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Juventus, Allegri: ''Inter da scudetto, per fortuna è partita male''

Massimiliano Allegri (agf)
Il tecnico sul derby d'Italia: ''Sarà una partita all'altezza del grande potenziale delle due squadre". Su Dybala: ''Ha tutto per vincere il Pallone d'Oro, ma in questo momento bisogna mettere da parte gli obiettivi personali''. In forte dubbio Barzagli
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TORINO - Massimiliano Allegri torna sul caso-Dybala, senza però citare direttamente l'argentino "reo" di avergli tolto il saluto al momento del cambio, l'ennesimo, domenica scorsa in casa del Sassuolo. Il messaggio, pronunciato anche con una certa enfasi, è nascosto nell'ultima risposta della conferenza di vigilia di Juve-Inter: "I nostri obiettivi devono essere chiari - trancia il tecnico livornese -. Per conquistare lo scudetto e cercare di vincere anche in Coppa Italia e in Champions League bisogna mettere da parte gli obiettivi personali". Prima di usare il bastone, Allegri aveva comunque allungato una carota alla Joya: "Paulo ha tutte le caratteristiche per vincere il Pallone d'Oro".
Salvo sorprese, la Juve dovrebbe riproporre lo stesso undici formato 4-2-3-1 che ha domenica scorsa ha sbancato Sassuolo: Bonucci e Chiellini davanti a Buffon, sulle corsie Lichtsteiner e Alex Sandro, davanti alla difesa Khedira e Pjanic e il solito trio Cuadrado-Dybala-Mandzukic alle spalle di Higuain. L'ancora febbricitante Barzagli è stato comunque convocato, così come il ristabilito Mandragora, mentre il recuperato Marchisio dovrebbe cominciare il derby d'Italia dalla panchina. Tra i 23 scelti da Allegri manca invece Hernanes, che sta valutando una proposta dei cinesi dell'Hedei Fortune.

Massimiliano Allegri, i due ko contro l'Inter all'andata al Meazza e l'anno scorso in Coppa Italia rappresentano uno stimolo ulteriore per domani? 
"Gli stimoli, d'ora in avanti, dobbiamo trovarli in tutte le partite. Tra Inter, Crotone e Cagliari sono in palio 9 punti molto importanti per lo scudetto. Quella dell'andata fu una partita strana, i loro gol arrivarono per colpa di due nostre disattenzioni. No, quella di domani non è una rivincita, ma una partita di calcio che mette in palio tre punti, proprio come il recupero di mercoledì a Crotone".
Che partita si aspetta di vedere? 
"Una sfida davvero bella e importante, per entrambe le squadre. Juve e Inter hanno gli organici per vincere il campionato. Noi siamo in testa, loro sono in ritardo perhé fortunatamente per noi sono partiti male. Negli ultimi (ultimi cosa?) hanno fatto... Quella di domani sarà una partita all'altezza del grande potenziale delle due squadre".
Quali armi dell'Inter la preoccupano? Come vede la sfida tra Higuain e Icardi?
"L'Inter è una squadra di grande potenziale offensivo. Icardi e Higuain sono due dei cinque centravanti più forti del mondo. Quella di domani sarà una partita di valore tecnico molto alto, e questo è un bene per il calcio italiano".
Alla luce dei suoi recenti investimenti, l'Inter in prospettiva sarà la vostra vera antagonista?
"Stanno lavorando molto bene, hanno una società forte e presente, ma è dall'inizio del campionato che vi dico che i nerazzurri hanno grande potenziale. Stanno lottando per lo scudetto. Vincendo 23 partite di seguito, e dunque battendo il nostro filotto-record, possono arrivare a 90 punti. Nel calcio può succedere tutto. L'Inter l'anno prossimo sarà senza dubbio la prima o la seconda candidata al tricolore, senza togliere nulla a Roma e Napoli".
Si può fare un paragone tra questa Juve formato 4-2-3-1 e l'Inter del triplete?
"Un passo alla volta. Andiamo piano ed evitiamo di creare eccessivi entusiasmi, ma anche di demoralizzarci come è successo dopo il ko di Firenze. Era arrivato il momento di cambiare sistema per sfruttare meglio le caratteristiche dei giocatori. Quando torneremo a tre a centrocampo sarà importante non abbassare né la guardia né il livello di disponibilità. Ogni problema ha una soluzione".
Dybala, che ha giocato soltanto quattro partite intere, ha capito quanto sia importante per la squadra fare dei cambi?
"Lui e tutti gli altri devono capire che quando l'allenatore toglie un giocatore è perché c'è bisogno di forze nuove. Paulo rientra da un infortunio, sta giocando con continuità e sta crescendo di condizione. Dopo un primo anno in cui non gli veniva chiesto niente, sta vivendo una seconda stagione più importante. Lui è sotto osservazione tutte le domeniche, come accade ai grandi. Paulo, ripeto, ha le caratteristiche per vincere il Pallone d'Oro".
