Sport

Juve, Agnelli tra scudetti e fatturato: "Cinque anni leggendari"

Il club è arrivato nell'ultimo esercizio a incassare quasi 400 milioni. "Un risultato storico", ammette il presidente. Che rivendica i meriti del club per la nuova Champions: "Lavorato con Eca e federazioni per la riforma"

2 minuti di lettura
TORINO - Andrea Agnelli parla di rado e perlopiù studia con calma quel che intende dire. Un classico è la lettera agli azionisti, con la quale ogni anno indica di fatto la strategia "politica" della Juventus, il club di cui è al comanda. In passato, l'ha usata per rimestare su Calciopoli e, soprattutto, per alimentare il conflitto con le istituzioni del calcio, contrapponendo il suo orientamento riformista al conservatorismo, a suo dire, di Tavecchio. Stavolta, invece, il presidente bianconero vola più alto, quasi distaccandosi dalle misere vicende del pallone italiota. In pratica, fa un bilancio del suo stesso lavoro (suo e del suo management, da Marotta in giù, anche se stavolta non cita nessuno e nemmeno Allegri, ufficialmente lodato nelle lettere precedenti) e, come è logico che sia, lo inzuppa di complimenti inevitabili, perché dal 2011 a oggi il fatturato è più che raddoppiato, arrivando a sfiorare i 400 milioni, perché da una montagna di debiti da due anni fioriscono margini di utile (4 milioni nell'ultimo esercizio) e perché, nel frattempo, sono stati vinti cinque scudetti, non una bazzecola. Perciò nella lettera ai soci che si riuniranno nell'assemblea del 25 ottobre, Agnelli parla di "storici risultati", di "palmares eccezionale che rimarrà nella storia per molti decenni", di "periodo davvero leggendario" che si contrappone agli "anni bui che hanno lasciato un patrimonio sia econonico sia sportivo inadeguato", e più che a Calciopoli l'allusione sembra indirizzata alla gestione Blanc, il suo predecessore. Lo scandalo nel 2006, in effetti, non viene mai citato se non con un riferimento molto indiretto ("la definizione "sul campo" è a noi molto cara"), ma non c'è traccia dell'ultima ed ennesima sentenza sfavorevole (quella del Tar del Lazio sulla richiesta danni contro la Figc) che dovrebbe mettere la parola fine alla vicenda, alzare un argine e magari anche zittire la rivendicazione di quei due scudetti "sul campo" che la Juve si ostina ad arrogarsi. Stavolta, invece, Agnelli riassume le meraviglie di questo quinquennio praticamente perfetto e ribadisce che la società dovrà continuare a crearsi da sé le risorse per crescere, senza più ricorrere al finanziamento degli azionisti (che, dall'aumento di capitale del 2011, non hanno più dovuto intervenire) ma sviluppando le strategie commerciali più recenti, come le sponsorizzazione "regionali" (gli ultimi accordi sono stati firmati in Messico, Azerbaigian e Nigeria) e la gestione interna, e dunque non più esternalizzata, del merchandising.

Tra i meriti che vanta, Agnelli sottolinea quanto sia stato importante il lavoro di lobbing per garantire all'Italia la qualificazione diretta di quattro squadre alla Champions League, come accadrà dal 2018: "La Juventus è solida e ha buone prospettive di sviluppo ma dovrà continuare a sviluppare i suoi ricavi e a garantire efficienza nella gestione. Il futuro rappresenta nuove sfide, anche perché parte di questi ricavi sono oggi garantiti dalla costante partecipazione alla massima competizione europea per club, la Uefa Champions League. Ecco perché Juventus ha operato in seno all'ECA, l'European Club Association, e nel dialogo con le grandi realtà del calcio internazionale affinché questa competizione fosse riformata. Dal 2018 saranno quattro i club italiani a partecipare stabilmente a questo torneo: una prospettiva che rende più stabile e meno aleatoria la programmazione anche della Juventus". Nel ranking Uefa, i bianconeri sono risaliti al quinto posto, "a ridosso dell'élite continentale". Resta da risalire la classifica del budget, nella quale sono ancora decimi: Agnelli è sicuro di essere sulla strada giusta.
 
I commenti dei lettori