TORINO - Quand'era un ragazzo che ancora imparava, Claudio Marchisio lo sfottevano perché si vestiva con esagerata raffinatezza: aveva vent'anni ed era troppo chic - troppo fighetto, per farla breve: il capello sempre meticolosamente in ordine, gli occhiali scuri anche in assenza di sole, il pantalone e le scarpe tra l'originale e il ridicolo, certe giacche sgargianti, le griffe sempre in ostentata evidenza. Era uno che si faceva notare per come giocava, e a cui piaceva farsi notare per come s'atteggiava: paradossalmente, riusciva a passare più inosservato in campo, con la sua innata vocazione al gregariato di lusso e la predisposizione naturale a mettersi al servizio degli altri. Gli spogliatoi del calcio sono a loro modo simili alle camerate di una caserma: il nonnismo è un caposaldo di quella ramificazione sociale puramente maschile. Così i primi tempi Marchisio veniva sovente turlupinato, malgrado il carattere e la personalità non fossero né artefatti né sguaiati come talora i vestiti. E siccome era un tipo in gamba e molto a modo, settimana dopo settimana Marchisio hanno smesso di vederlo e cominciato a guardarlo, svestendolo delle apparenze, scoprendo il miglior centrocampista italiano tra quelli nati negli anni Ottanta.
Lui stesso deve avere cominciato a darsi un'occhiata un po' più attenta, o forse la moglie Roberta (si sposarono giovanissimi, hanno un paio di figli) gli ha trovato qualcosa di più adatto: fatto sta che quel ragazzino troppo leccato è oggi uno dei calciatori italiani più ricercati dai pubblicitari, perché è maturato anche nello stile. Un uomo immagine perfetto: bello, pulito, espressivo, fedele. Sobrio senza essere noioso. Accattivante senza essere arrogante. Disciplinato senza essere ordinario. È uno che piace persino ai tifosi avversari, malgrado abbia addosso un marchio juventino indelebile visto che gioca in bianconero da quando aveva sette anni, e adesso sono 29. La Juve se l'è tenuto stretto e non appena salutato Pirlo gli ha rinnovato il contratto fino al 2020 (per Agnelli è "ormai un pezzo da museo"), non soltanto perché è un centrocampista eccellente, ma anche un testimonial ideale: non c'è campagna pubblicitaria sul club che non preveda la sua faccia, e lui stesso è ricercatissimo dalle agenzie. Non a caso per l'aspetto sportivo gli è sempre bastato il supporto di suo padre Stefano e ha rinunciato, da anni, a un procuratore ufficiale, mentre c'è una struttura che ne cura l'immagine, i contatti con le aziende, le relazioni pubbliche.
Anche sui social è attivissimo: posta qualcosa ogni giorno, scatta selfie in continuazione, ci fa sapere quando decolla, quando atterra, come vanno le vacanze, come crescono i figli. Eppure non è uomo di mondo, non alimenta pettegolezzi, ha preso casa a Vinovo (periferia verde ma non eccitante di Torino) a due passi dal centro sportivo dove si allena, anche se talora quelle poche centinaia di metri li copre in Ferrari. È un ragazzo moderno e un calciatore all'antica: l'ideale per chi deve vendere un prodotto o vincere una partita. Il bello è che non si sforza: ogni suo talento lo coltiva con disinvoltura, lo esibisce senza spocchia, né forzatura. Non è finto: piace per questo.
(Pubblicato su RSera del 8 luglio 2015)
Lui stesso deve avere cominciato a darsi un'occhiata un po' più attenta, o forse la moglie Roberta (si sposarono giovanissimi, hanno un paio di figli) gli ha trovato qualcosa di più adatto: fatto sta che quel ragazzino troppo leccato è oggi uno dei calciatori italiani più ricercati dai pubblicitari, perché è maturato anche nello stile. Un uomo immagine perfetto: bello, pulito, espressivo, fedele. Sobrio senza essere noioso. Accattivante senza essere arrogante. Disciplinato senza essere ordinario. È uno che piace persino ai tifosi avversari, malgrado abbia addosso un marchio juventino indelebile visto che gioca in bianconero da quando aveva sette anni, e adesso sono 29. La Juve se l'è tenuto stretto e non appena salutato Pirlo gli ha rinnovato il contratto fino al 2020 (per Agnelli è "ormai un pezzo da museo"), non soltanto perché è un centrocampista eccellente, ma anche un testimonial ideale: non c'è campagna pubblicitaria sul club che non preveda la sua faccia, e lui stesso è ricercatissimo dalle agenzie. Non a caso per l'aspetto sportivo gli è sempre bastato il supporto di suo padre Stefano e ha rinunciato, da anni, a un procuratore ufficiale, mentre c'è una struttura che ne cura l'immagine, i contatti con le aziende, le relazioni pubbliche.
Anche sui social è attivissimo: posta qualcosa ogni giorno, scatta selfie in continuazione, ci fa sapere quando decolla, quando atterra, come vanno le vacanze, come crescono i figli. Eppure non è uomo di mondo, non alimenta pettegolezzi, ha preso casa a Vinovo (periferia verde ma non eccitante di Torino) a due passi dal centro sportivo dove si allena, anche se talora quelle poche centinaia di metri li copre in Ferrari. È un ragazzo moderno e un calciatore all'antica: l'ideale per chi deve vendere un prodotto o vincere una partita. Il bello è che non si sforza: ogni suo talento lo coltiva con disinvoltura, lo esibisce senza spocchia, né forzatura. Non è finto: piace per questo.
(Pubblicato su RSera del 8 luglio 2015)