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L'effetto Stadium è finito. La Juve si riscopre vulnerabile

Per quattro anni il nuovo impianto è stato un forziere inaccessibile. Ci hanno vinto in campionato solamente Inter e Sampdoria, ma adesso lo viola persino la peggior squadra di questo scorcio di stagione (l'Udinese) e ne escono indenni Chievo e Frosinone. Allegri prova a mantenere la calma, ma certe scelte fanno discutere

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TORINO - Per quattro anni lo Stadium è stato un forziere inaccessibile. Ci hanno vinto, in campionato, solamente Inter e Sampdoria, ma adesso lo viola persino la peggior squadra di questo scorcio di stagione (l'Udinese, che dopo aver vinto a Torino le ha perse tutte) e ne escono indenni il Chievo e finanche il Frosinone, che nella sua storia non aveva mai fatto neanche un punto in serie A. E' finito l'incantesimo? Qualcuno ha lanciato una maledizione? Più probabilmente, la Juventus è vittima di se stessa, il nemico se lo porta dentro, è causa della sua stessa sfortuna. E comincia a essere attraversata da brividi di paura, malgrado Allegri stia encomiabilmente tentando di mantenere la calma. "Sono sempre molto lucido e realista, anche quando analizzo i miei errori. E non mi faccio prendere dai sogni. La società ha fatto un ottimo mercato, ma oggi questa squadra può vincere o perdere con tutti. Si cresce attraverso gli errori".
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Bisogna dunque che gli juventini imparino a convivere con questa nuova realtà, che prendano coscienza dello stato dell'arte: la Juve non è più, come il suo stadio, inviolabile, ma può inciampare tra i piedi di un Frosinone qualunque. E anche vincere a Manchester, per carità, anche se, per paradosso, le tre vittorie stagionali (con la Lazio a Shanghai, in casa del City e a Marassi col Genoa) sono state le più avare di gioco e di occasioni e, per certi versi, hanno velato problemi che oggi sembrerebbero molto più evidenti. Per Allegri è solo una questione di gioventù. "Ci vogliono esperienza e malizia, manchiamo nelle lettura della partita. Mi sono arrabbiato anche a Genova, dove abbiamo gestito malissimo il vantaggio di uomini e di gol".
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Ieri sera era invece inviperito in particolare con Dybala. "A due minuti dalla fine, non si può battere un corner in tre secondi e consegnare all'avversario un'ultima opportunità. Dovevamo gestire quella palla". Prima che il Frosinone costruisse le premesse per il pareggio, la Juve ha avuto un calcio d'angolo a favore: Pereyra l'ha battuto corto per Dybala che, invece di tergiversare dalle parti della bandierina, ha provato a infilarsi in area, arrotando un tiro senza pretese e restituendo di fatto palla all'avversario. Non il massimo della strategia, ma la sensazione è che l'ex palermitano (che in effetti sta deludendo assai anche in allenamento) venga messo in cattiva luce ben oltre ai propri demeriti. "Lasciamolo tranquillo, deve crescere. L'ho tenuto in panchina soltanto perché avevo appena due attaccanti a disposizione e uno volevo giocarmelo come cambio. Il problema è generale, ci mancano giocatori di esperienza che sappiano gestire la partita. Le cose cambieranno con il ritorno di Marchisio e Khedira". Però, stranamente, continua a lasciare fuori gli unici centrocampisti d'esperienza a disposizione, Hernanes e Padoin. Qualcosa non quadra.
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