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Juve, Benatia: "Sono tornato al top". Chiellini: "Io brutto e scoordinato, ma..."

Giorgio Chiellini (agf)
Il difensore marocchino: "Mi sento meglio, è stato un momento difficile perché sono rimasto fuori quattro partite: lo staff ha fatto un lavoro straordinario". L'azzurro: "Dieci anni fa ero infinitamente più scarso poi sono migliorato"
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TORINO - Se non ci fosse il neo Cuadrado, reduce da un piccolo affaticamento muscolare rimediato con la Colombia e ancora in dubbio per domenica, questo fine settimana sarebbe il più lieto e felice per Massimiliano Allegri dall'inizio della stagione. L'infermeria di Vinovo è finalmente vuota, vista la convocazione di Marko Pjaca con la Primavera di Dal Canto per la sfida contro il Milan, il ritorno di Benatia e il recupero quasi certo di Pjanic per il match con la Sampdoria. Il messaggio migliore nel momento più propizio, la vigilia di un ciclo di partite che deciderà quali saranno le reali ambizioni della Juventus in Italia e in Europa.  

BENATIA E LA 'CURA-MAROCCO' - La vita di un calciatore può cambiare da un momento all'altro. Ne è testimone, tra gli altri, Mehdi Benatia, tornato con il sorriso e con l'autostima al massimo dopo l'avventura con la maglia del Marocco. La qualificazione conquistata con la sua Nazionale è stato il propulsore per uscire dalla crisi, iniziata con l'infortunio alla caviglia rimediato nel match casalingo di Champions con lo Sporting Lisbona: un tunnel dal quale il marocchino faticava a uscire, al punto da fargli saltare quattro partite e da far ammettere ad Allegri che l'infortunio "sembrava una botta ma si è rivelato più grave del previsto".

TORNATO AL TOP - "Mi sento meglio, è stato un momento difficile perché sono rimasto fuori quattro partite - conferma il centrale bianconero -: lo staff della Juventus ha fatto un lavoro straordinario". La non convocazione con il Benevento e la successiva partenza per il ritiro del Marocco, per poi giocare 90' e segnare anche il gol del 2-0, non nasconde nessun 'caso', come spiegato dallo stesso difensore: "Potevo anche essere convocato per la partita contro il Benevento - ha raccontato ai microfoni di Sky - però mi ero allenato poco, ho fatto una settimana con la Nazionale e poi mi sono trovato bene durante la partita. Voglio ringraziare la Juve per il lavoro che è stato fatto per me, essendo il capitano del Marocco non potevo saltare questa partita. Adesso mi sento bene e ho voglia di ripartire con la squadra".

'LA JUVENTUS, UNA FAMIGLIA' - L'entusiasmo di Benatia è l'emblema della gioia del calcio marocchino, tornato ai Mondiali 20 anni dopo l'ultima partecipazione. La felicità per il traguardo superato di slancio potrebbe essere il propulsore per un nuovo inizio di stagione del centrale difensivo: "Quando sono tornato dalle qualificazioni Mondiali conquistati con il Marocco, Gigi Buffon era molto felice per me: mi ha fatto molto piacere, so che ha passato un momento molto difficile. Anche io sono rimasto molto deluso per l'esclusione dell'Italia e per Gigi, facciamo parte di una famiglia, mi hanno scritto tutti, anche la società".

L'OSTACOLO SAMPDORIA - Domenica l'avversaria sarà di quelle toste, difficili da battere, ancora di più a Marassi, campo al momento ancora insepugnato: "È sempre difficile giocare a Genova, la Samp sta facendo un buon campionato ed è una bella squadra. Hanno una grande coppia di attaccanti, la carriera di Quagliarella parla da sè, Zapata è un bel giocatore, grosso, veloce, che fa la differenza". Nessuna paura per i bianconeri, la missione scudetto non può subire rallentamenti: "Dobbiamo cercare di prendere i tre punti a tutti i costi. Andiamo incontro a un ciclo di partite che può dire molto, da affrontare con lucidità e calma, sapendo che giocando al nostro livello possiamo fare grandi cose".

DOPO LA SAMP, IL BARCELLONA - Il secondo piolo della scala che porta al vertice del calcio italiano ed europeo si parerà al cospetto dei bianconeri mercoledì, quando all'Allianz Stadium arriverà il Barcellona di Messi: "Avremo il pubblico dalla nostra e in Champions non è poco - ha proseguito Benatia -. L'obiettivo è vincere per conquistare il primo posto nel gruppo, ma prima dobbiamo pensare ai blucerchiati". Con calma, senza compiere passi affrettati e senza focalizzare l'attenzione esclusivamente sull'Europa: "La Champions un ossessione per la Juve come per tutte le grandi squadre, abbiamo giocato due finali in tre anni e non è poco. Vogliamo vincerla, come tutti, ma non siamo soli. Certo, se potessimo fare questo regalo al nostro capitano...".

PJACA RIPARTE DAI GIOVANI - Sono passati 234 giorni da quando Marko Pjaca fu costretto ad abbandonare il campo nella sfida tra la Croazia e l'Estonia. Una smorfia di dolore, la barella, la diagnosi impietosa, la lunga riabilitazione. Un bagaglio di sofferenza che il talento croato potrà finalmente lasciarsi alle spalle domani, quando tornerà a calcare i campi in una sfida ufficiale, anche prestigiosa, contro il Milan di Gattuso. Dal presidente Agnelli all'ultimo dei tifosi, la fiducia nell'attaccante croato è rimasta un monolite difficile da scalfire: Allegri non ha mai lesinato complimenti, descrivendo un quadro che si sta verificando proprio in questi giorni. "Pjaca ha ripreso a correre, ma prima di vederlo in campo con la prima squadra passerà dalla convocazione con la Primavera". Domani sarà il grande giorno, poi potrà spiccare il volo. L'attacco bianconero lo aspetta con ansia.

CHIELLINI: 'SPOGLIATOIO MULTIETNICO' - L'evento organizzato da Randstad, dedicato al percorso di orientamento professionale per ex atleti, non deve trarre in inganno: la carriera di Chiellini non subirà interruzioni, almeno a breve. "Dieci anni fa ero più veloce, più esplosivo rispetto a oggi, ma ero anche infinitamente più scarso" la scherzosa, ma neanche troppo, afffermazione del difensore bianconero, detta con il sorriso ma esaustiva dello spirito con cui affronta quotidianamente gli impegni sportivi. "Ho giocato nelle selezioni regionali, nelle Nazionali giovanili dall'Under 15 alla maggiore - ha aggiunto -. Ero sempre il più "bruttino", sgraziato, scoordinato, grezzo. Poi mi rivedevano tempo dopo ed ero migliorato. Nella mia carriera ho conosciuto tanti talenti che a 17/18 anni non hanno fatto sacrifici e non sono mai diventati i campioni che avrebbero potuto essere". Sacrifici che coinvolgono anche la sfera personale, specialmente in uno spogliatoio ricco di diversità caratteriali, fisiche ed etniche: "Lo spogliatoio di una squadra è simile a una multinazionale: è fondamentale integrare gli altri accettando comportamenti che sono lontani dalla nostra cultura. Su alcuni aspetti noi italiani siamo più rigidi e musoni del 'toda joya' che vivono altre culture". Un sacrificio che porta a grandi risultati: "L'equilibrio dello spogliatoio è fondamentale, specialmente adesso che è multietnico e la parte italiana rappresenta il 33%. Integrare al meglio ogni entia, cultura, è difficile ma dà risultati enormi".  
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