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Juventus, una fuoriserie a costo zero. La vittoria di Conte e del club

(reuters)
Il lavoro del tecnico sul campo e quello della società sul mercato. Così è nata la squadra che ha messo le mani sul terzo scudetto consecutivo. Colpi costati pochissimo (Pogba e Tevez su tutti), altri fatti senza cacciare un euro (Llorente). E in estate caccia ai rinforzi per tornare grande anche in Europa
di TIMOTHY ORMEZZANO
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TORINO - Violando per la prima volta in campionato il Meazza rossonero, la Juve di Conte ha seminato la Roma (ora a -11) e intanto ha superato la Juve di Capello edizione 2005-06: 69 punti dopo 26 giornate contro i 67 di Don Fabio, primato poi cancellato dal ciclone Calciopoli. Di quella squadra non si ricordano "soltanto due scudetti revocati", come ha corrosivamente dichiarato Don Antonio. Impossibile dimenticare l'alta densità di grandi giocatori (Buffon, Nedved, Vieira, Thuram, Emerson, Del Piero, Trezeguet e Ibrahimovic), spesso strapagati. Era una Signora che non badava a spese, che non doveva confrontarsi con la crisi generale e di conseguenza dover sperimentare l'arte di arrangiarsi. "Il mio investimento migliore? Ibrahimovic, un super giocatore preso per una cifra irrisoria, considerato il suo valore", dichiarò non molto tempo fa l'ex dg bianconero Moggi, che per strappare lo svedese all'Ajax staccò un assegno da 16 milioni di euro.
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Un buon affare, lontano però anni luce da quelli che avrebbe fatto il suo successore Marotta. Di questa Juve, infatti, si ricorderanno le grandi idee messe in campo da Conte e mosse sul mercato dall'ad bianconero. Altissimo rendimento a basso costo. Soprattutto a centrocampo, il reparto migliore d'Italia nonché uno dei migliori d'Europa. Con una dozzina scarsa di milioni la Juve ha calato un poker invidiato da tutti: Vidal (10,5 milioni al Bayer Leverkusen), Pirlo (costo zero), Marchisio (made in Vinovo) e Pogba (1 milione di indennizzo al Manchester United). I soldi risparmiati servono per blindare la truppa, a colpi di rinnovi e aumenti, dagli assalti delle big, dal Real Madrid in giù: "Ci fa piacere - ha affermato ieri Marotta - che i nostri giocatori siano monitorati dai grandi club. Vidal? si trova bene con noi e non lo vogliamo vendere".
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Sono costati 9 milioni più 6 di bonus i cartellini della coppia più prolifica del campionato, Tevez e Llorente, 26 reti in due. Lo spagnolo, 11 reti a costo zero, è probabilmente il miglior colpo del campionato nel rapporto tra qualità e prezzo. Per assicurarsi l'argentino, capocannoniere solitario a quota 15 gol, è bastato assicurare al Manchester City 5 milioni oltre agli 11 arrivati dalla cessione di Matri al Milan beffato a San Siro proprio da quell'Apache che era stato suo oggetto del desiderio: "Noi abbiamo preso Tevez perché lo volevamo, poi non so cosa sia successo con il Milan - così ieri Marotta -. Galliani è uno dei più grandi dirigenti italiani, sa quello che deve fare e dire, noi abbiamo agito in silenzio e ce lo siamo portato a casa". Dal bancone dei parametri zero o quasi arriva anche Barzagli, altro colpaccio di Marotta che nel gennaio 2011, tra vari dubbi e mugugni di critica e tifosi, scucì appena 300 mila euro più altrettanti di bonus al Wolfsburg.
L'insieme, se si vuole, può anche assurgere a una risposta italiana, sul piano del risparmio e dell'inventiva, all'opulenza e al faraonismo del mercato di sceicchi e oligarchi. Le eccezioni che confermano la regola del low cost? L'esterno Asamoah, costato ben 18 milioni di euro, ma soprattutto i gregari Ogbonna (13 + 2 di bonus) e Isla (9 per la comproprietà con l'Udinese).
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La strada delle idee belle, buone e giuste verrà nuovamente percorsa in estate, quando la Signora rivedrà il suo look, cercando di darsi un tono più europeo senza spendere un capitale: "Miglioreremo la qualità della squadra - ha garantito ieri Marotta -. Vogliamo essere competitivi anche in Europa. Coglieremo tutte le occasioni possibili". Sul suo taccuino sono segnati tra gli altri i nomi di Nani, Lamela e Jovetic: tre giocatori che, proprio come Tevez, hanno dentro non solo la voglia ma addirittura la smania di rilancio.
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