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Llorente non è solo bello: da flop a bomber scudetto

di TIMOTHY ORMEZZANO

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TORINO - No, non è soltanto o soprattutto bello. Fernando Llorente ha smentito il grande scetticismo che aveva accompagnato il suo arrivo a Torino. Anziché applaudire l'ennesimo colpaccio di Marotta, il migliore operatore nel territorio dei parametri zero, molti avevano infatti storto il naso pensando che zero fossero anche le sue capacità di fare breccia nel nostro campionato. Tutti pronti a decretare l'ennesimo flop di uno spagnolo in Italia, dopo quelli relativamente recenti dei vari Mendieta, De La Peña, Farinos, José Mari, Javi Moreno e Bojan. E invece negli esiti positivi Llorente somiglia più a un Luis Suarez o, per restare ai giorni nostri, a un Borja Valero.

E' arrivato in punta di piedi, ma con una grande voglia di riscatto dopo una stagione trascorsa nel sottoscala dell'Athletic Bilbao (appena 4 presenze da titolare). Il mancato rinnovo del contratto in scadenza fu visto come un alto tradimento alla causa basca: il sindaco della città lo etichettò come "mercenario immorale". Il navarro di Pamplona, campione del Mondo e d'Europa (2010 e 2012), si è presentato a Torino con i compiti fatti, dimostrando di non aver soltanto studiato lingua(anche vedendo e rivendendo Il Gladiatore), ma pure la storia del suo nuovo club: "Vogliamo il terzo scudetto consecutivo, un'impresa che manca dal 1935", disse nel giorno della presentazione, facendo il pieno di consensi. Nonostante la sua voglia matta di ruggire, il Re Leone è però rimasto ingabbiato per un mese abbondante a Vinovo: il tempo di apprendere anche la lingua del calcio di Conte. Buona la prima da titolare con Tevez (22 settembre 2013, Juve-Verona 2-1): segnano entrambi, ma la coppia diventa indissolubile soltanto dalla fine di ottobre, con buona pace dei vari Vucinic, Giovinco e Quagliarella. La prima doppietta il 12 gennaio in casa del Cagliari. La seconda allo Stadium contro il Livorno, quando il nostro appare senza barba per esigenze pubblicitarie. A ogni gol, allarga le braccia e scarica la tensione con un'esclamazione che può andare dal "vamos" al "puta madre". A oggi è già successo 17 volte, tra campionato (15 reti) e Champions League (2, entrambe al Real Madrid).

Il 29enne Llorente ha una capacità unica di difendere il pallone, grazie alla notevole stazza (195 centimetri per 90 chili) ma anche ai suoi piedi educati, come dimostra il gol recentemente segnato di tacco al Sassuolo. La sua è una scommessa ampiamente vinta, nonostante sia completamente mancato il suo apporto sul più bello della stagione internazionale, e cioè nel ritorno delle semifinali contro il Benfica. Dopo due anni spesi a far ruotare freneticamente i suoi attaccanti, Conte ha finalmente trovato in Tevez e Llorente  -  il bad boy e il boy scout - il tandem che voleva, spinto dalla stessa sete di rivincita e fame di Mondiali. Eppure, nonostante i 34 gol segnati in campionato dai due attaccanti rivitalizzati dalla cura-Juve, la Spagna di Del Bosque e l'Argentina di Sabella sembrano pronte a fare a meno di loro.
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