Juventus, Conte e lo scudetto: ''Trionfo storico''
Il tecnico parla al mattino quando il tricolore non è ancora matematico. E dice: ''Vincere ancora sarebbe fantastico''. Poi torna sulle polemiche post Benfica: ''Io ho parlato solo dopo il match, a fatti avvenuti, loro prima''. Sugli incidenti di Roma: ''Troppi moralizzatori, ci indigniamo ma nessuno fa niente''di TIMOTHY ORMEZZANO
TORINO - "Allo scudetto non ci si fa mai l'abitudine". Antonio Conte parla di prima mattina, quando la Roma non è ancora scesa in campo e la matematica dice che lo scudetto non è ancora bianconero. Poi arriva il pomeriggio, i giallorossi crollano a Catania e la festa della Juve può partire. Ma per vedere il pullman scoperto della Juventus solcare le vie del centro di Torino bisognerà comunque attendere il 18 maggio.
Antonio Conte, cosa si può fare per evitare che si ripetano certe vicende come quelle accadute ieri fuori e dentro l'Olimpico romano?
"Periodicamente succede qualcosa e sistematicamente ci indigniamo. La situazione sta pian piano peggiorando, è sempre più esasperata: il rischio è che capiti qualcosa a cui non si potrà porre rimedio. Tocca drizzare le antenne e costruire tutti insieme qualcosa di diverso. Ci sono tanti moralisti e moralizzatori, ma nessuno fa mai niente affinché certe cose …
Antonio Conte, cosa si può fare per evitare che si ripetano certe vicende come quelle accadute ieri fuori e dentro l'Olimpico romano?
"Periodicamente succede qualcosa e sistematicamente ci indigniamo. La situazione sta pian piano peggiorando, è sempre più esasperata: il rischio è che capiti qualcosa a cui non si potrà porre rimedio. Tocca drizzare le antenne e costruire tutti insieme qualcosa di diverso. Ci sono tanti moralisti e moralizzatori, ma nessuno fa mai niente affinché certe cose …
TORINO - "Allo scudetto non ci si fa mai l'abitudine". Antonio Conte parla di prima mattina, quando la Roma non è ancora scesa in campo e la matematica dice che lo scudetto non è ancora bianconero. Poi arriva il pomeriggio, i giallorossi crollano a Catania e la festa della Juve può partire. Ma per vedere il pullman scoperto della Juventus solcare le vie del centro di Torino bisognerà comunque attendere il 18 maggio.
Antonio Conte, cosa si può fare per evitare che si ripetano certe vicende come quelle accadute ieri fuori e dentro l'Olimpico romano?
"Periodicamente succede qualcosa e sistematicamente ci indigniamo. La situazione sta pian piano peggiorando, è sempre più esasperata: il rischio è che capiti qualcosa a cui non si potrà porre rimedio. Tocca drizzare le antenne e costruire tutti insieme qualcosa di diverso. Ci sono tanti moralisti e moralizzatori, ma nessuno fa mai niente affinché certe cose non si ripetano più. Purtroppo noi addetti ai lavori non stiamo mandando segnali postivi all'ambiente".
Il terzo scudetto di fila è dietro l'angolo. Ormai si sarà abituato a vincere in Italia...
"No, allo scudetto non si fa mai l'abitudine. Vincere di nuovo sarebbe storico, fantastico, straordinario. Questa impresa non è riuscita a grandissimi allenatori. La storia bianconera dice che soltanto la Juve di Carcano, nel Quinquennio d'Oro, ha vinto cinque titoli consecutivi".
Cosa cambierebbe se il titolo arrivasse già oggi, guardando Catania-Roma in televisione?
"L'unica cosa importante è che lo scudetto arrivi. Quando ero a Bari, la promozione in Serie A arrivò con quattro giornate di anticipo, seguendo il Livorno in tivù. Io, comunque, finché non ho il tricolore in mano non esulto. Ora ci attende una partita contro un avversario di valore come Atalanta".
Garcia ha mandato un bel segnale, complimentandosi con la Juve. Cosa si sente di dire dopo le polemiche dei giorni scorsi?
"Io ho sempre fatto grandi complimenti alla Roma Il suo campionato straordinario ci ha spinto a tirare fuori il meglio e a tenere il piede sull'acceleratore. Non ho mai criticato le squadre avversarie o parlato di certi aiutini particolari... A proposito, complimenti anche al Napoli per la Coppa Italia. La speranza è che Napoli e Roma, ma anche Fiorentina e Inter, l'anno prossimo ci aiutino a difendere i colori dell'Italia all'estero e a migliorare il nostro ranking Uefa, cosa alla quale negli ultimi due anni ha pensato soltanto la Juve".
