveva accadere. Non ci dovevamo ridurre all'ultima giornata per qualificarci in Champions. E' stata una lotta in mezzo al fango e gli altri sono stati più fortunati". Il tecnico bianconero ha ripetuto quanto detto a fine partita a Istanbul: "Purtroppo la qualificazione ce la siamo giocata prima con il pareggio in casa contro i turchi".
Ma i fuori programma per Conte non sono finiti qui. Il suo j'accuse per le condizioni ambientali del campo del Galatasaray ("sembrava di giocare a tamburello, non a calcio") non è infatti sfuggito alla FederTamburello. Il presidente Emilio Crosato ha infatti precisato in una nota ufficiale che "per il rispetto dovuto al nostro sport ed ai tamburellisti di tutta Italia, come dimostrato nelle recenti finali del primo Campionato Mondiale indoor (svoltosi dal 6 all'8 dicembre a Castel Goffredo, provincia di Mantova), il tamburello è sport tecnico, dinamico e spettacolare al tempo stesso, del quale l'Italia, da domenica 8 dicembre 2013, è campione del mondo, sia con la squadra femminile che con quella maschile". Il presidente della Fipt (Federazione Italiana Palla Tamburello) ha inoltre ricordato a Conte che "per un completo allenamento dell'Inter da parte dell'allenatore Alferedo Foni nel 1953 e 1954, quando vinse gli scudetti, fosse inserita anche l'attività di tamburello". A proposito di ex nerazzurri, all'allenatore bianconero oggi bastava e avanzava il fresco e intanto bruciante ricordo di Mancini e Sneijder.