Marchisio è disponibile e anche compatibile con il 4-2-3-1?
"Claudio è disponibile, è normale avere un contraccolpo fisico al rientro dopo un lungo stop. Se però dovete fare tutto sto casino per il cambio di modulo, allora torniamo indietro a quello vecchio: ormai ogni settimana mi chiedete chi gioca e chi non gioca..."
Ci sono altre sorprese in vista oppure non sarà cambiato il giocattolo che funziona?
"La stagione è fatta di momenti. A volte bisogna cambiare, altre volte bisogna andare avanti con lo stesso sistema di gioco. Ma hanno momenti più o meno buoni anche i calciatori, che vengono scelti a seconda delle loro caratteristiche. Non so se ripartiremo così, e non è detto che durante la partita non si possa cambiare".
Non ha avuto altri risvegli strani, in settimana?
"No, ho dormito bene. Mancano ancora due allenamenti, ma domani non ci saranno grandi stravolgimenti. Non sceglierò la formazione in relazione all'avversario, ma alla nostra condizione fisica".
Questo 4-2-3-1 ha ulteriori margini per migliorarsi?
"Non è il sistema ad aver margini di miglioramento, ma tutta la squadra. Ci vogliono entusiasmo e voglia. Eravamo diventati troppo conservatori, pensavamo che bastasse il minimo indispensabile per vincere le partite. Alziamo l'asticella del gioco, dell'intensità, della velocità e della qualità dei passaggi e della solidità difensiva. Se vogliamo fare il salto, dobbiamo lavorare su questo".
Lei diceva: "se la squadra perde è colpa dell'allenatore, se vince è merito dei giocatori". Con il nuovo modulo le sono stati riconosciuti dei meriti in più?
"Sono i giocatori ad andare in campo e determinare le partite. Gli allenatori meno danni fanno, e meglio è. Il calcio in fondo è semplice: bisogna mettere in campo i giocatori con le caratteristiche più adatte. Io non ho mai messo un centravanti in difesa o un terzino in attacco, a parte Thiago Silva che nel mio Milan poteva coprire tutti i ruoli".
Le prossime settimane saranno decisive per il rinnovo del suo impegno con il club?
"Il rapporto è ottimo. Ho ancora un anno e mezzo di contratto, la mia priorità è finire bene la stagione vincendo o almeno creando i presupposti per farlo".
Ha fatto soltanto tre cambi nelle ultime due partite: sta andando tutto troppo bene?
"I cambi si fanno quando ce n'è bisogno, altrimenti si possono evitare. In questo momento stanno tutti bene, anche perché ci stiamo allenando bene. L'obiettivo è chiaro: per vincere lo scudetto e cercare di fare altretanto in Coppa Italia e in Champions League bisogna mettere da parte gli obiettivi personali".
Barzagli è fuori uso?
"Stamattina aveva ancora un po' di febbre, oggi non si allena, ma può darsi che questa sera Andrea venga in ritiro con noi".
Ci racconta come ha fatto Lichtsteiner a prendersi la fascia destra, il rinnovo di contratto e un posto in lista Champions?
"C'è stato un po' di casotto in fase di mercato estivo, quando non si capiva se sarebbe restato o partito. Lui è un grande professionista, non avevamo dubbi. Nella prima lista era rimasto fuori lui, nella seconda è toccato a Hernanes: la lista Uefa è tremenda, comporta scelte dolorose che purtroppo gli allenatori devono fare. Stephan sta ancora crescendo e ha caratteristiche importanti, ma sarà importante anche Dani Alves, che ha capito il calcio italiano: un valore aggiunto per la parte finale della stagione. In questo momento stanno tutti bene, c'è grande disponibilità. Vogliamo giocare ogni tre giorni fino a giugno, perché questo vorrebbe dire essere in finale di Champions e Coppa Italia".
Si aspettava un Pjanic così? Come lo ha aiutato a trovare la posizione in campo?
"Io non ho fatto assolutamente niente, Miralem ha grande qualità. Deve migliorare la distribuzione del gioco, a volte gioca delle pallette a cinque metri che mi fanno imbestialire. Dopo aver girato alcuni ruoli ora è in un centrocampo a due, dove ha una migliore gestione della palla. E' una cosa psicologica: avendo un compagno vicino a lui, è come se non si rendesse conto di giocare da regista davanti alla difesa".
Cosa pensa delle ultime parole di Evra?
"Intanto voglio ringraziare Patrice per quello che ha dato a me e alla Juventus e per l'esperienza che ha portato a livello tecnico, tattico e di personalità. Evra ha aiutato a crescere tanti giovani. Il suo addio rappresenta una perdita importante. Lui è comunque stato molto responsabile nel dire in modo onesto che non se la sentiva di giocare una partita ogni tanto. E questo gli fa onore. Capisco che un giocatore titolare per dieci anni al Manchester United e per due anni alla Juve non possa accettare un certo ruolo. Per lui era arrivato il momento di andare via".
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