Ha ripensato all'eliminazione dall'Europa League? Vuole aggiungere qualcosa rispetto alle sue dichiarazioni rilasciate a caldo, nel dopopartita di Juve-Benfica?
"Ho rivisto la partita, le sensazioni che ho avuto dal campo erano esatte. Io ho parlato soltanto dopo il match, a fatti ormai avvenuti, mentre i nostri avversari si sono lamentati in modo preventivo, dicendo che la Uefa avrebbe voluto la Juve in finale. E' stata una lotta impari, tra la sesta e la diciassettesima forza del ranking Uefa. Il Benfica ha meritato di andare avanti per la sua esperienza, ma ai punti avremmo meritato di più noi".
E' giusto sostenere che, a livello tattico e mentale, il calcio italiano sia ancora quello più difficile?
"Chi affronta una squadra italiana in Europa non è mai contento. Le nostre sono formazioni tignose, nonostante il momento di difficoltà economica. Non è facile, per noi, acquistare giocatori da 25-30 milioni, ma nemmeno da 15 milioni. Se i nostri tecnici sono sempre molto ricercati all'estero, ci sarà pure un motivo. Penso ad Ancelotti, ma anche a Capello, Lippi, Mancini e Spalletti".
Antonio Conte, cosa si può fare per evitare che si ripetano certe vicende come quelle accadute ieri fuori e dentro l'Olimpico romano?
"Periodicamente succede qualcosa e sistematicamente ci indigniamo. La situazione sta pian piano peggiorando, è sempre più esasperata: il rischio è che capiti qualcosa a cui non si potrà porre rimedio. Tocca drizzare le antenne e costruire tutti insieme qualcosa di diverso. Ci sono tanti moralisti e moralizzatori, ma nessuno fa mai niente affinché certe cose non si ripetano più. Purtroppo noi addetti ai lavori non stiamo mandando segnali postivi all'ambiente".
Il terzo scudetto di fila è dietro l'angolo. Ormai si sarà abituato a vincere in Italia...
"No, allo scudetto non si fa mai l'abitudine. Vincere di nuovo sarebbe storico, fantastico, straordinario. Questa impresa non è riuscita a grandissimi allenatori. La storia bianconera dice che soltanto la Juve di Carcano, nel Quinquennio d'Oro, ha vinto cinque titoli consecutivi".
Cosa cambierebbe se il titolo arrivasse già oggi, guardando Catania-Roma in televisione?
"L'unica cosa importante è che lo scudetto arrivi. Quando ero a Bari, la promozione in Serie A arrivò con quattro giornate di anticipo, seguendo il Livorno in tivù. Io, comunque, finché non ho il tricolore in mano non esulto. Ora ci attende una partita contro un avversario di valore come Atalanta".
Garcia ha mandato un bel segnale, complimentandosi con la Juve. Cosa si sente di dire dopo le polemiche dei giorni scorsi?
"Io ho sempre fatto grandi complimenti alla Roma Il suo campionato straordinario ci ha spinto a tirare fuori il meglio e a tenere il piede sull'acceleratore. Non ho mai criticato le squadre avversarie o parlato di certi aiutini particolari... A proposito, complimenti anche al Napoli per la Coppa Italia. La speranza è che Napoli e Roma, ma anche Fiorentina e Inter, l'anno prossimo ci aiutino a difendere i colori dell'Italia all'estero e a migliorare il nostro ranking Uefa, cosa alla quale negli ultimi due anni ha pensato soltanto la Juve".
Ha ripensato all'eliminazione dall'Europa League? Vuole aggiungere qualcosa rispetto alle sue dichiarazioni rilasciate a caldo, nel dopopartita di Juve-Benfica?
"Ho rivisto la partita, le sensazioni che ho avuto dal campo erano esatte. Io ho parlato soltanto dopo il match, a fatti ormai avvenuti, mentre i nostri avversari si sono lamentati in modo preventivo, dicendo che la Uefa avrebbe voluto la Juve in finale. E' stata una lotta impari, tra la sesta e la diciassettesima forza del ranking Uefa. Il Benfica ha meritato di andare avanti per la sua esperienza, ma ai punti avremmo meritato di più noi".
E' giusto sostenere che, a livello tattico e mentale, il calcio italiano sia ancora quello più difficile?
"Chi affronta una squadra italiana in Europa non è mai contento. Le nostre sono formazioni tignose, nonostante il momento di difficoltà economica. Non è facile, per noi, acquistare giocatori da 25-30 milioni, ma nemmeno da 15 milioni. Se i nostri tecnici sono sempre molto ricercati all'estero, ci sarà pure un motivo. Penso ad Ancelotti, ma anche a Capello, Lippi, Mancini e Spalletti".