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Juventus, Allegri non molla niente: "La Fiorentina? Io ci credo"

Archiviata la vittoria sull'Empoli, il tecnico pensa al ritorno di Coppa Italia con i viola (deve recuperare il ko, 1-2, allo Stadium). Intanto riabbraccia Marchisio: "Se sta bene a Firenze gioca"

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TORINO - Nel day after il 2-0 sull'Empoli, la Juve ringrazia i suoi fuoriclasse, Tevez e Buffon, e riabbraccia Marchisio. Oggi il Principino "miracolato", finito al centro di un paradossale caso di medicina sportiva sull'asse Coverciano-Torino (stagione finita, anzi no), è tornato a lavorare in gruppo, dopo una settimana di terapie per smaltire l'infortunio al ginocchio. E orienta il suo mirino sulla semifinale di ritorno di Coppa Italia di martedì in casa della Fiorentina. A proposito, la contusione alla caviglia rimediata ieri nel finale di gara da Vidal non preoccupa lo staff medico: il cileno martedì sarà nuovamente in campo, alla ricerca di quel gol che ormai gli manca da quasi tre mesi (11 gennaio, Napoli-Juve 1-3). Ma Allegri potrà contare anche su Morata, uscito pure lui un po' ammaccato dalla battaglia contro l'Empoli. 
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"Un altro passo verso il nostro obiettivo, contro una squadra organizzata. Ora sotto con la Coppa Italia, perché #iocicredo!", è l'ormai classico messaggio cinguettato nella notte da Allegri, che aspetta e spera di riavere Marchisio, il suo pupillo. "Se Claudio sta bene, a Firenze gioca", ha assicurato il tecnico, che ha un gran bisogno di centrocampisti, viste le assenze di Pirlo e Pogba. Il miglior Apache di sempre, a soli 4 gol dalla sua stagione più prolifica (2009-10, 29 reti complessive con il Manchester City), basta e avanza per dare una mano in regia, quando non ci pensa già Bonucci, e soprattutto per superare un bell'Empoli reduce da otto risultati utili consecutivi. Ma per tentare la remuntada dopo il ko (1-2) dell'andata allo Stadium, a Firenze la Juve avrà bisogno di qualità in mezzo al campo. "Abbiamo il dovere di crederci perché nel calcio tutto è possibile. Non abbiamo assolutamente abbandonato l'obiettivo Coppa Italia - ha aggiunto nel dopopartita Allegri, attratto dal quel pensiero stupendo (e un po' spudorato) che risponde al nome di triplete -. Più facile arrivare in semifinale di Champions o in finale di Coppa Italia? Questa è una domanda da tre milioni di dollari, non lo so".
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Ieri, intanto, il tecnico ha ricevuto delle risposte importanti dai giocatori che dovevano essere più stropicciati dal fuso orario e dalle fatiche intercontinentali, Tevez e Pereyra, entrambi in gol. "Abbiamo troppi infortuni, bisogna stare in campo" ha detto l'Apache, il leader massimo al quale ogni iperbole sembra ormai stare stretta. Prova superata anche per i gregari, la classe operaia in paradiso: Ogbonna, Padoin e Sturaro hanno retto l'urto con umiltà e dedizione. Se Conte aveva un debole per Giaccherini  -  pardon, Giaccherinho -, Allegri ha esaltato l'ex jolly dell'Atalanta: "Padoin davanti alla difesa non aveva mai giocato in tutta la sua carriera - ha sottolineato con un certo orgoglio il mister, che aveva già testato l'aiuto dell'aiuto regista durante la tournée estiva tra Australia e Asia -. Terzino sinistro, terzino destro, mezzala, mediano: dove lo metti sta, e gioca bene. Simone potrebbe fare anche l'allenatore".
 
Insomma, il palazzo bianconero ha perso tanti pezzi importanti, ma le fondamenta si sono confermate molto solide. Sembra quasi che le fatiche e le assenze assortite stiano rafforzando lo spirito dei soliti noti, su tutti Buffon e Tevez, le architravi dello spogliatoio. "La Juve può perderci soltanto se sta fuori l'argentino", ha tranciato ieri Sarri. SuperGigi, reduce dalla quinta partita senza prendere gol tra campionato e coppe, dice spesso che i soliti sospetti, le inevitabili polemiche, i molti gufi e i gran teorici del tifo contro non fanno altro che rendere ancora più forte la Juve. Ma adesso, sempre più paradossalmente, "danno una mano" anche gli infortuni.
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