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Juventus, Mandzukic il bomber senza sorriso che si è riscoperto terzino

Il croato non ha segnato tantissimo ma in brevissimo tempo è diventato uno dei punti fermi di Allegri. Col nuovo modulo il tecnico bianconero lo ha riportato sull'esterno (come a inizio carriera) e Mario lo ha ripagato a suon di ottime prestazioni.TORNA ALLO SPECIALE

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TORINO - "Mario è il nostro simbolo”. Al dottor Giorgio Chiellini sono bastate appena cinque parole per ergere Mandzukic al ruolo di totem, monumento vivente dei bianconeri. Il riconoscimento arriva al secondo anno di militanza juventina del croato, sceso dai 13 gol tutto compreso della stagione scorsa, la sua prima a Torino, agli attuali 10 gol spalmati tra campionato (7) e coppe (3). Le sue vittime non sono molto illustri: Samp, Chievo, Pescara, Siviglia, Atalanta, Crotone (sia andata che ritorno), Genoa e Monaco. Ma allora? Cosa ha fatto di tanto speciale l'attaccante che nei tre anni prima di indossare il bianconero aveva sempre superato quota 20 gol? De Gregori direbbe che “non è mica da questi particolari che si giudica un giocatore”. Manduzkic è un concentrato di coraggio e altruismo, per la fantasia è meglio chiedere a Dybala oppure all'inquilino dell'altra fascia, Cuadrado. Se Allegri è riuscito a imporre alla squadra il nuovo dogma del 4-2-3-1 lo deve alle grandi doti di “equilibratore” del suo numero 17, riportato al vecchio mestiere di attaccante esterno che copriva a inizio carriera nella Dinamo Zagabria. Un laterale sui generis – ma anche trequartista, seconda punta e all'occorrenza mezzala -, capace di rinunciare ai gol, e quindi alla gloria personale, per la ragion di squadra. Mario canta e soprattutto porta la croce: inevitabile il paragone con Samuel Eto'o, che nell'anno del triplete dell'Inter pareva spesso un terzino aggiunto.

Sfrattato dal centro dell'attacco alla fascia sinistra, Mandzukic ha mantenuto comunque un ruolo centrale nell'economia del nuovo sistema di gioco: avanzando oppure arretrando il suo raggio di azione ha variato l'assetto della fuoriserie bianconera. E rincorrendo gli avversari come un giovanotto di buone speranze, con buona pace dei suoi 31 anni compiuti, ha dato l'esempio al gruppo, innescando imitazioni virtuose. Proprio così, oltre alla buona tecnica e al super fisico, Mario da Slavonski Brod ha messo sul piatto del sesto scudetto e della terza Coppa Italia (e di quel triplete che lui e Dani Alves hanno già realizzato con Bayern Monaco e Barcellona) una grande dose di personalità e di tremendismo. “Cerco di giocare con la stessa identica passione che mostrano i tifosi nel sostenere il nostro club”, ha spiegato qualche giorno fa l'idolo dello Stadium.

Trascinatore, sì, ma anche talismano, se è vero che la Juve negli ultimi due anni ha vinto tutte e venti le partite in cui SuperMario ha fatto centro. Con 48 presenze stagionali, Mandzukic è secondo soltanto allo stakanovista Higuain (53). Tra la fine di ottobre e metà febbraio ha giocato 24 partite consecutive fra Juve (22) e Nazionale (2), di cui ben 21 da titolare. Allegri non ha saputo fare a meno di lui, e non soltanto perché il suo alter ego, il connazionale Pjaca, si è visto più in infermeria che in campo. “Mario è un giocatore straordinario, quando termina la gara non è neanche stanco - così il mister -. Lui ha un motore diverso”. Ma da quest'anno Mandzukic è anche diventato una maschera, quella di “Mister No Good”, lo juventino che non sorride mai: un Pirlo con l'aria meno triste e più da duro. Uscito dall'ombra di Higuain, l'ex di Bayern e Atletico pensa ora di onorare almeno un altro anno del suo contratto fino al 2019 con i bianconeri. L'Arsenal e ancora di più la Turchia e la Cina possono aspettare. Eccome.
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