TORINO - Mercoledì la Juve ha sconfitto due tabù, domenica dovrà evitare che il Toro esorcizzi i propri. Il giorno dopo il 2-0 in casa del Malmoe, la Signora si è svegliata con il sorriso sulle labbra e un piede e mezzo negli ottavi di finale di Champions League. La vittoria in Svezia ha il forte retrogusto di una maledizione finita. Juve più forte di tutto: dalla cabala avversa al campo infame dello SwedBank Stadium. Da una parte c'è una squadra che ha superato il suo mal di trasferte internazionali, ritrovando tre punti dopo 652 lunghi giorni di attesa, cinque sconfitte e un pari. Dall'altra parte c'è la gioia di Tevez: il gol segnato nel finale della partita ("sporcato" da un fallo di Morata su Johansson che ha mandato su tutte le furie il Malmoe) lo porta fuori dal tunnel di un lungo digiuno, visto che l'ultimo (e unico!) centro in coppa lontano da casa dell'Apache risaliva a quasi sette anni fa (20 febbraio 2008, Lione-Manchester United 1-1). Dalla corsa al G8 europeo, il core business del club bianconero, alla disputa della supremazia cittadina. Domenica alle 18 è in programma il 189° derby della Mole. La Juve cerca il settimo sigillo consecutivo contro i cugini, nonché il venticinquesimo successo interno di fila assoluto, uno in meno del record del Bayern Monaco (26 successi casalinghi tra il 1971 e 1973), primatista nei massimi campionati europei. Il Toro, invece, insegue un gol che gli manca da quasi tredici anni (Toro-Juve 2-2, 24 febbraio 2002) e una vittoria che manca da quasi venti (Juve-Toro 1-2, 9 aprile 1995).
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"Noi giochiamo sempre per vincere, loro invece non riescono nemmeno a segnarci un gol da quindici anni", ha risposto con un sorriso Andrea Agnelli al tifoso vip granata Marco Berry, che aveva ricordato al presidente bianconero come la prima squadra della città sia solita allenarsi a Vinovo e a giocare a Venaria, hinterland torinese. "Oggi - ha aggiunto Agnelli, che ha stretto la mano al collega granata Urbano Cairo di fronte al presidente federale Carlo Tavecchio - mancano sempre di più l'ironia e la sana competitività che aveva il vicepresidente interista Peppino Prisco, e lo dico davanti al tifoso nerazzurro Graziano Delrio". Il siparietto a più voci, compresa ovviamente quella del sottosegretario alla presidenza del consiglio, è avvenuto nel corso del "battesimo" di Torino Capitale Europea dello Sport 2015, alla presenza dei vertici di tanto sport nazionale. "Dobbiamo eliminare la violenza negli stadi e il razzismo - ha concluso Agnelli -, ma lo sfottò non può venire meno, in fondo anche questo è il bello dello sport".
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Atterrata a Torino nella tarda mattinata, la Juve nel primo pomeriggio ha cominciato a lavorare in vista del derby. Allegri farà turnover, ma senza esagerare: tre cambi al massimo, uno per reparto. Sempre assenti Barzagli, Caceres, Marrone e Asamoah, a sinistra della retroguardia non ci sarà Padoin (squalificato) ma il recuperato Evra, con Lichtsteiner a destra e Bonucci (oppure l'ex Ogbonna) e Chiellini a protezione di Buffon. Pereyra potrebbe rilevare Vidal nel ruolo di trequartista "mascherato" di un centrocampo completato da Marchisio, Pirlo e Pogba. In attacco, infine, al fianco dell'inamovibile Tevez ci sarà con tutta probabilità Morata, con Giovinco e Llorente pronti a entrare in d'opera.
Dal derby della Mole alla partita sul mercato tra Juve e Chelsea per il bomber croato Andrej Kramaric, che ai microfoni di Sky Sport non ha nascosto la sua speranza di approdare in Serie A: "Un giorno mi piacerebbe molto poter giocare nel campionato italiano, è uno dei tornei più importanti che ci sono. Sarebbe davvero un sogno". La Juve avrebbe raggiunto un accordo di massima con il padre-agente dell'attaccante 23enne, sulla base di un contratto quinquennale intorno a 1,5 milioni a stagione. Manca ancora l'intesa con il suo club, il Rijeka, che valuta Kramaric 10-12 milioni. Ma sulle tracce del gioiello croato c'è anche il Chelsea di Mourinho e, in posizione più defilata, l'Inter, il Milan e il Borussia Monchengladbach.
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"Noi giochiamo sempre per vincere, loro invece non riescono nemmeno a segnarci un gol da quindici anni", ha risposto con un sorriso Andrea Agnelli al tifoso vip granata Marco Berry, che aveva ricordato al presidente bianconero come la prima squadra della città sia solita allenarsi a Vinovo e a giocare a Venaria, hinterland torinese. "Oggi - ha aggiunto Agnelli, che ha stretto la mano al collega granata Urbano Cairo di fronte al presidente federale Carlo Tavecchio - mancano sempre di più l'ironia e la sana competitività che aveva il vicepresidente interista Peppino Prisco, e lo dico davanti al tifoso nerazzurro Graziano Delrio". Il siparietto a più voci, compresa ovviamente quella del sottosegretario alla presidenza del consiglio, è avvenuto nel corso del "battesimo" di Torino Capitale Europea dello Sport 2015, alla presenza dei vertici di tanto sport nazionale. "Dobbiamo eliminare la violenza negli stadi e il razzismo - ha concluso Agnelli -, ma lo sfottò non può venire meno, in fondo anche questo è il bello dello sport".
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Atterrata a Torino nella tarda mattinata, la Juve nel primo pomeriggio ha cominciato a lavorare in vista del derby. Allegri farà turnover, ma senza esagerare: tre cambi al massimo, uno per reparto. Sempre assenti Barzagli, Caceres, Marrone e Asamoah, a sinistra della retroguardia non ci sarà Padoin (squalificato) ma il recuperato Evra, con Lichtsteiner a destra e Bonucci (oppure l'ex Ogbonna) e Chiellini a protezione di Buffon. Pereyra potrebbe rilevare Vidal nel ruolo di trequartista "mascherato" di un centrocampo completato da Marchisio, Pirlo e Pogba. In attacco, infine, al fianco dell'inamovibile Tevez ci sarà con tutta probabilità Morata, con Giovinco e Llorente pronti a entrare in d'opera.
Dal derby della Mole alla partita sul mercato tra Juve e Chelsea per il bomber croato Andrej Kramaric, che ai microfoni di Sky Sport non ha nascosto la sua speranza di approdare in Serie A: "Un giorno mi piacerebbe molto poter giocare nel campionato italiano, è uno dei tornei più importanti che ci sono. Sarebbe davvero un sogno". La Juve avrebbe raggiunto un accordo di massima con il padre-agente dell'attaccante 23enne, sulla base di un contratto quinquennale intorno a 1,5 milioni a stagione. Manca ancora l'intesa con il suo club, il Rijeka, che valuta Kramaric 10-12 milioni. Ma sulle tracce del gioiello croato c'è anche il Chelsea di Mourinho e, in posizione più defilata, l'Inter, il Milan e il Borussia Monchengladbach.