Juventus, Conte: un tris storico per lasciare in grande stile
A favore del terzo titolo consecutivo, impresa che non riesce ai bianconeri da una ottantina d'anni, parlano i numeri, con una media punti impressionante di 2,70. Resta però l'amarezza per l'uscita dalla Champions, che potrebbe indurre il tecnico a cercare fortuna europea fuori dall'Italiadi EMANUELE GAMBA
TORINO - La Juventus è da oggi in vacanza dopo quattro mesi pazzeschi e contraddittori, durante i quali la squadra ha sostanzialmente smantellato il campionato italiano di serie A, tenuto faticosamente e forse inutilmente in vita soltanto dai miracoli della Roma, ma ha timidamente belato all'Europa facendosi supinamente estromettere dalla Champions League non certo perché a Istanbul nevicava. È probabile che i bianconeri debbano rassegnarsi alla loro dimensione, locale, che è comunque una dimensione dorata di privilegi visto che con ogni probabilità diventeranno campioni d'Italia per la terza volta consecutiva, impresa che alla Juve non riesce da un'ottantina d'anni, cioè dai tempi del mitico quinquennio.
È il modo che Conte pretende per entrare nella storia e, magari, per uscire dalla Juve, se non quest'estate la prossima, quella del 2015, quando scadrà un contratto di cui non si sta discutendo l'aggiornamento: vuole l'Europa …
È il modo che Conte pretende per entrare nella storia e, magari, per uscire dalla Juve, se non quest'estate la prossima, quella del 2015, quando scadrà un contratto di cui non si sta discutendo l'aggiornamento: vuole l'Europa …
TORINO - La Juventus è da oggi in vacanza dopo quattro mesi pazzeschi e contraddittori, durante i quali la squadra ha sostanzialmente smantellato il campionato italiano di serie A, tenuto faticosamente e forse inutilmente in vita soltanto dai miracoli della Roma, ma ha timidamente belato all'Europa facendosi supinamente estromettere dalla Champions League non certo perché a Istanbul nevicava. È probabile che i bianconeri debbano rassegnarsi alla loro dimensione, locale, che è comunque una dimensione dorata di privilegi visto che con ogni probabilità diventeranno campioni d'Italia per la terza volta consecutiva, impresa che alla Juve non riesce da un'ottantina d'anni, cioè dai tempi del mitico quinquennio.
È il modo che Conte pretende per entrare nella storia e, magari, per uscire dalla Juve, se non quest'estate la prossima, quella del 2015, quando scadrà un contratto di cui non si sta discutendo l'aggiornamento: vuole l'Europa e sa che sarebbe difficilissimo conquistarla qui. Oltretutto, in Italia sembra ormai trovarsi a disagio: è spesso nervoso, sovente offeso, si sente sempre al centro di attacchi e macchinazioni, perpetra il silenzio stampa, riscuote moltissima stima (come allenatore e come leader è assolutamente sensazionale) ma non altrettanta ammirazione e magari potrebbe anche inalberarsi se sapesse che, in un sondaggio realizzato dall'agenzia Italpress, tutti i suoi colleghi (ma proprio tutti, il 100 per cento) hanno vaticinato che la Juve vincerà lo scudetto: sarà mica un complotto?
I fatti, però, sono tutti dalla sua parte, cioè da quella di Conte, e i numeri che li descrivono sono impressionanti: da tre anni la Juve arriva alla pausa natalizia in testa alla classifica, ma se nel 2011 doveva condividere il primato con il Milan e la media-punti era di 2,12 a partita, nel 2012 (44 punti in 18 giornate) è salita a 2,44 e quest'anno ha toccato l'impressionante quota di 2,70. Solamente l'Inter (1-1 alla terza giornata) e la Fiorentina (quel pazzesco 4-2, nove vittorie fa) hanno rallentato i bianconeri, che nel cortile di casa scorrazzano a loro piacimento e allo Stadium hanno sempre vinto. A nostro giudizio, il dato più significativo è la mostruosa media punti tenuta nell'anno solare 2013: siamo a 2,41 (28 vittorie, 5 pareggi, 4 sconfitte), il che vuol dire che i bianconeri marciano al ritmo di tre successi e un pareggio, cadenza che sottintende un'arroganza agonistica soverchiante.
