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Pogba, muscoli e classe: lo vogliono tutte le grandi

di TIMOTHY ORMEZZANO
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TORINO - Per Paul Pogba, uno dei grandi protagonisti del trentesimo scudetto bianconero, parlano i numeri: due tricolori in due anni, già 48 presenze in questa stagione (42 dal primo minuto) tra campionato e coppe, una in più di Buffon, due in più di Vidal. Il francese è entrato in pianta stabile nell'undici titolare a colpi di classe, forza ed eleganza. E ha quasi raddoppiato il suo bottino personale di gol, passando dai 5 del 2012-13 (tutti in Serie A) ai 9 segnati sin qui in questa stagione, tra campionato (7) e coppe (2). Reti spesso pesanti, come quella che ha inaugurato la goleada sulla Lazio in Supercoppa Italiana oppure quelle da tre punti rifilati all'andata a Toro, Parma, Atalanta e al ritorno al Bologna.

Pogba, 21 anni, non si è montato la testa per il Golden Boy, il Pallone d'Oro dei giovani ricevuto a dicembre. E a inizio 2014 ha saputo superare una crisi di crescita, figlia anche della fisiologica stanchezza accumulata l'estate scorsa,…
TORINO - Per Paul Pogba, uno dei grandi protagonisti del trentesimo scudetto bianconero, parlano i numeri: due tricolori in due anni, già 48 presenze in questa stagione (42 dal primo minuto) tra campionato e coppe, una in più di Buffon, due in più di Vidal. Il francese è entrato in pianta stabile nell'undici titolare a colpi di classe, forza ed eleganza. E ha quasi raddoppiato il suo bottino personale di gol, passando dai 5 del 2012-13 (tutti in Serie A) ai 9 segnati sin qui in questa stagione, tra campionato (7) e coppe (2). Reti spesso pesanti, come quella che ha inaugurato la goleada sulla Lazio in Supercoppa Italiana oppure quelle da tre punti rifilati all'andata a Toro, Parma, Atalanta e al ritorno al Bologna.

Pogba, 21 anni, non si è montato la testa per il Golden Boy, il Pallone d'Oro dei giovani ricevuto a dicembre. E a inizio 2014 ha saputo superare una crisi di crescita, figlia anche della fisiologica stanchezza accumulata l'estate scorsa, quando ha dovuto ridurre le vacanze all'osso per conquistare con la sua Francia il Mundial under 20. Il punto più basso, toccato a febbraio in casa del Verona (2-2) nonostante l'assist per il momentaneo 2-0 di Tevez, gli è costato novanta minuti di panchina la settimana successiva contro il Chievo: l'unica partita di campionato saltata per scelta tecnica (a Catania era assente per squalifica). Da lì in poi Pogba ha eliminato certe giocate didascaliche, perfino barocche, diventando sempre più concreto ed essenziale.

Il ragazzone di origini guineane è un predestinato. Ha grandissime qualità, ambizione da vendere e una dote determinante: cercare sempre di migliorarsi. Ora, però, deve decidere cosa farà da grande. I tifosi bianconeri temono che possa seguire  -  nella storia e nella geografia  -  il connazionale Zidane, attuale suo grande sponsor al Real Madrid. Del resto, con Raiola c'è poco da stare tranquilli. Il re degli agenti ha paragonato il suo assistito prima a un Dalì e poi a un Monet, prima di congelare ogni discorso relativo al futuro del suo assistito.

L'estate del mercato è alle porte. Dopo Real, Psg e Bayern, sull'enfant prodige ha messo gli occhi anche il City, pronto secondo i tabloid inglesi ad offrire 40 milioni più uno tra Dzeko e Kolarov. La Juve, che non si siederà al tavolo della trattativa per meno di 60 milioni, tenterà al più presto di rinnovare (fino al 2018) e adeguare (a 4,5 milioni) il suo contratto: più che una blindatura a prova di qualsiasi nemico, il miglior modo per capitalizzare al massimo il possibile trasferimento. "Il nostro è un club compratore e non venditore", ripete spesso Marotta. Ma tenere Pogba potrebbe essere un lusso che la Signora non può o non vuole concedersi.