Se il campionato conserverà un minimo di interesse, da qui a maggio, dipenderà soprattutto dalla Roma che, pur facendo meraviglie, è lontanissima da chi comanda. Nel confronto diretto, la Juventus potrebbe anche permettersi una sconfitta senza avvertirne le conseguenze. Il dominio è tirannico. Conte ha concesso alla squadra sei giorni di vacanza, il minimo sindacale. I giocatori si rivedranno a Vinovo domenica 29 e hanno avuto la consegna di seguire un programma di mantenimento atletico ("L'allenatore ci ha chiesto di non staccare del tutto la spina", ha tradotto Marchisio) che è particolarmente intenso per Pirlo e Vucinic, gli unici due giocatori infortunati che tuttavia dovrebbero essere disponibili alla ripresa del campionato. Per Pirlo, in particolare, si tratterebbe di un recupero determinante: nel giorno in cui si stirò (1° dicembre, Juve-Udinese) la sua presenza nel confronto indiretto era poco più di un'utopia. Oggi, è molto più di una speranza.
È il modo che Conte pretende per entrare nella storia e, magari, per uscire dalla Juve, se non quest'estate la prossima, quella del 2015, quando scadrà un contratto di cui non si sta discutendo l'aggiornamento: vuole l'Europa e sa che sarebbe difficilissimo conquistarla qui. Oltretutto, in Italia sembra ormai trovarsi a disagio: è spesso nervoso, sovente offeso, si sente sempre al centro di attacchi e macchinazioni, perpetra il silenzio stampa, riscuote moltissima stima (come allenatore e come leader è assolutamente sensazionale) ma non altrettanta ammirazione e magari potrebbe anche inalberarsi se sapesse che, in un sondaggio realizzato dall'agenzia Italpress, tutti i suoi colleghi (ma proprio tutti, il 100 per cento) hanno vaticinato che la Juve vincerà lo scudetto: sarà mica un complotto?
I fatti, però, sono tutti dalla sua parte, cioè da quella di Conte, e i numeri che li descrivono sono impressionanti: da tre anni la Juve arriva alla pausa natalizia in testa alla classifica, ma se nel 2011 doveva condividere il primato con il Milan e la media-punti era di 2,12 a partita, nel 2012 (44 punti in 18 giornate) è salita a 2,44 e quest'anno ha toccato l'impressionante quota di 2,70. Solamente l'Inter (1-1 alla terza giornata) e la Fiorentina (quel pazzesco 4-2, nove vittorie fa) hanno rallentato i bianconeri, che nel cortile di casa scorrazzano a loro piacimento e allo Stadium hanno sempre vinto. A nostro giudizio, il dato più significativo è la mostruosa media punti tenuta nell'anno solare 2013: siamo a 2,41 (28 vittorie, 5 pareggi, 4 sconfitte), il che vuol dire che i bianconeri marciano al ritmo di tre successi e un pareggio, cadenza che sottintende un'arroganza agonistica soverchiante.
Se il campionato conserverà un minimo di interesse, da qui a maggio, dipenderà soprattutto dalla Roma che, pur facendo meraviglie, è lontanissima da chi comanda. Nel confronto diretto, la Juventus potrebbe anche permettersi una sconfitta senza avvertirne le conseguenze. Il dominio è tirannico. Conte ha concesso alla squadra sei giorni di vacanza, il minimo sindacale. I giocatori si rivedranno a Vinovo domenica 29 e hanno avuto la consegna di seguire un programma di mantenimento atletico ("L'allenatore ci ha chiesto di non staccare del tutto la spina", ha tradotto Marchisio) che è particolarmente intenso per Pirlo e Vucinic, gli unici due giocatori infortunati che tuttavia dovrebbero essere disponibili alla ripresa del campionato. Per Pirlo, in particolare, si tratterebbe di un recupero determinante: nel giorno in cui si stirò (1° dicembre, Juve-Udinese) la sua presenza nel confronto indiretto era poco più di un'utopia. Oggi, è molto più di una speranza.